Pacifico (ANIEF): mancano docenti in alcune discipline? Aprire Gae e Bandire concorsi, non si trovano nelle patatine. A breve sentenza

di Vincenzo Brancatisano
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“Non si trovano insegnanti di matematica? Ma se tu hai bisogno di un insegnante di matematica da immettere in ruolo o lo fai partecipare al concorso oppure… dove lo trovi? Nelle patatine?”

 È ancora: “Con la fine del Governo gialloverde si chiude uno delle più buie gestioni dell’istruzione italiana, con il mondo della scuola che non a caso ‘saluta Bussetti senza rimpianti’”. Il presidente del sindacato Anief, Marcello Pacifico, interviene sullo scenario creato dalla crisi di governo, ed è caustico: “Il ministro leghista Marco Bussetti non ha attuato nemmeno una delle disposizioni prioritarie da noi presentate, peraltro oggettivamente attuabili senza oneri particolari, e ora si appresta ad abbandonare il palazzo di Viale Trastevere lasciando in eredità un numero inaudito di cattedre scoperte nel paese, con il record di precari, dei concorsi ordinari e straordinari in alto mare, i corsi abilitanti rivolti al personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio mai partiti, degli stipendi indegni. Secondo noi, nemmeno impegnandosi di buona lena, si sarebbe potuto fare peggio”.

Marcello Pacifico, alcune cose sono state fatte, ma cosa vi aspettate ora da questa crisi di governo, che prelude alla nascita di un nuovo Esecutivo e alla nomina di un altro ministro a viale Trastevere?

Questa crisi è una grande opportunità per ripensare in maniera urgente la situazione in cui versa la scuola per risolvere il problema del precariato e per la valorizzazione di chi lavora nella scuola, insegnanti e personale Ata. La Ragioneria dello Stato ci ha appena ricordato che gli stipendi degli insegnanti e degli altri lavoratori della scuola sono i più bassi nella pubblica Amministrazione e questo è segno di una mancata attenzione dei sindacati e del governo”.

Cominciamo dal precariato.

Siamo tornati alla situazione di quindici anni fa. Nessuno ha risolto nulla da quando le Graduatorie a esaurimento non sono state più riaperte e i problemi sono aumentati a causa della mancata riforma del sistema di assunzione dalle graduatorie d’istituto. Il problema si è acuito a partire dal 2012. Prima erano graduatorie residuali rispetto alle liste provinciali, vi si attingeva per supplenze brevi e una volta finite le operazioni di reclutamento dalle Gae. La chiusura delle Gae ha portato al problema dell’assunzione quasi strutturale dalle graduatorie d’istituto e ora il Miur pensa in via sperimentale di arrivare a dare le supplenze con qualche soldo in più. Tutto questo è stupido, perché se invece riapri le graduