Pacifico (ANIEF): no regionalizzazione, no blocchi quinquennali. Siamo rappresentativi, ecco i nostri piani [INTERVISTA]

di Anselmo Penna
ipsef

item-thumbnail

Intervista a tutto tondo al presidente Pacifico di Anief, associazione professionale e sindacale divenuta rappresentativa del personale del comparto dell’istruzione e Ricerca. Molti i temi: contratto, mobilità, gae, precariato, relazioni sindacali, reclutamento, regionalizzazione, scioperi, politica.

Presidente, Anief sopra il 6%, un grande successo, siete diventati rappresentativi, parola dell’ARAN anche se il dato è provvisorio e si aspetta l’atto di indirizzo del ministro Bongiorno e la firma del CCNQ.

Sono passati dieci anni in cui abbiamo vinto parecchi ricorsi e manifestato tante volte in piazza, abbiamo portato avanti le nostre idee nelle aule parlamentari e giudiziarie, italiane ed europee. Ci siamo aperti al territorio senza tralasciare i social, abbiamo offerto servizi assicurativi, di formazione, di consulenza fiscale e di patronato, ma soprattutto abbiamo dimostrato una capacità di analisi che si è presto trasformata in opinion leader della stampa tutta – cosa che il sindacato tradizionale aveva perso, e abbiamo lottato con coerenza, spesso sacrificando scelte politicamente a medio termine più fruttuose.

Alla fine abbiamo raddoppiato i voti, triplicato gli iscritti e superato dopo trent’anni una soglia che aveva impedito la riapertura di un serio dibattito nei tavoli contrattuali – da molti anni considerato assente. Basta vedere i numeri complessivi presi dagli altri sindacati confederali nel 1999 e nel 2019 e ci rende conto che sono diminuiti di cinque punti in termini globali di consenso.

E ora raggiunto il traguardo, cosa farà Anief?

Più che traguardo, diciamo, che abbiamo superato una prima tappa. Nell’ultimo anno siamo cresciuti di altre 6 mila deleghe, siamo il sesto sindacato della scuola, l’undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego. È ancora poco per essere realmente decisivi e incisivi, ma è anche un punto di partenza.

Vogliamo arrivare a quote sei zeri ed essere ascoltati seriamente nei tavoli nazionali di comparto e confederali, dai vertici europei perché vogliamo una scuola sempre più giusta e ancorata agli standard europei. Inizieremo a farci sentire per il rinnovo del CCNL appena scaduto e siamo pronti a ricorrere nei tribunali se gli altri sindacati confederali ci impediranno – come hanno fatto con Gilda e Snals – di partecipare alle contrattazioni integrative a livello nazionale, regionale e d’istituto, se non firmatari del vecchio contratto. Subito riandremo nel territorio con assemblee a tappeto in ogni comune così da ascoltare le esigenze del personale delle scuole autonome e ricordare i diritti di ciascuno.

Estenderemo, grazie ai nuovi 4 mila TAS, l’operazione verità già partita con le nostre mille RSU rimaste in carica su organici, contratti a termine, posti in deroga di sostegno e su potenziamento, bornout e formazione a tutte le scuole italiane e al Miur, e ci opporremo con forza alla regionalizzazione della scuola figlia di una cultura che non ci appartiene e che molto spesso in provincia autonoma di Trento non ha dato luogo a sperimentazioni fortunate.

Quali sono i rapporti con le altre sigle sindacali?

Un articolo dell’attuale CCNL vieta ai sindacati rappresentativi la contrattazione integrativa se non firmatari del contratto. Questa norma è palesemente incostituzionale come la Consulta ha rimarcato nel settore privato proprio su ricorso promosso dall’ex segretario della FIOM, oggi l’attuale segretario di tutta la confederazione CGIL. Speriamo che con coerenza nell’accordo quadro chieda anche lui chiarezza sulle regole comuni vigenti nel pubblico impiego e nel lavoro privato. Coi legali degli altri sindacati confederali abbiamo portato avanti spesso le battaglie in tribunale sul precariato anche se poi in piazza e in Parlamento ci ritroviamo ancora spesso soli. Siamo felici, comunque, che anche loro si siano schierati senza dubbi contro l’attuale progetto di regionalizzazione.

Con gli altri sindacati autonomi, invece, continuiamo a condividere molti dei motivi della protesta, basti pensare all’ultima adesione di Anief agli scioperi nazionali del 27 febbraio di Unicobas o dell’8 marzo di Cobas, Usi e altri. Con lo Snals ci stiamo confrontando per capire le reciproche posizioni ai tavoli contrattuali e speriamo che anche la Gilda voglia approfondirne i contenuti, visto la loro netta opposizione al testo dell’attuale contratto collettivo vigente.

Un sindacato, però, non vive della lotta con gli altri ma nell’aspirazione a coinvolgere e tutelare più persone magari che la pensano diversamente ma che su alcuni punti si ritrovano concordi, ferma restando la sua autonomia. Dopo due stagioni contrattuali in Confedir, oggi Anief ha contribuito ha rafforzare la confederazione nazionale Cisal, collabora strettamente con Udir – che fra qualche anno diventerà rappresentativa dei dirigenti scolastici – e la confederazione europea Cesi. Il prossimo 5 marzo abbiamo organizzato proprio un convegno al CESE sotto la presidenza rumena della Commissione e con il Vice-presidnete del Parlamento europeo sul precariato. Diciamo che siamo molti attivi in relazioni sindacali ma non dimentichiamo che il nostro fine rimane quello della difesa della scuola pubblica quale elemento costitutivo e identitario di un Paese fondatore della UE.

Sul blocco quinquennale e sul rinvio dell’aggiornamento delle Gae, aveva fatto una dura battaglia politica in Parlamento durante le audizioni

Si, e fortunatamente grazie all’intervento del Quirinale la norma non è passata. Ma c’è un pezzo di maggioranza, a trazione leghista di cui il ministro Bussetti sembra il garante, che ha un’idea della scuola che non ci piace perché palesemente incostituzionale e che cerca attraverso scelte nobili come la continuità didattica o l’assunzione degli idonei dei concorsi, di camuffare il vero disegno tendente a regionalizzare le scuole, a costruire barricate e frontiere non consoni alla nostra tradizione culturale, istituzionale e oggi antistoriche per la globalizzazione in atto. E qui non si tratta di Contratto di Governo perché quando si sottoscrive qualcosa di sbagliato e te ne accorgi, cambi parere.

Speriamo che il primo partito di Governo, il M5S se ne accorga in tempo e che insieme alla Lega pensino più alla tutela della nazione italiana che padana, ancorché meridionalizzata. Noi come Anief siamo stati sempre contro il blocco della mobilità perché il diritto alla famiglia, senza evidenti ragioni, va accompagnato al diritto al lavoro. Siamo riusciti a sbloccare i precari inseriti nelle Gae, per due volte le abbiamo riaperte e abbiamo fatto immettere in ruolo migliaia di supplenti. Abbiamo anche ridotto il blocco quinquennale su posti curricolare e continuiamo a lottare in tribunale per quello su posti di sostegno. Continuiamo, appunto, con determinazione.

Mobilità, Gae, regionalizzazione tutti temi caldi e nuovamente al centro di scioperi e manifestazioni nazionali. Quota 100 potrebbe risolvere qualcosa?

Certamente la pensione anticipata produrrà un aumento del turn over la cui domanda potrà essere soddisfatta soltanto se si procederà ad assumere tutti i precari abilitati o senza abilitazione ma con 36 mesi su questi posti, e se si coglie l’occasione per assumere anche i docenti idonei degli ultimi concorsi, del FIT e far rientrare tutti i docenti immobilizzati per colpa di un algoritmo impazzito. Ma bisogna riaprire le Gae, estendere il doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto e ripensare l’intera struttura dello stipendio del personale docente, educativo ed ata e la sua buonuscita perché non tutti i lavori sono usuranti come quello che si svolge a scuola e non si può essere penalizzati in un sistema contributivo dove gli stipendi sono stati sganciati dell’inflazione e la pensione sarà sempre più vicina all’assegno sociale. Ci vuole un salario minimo di cittadinanza nel rispetto dei dettami della Costituzione e un rateo – pensione dignitoso per chi ha lavorato almeno 35 anni nella scuola.

Anief è pronta ad abbandonare la strada dei ricorsi, allora?

Se l’amministrazione e il Governo rispetteranno la legge, in primis, europea e quindi costituzionale, si. Ma gli ultimi atti del Miur lasciano presagire il contrario. Abbiamo attivato ricorsi contro il bando per il concorso dsga, infanzia e primaria e ex tfa sostegno. Siamo sempre pronti a dialogare, a suggerire analisi e soluzioni ma se le idee possono cambiare, mai tradiremo la fede in una scuola più giusta, equa e solidale, una scuola buona.  Se le parole non saranno ascoltate dalla politica, ci rivolgeremo alla magistratura come la nostra Costituzione ci dà facoltà e lotteremo fino alla fine per dimostrare la bontà delle nostre scelte a meno che qualcuno ci dimostri che ne esistono di migliori.

Versione stampabile
Argomenti:
anief banner
soloformazione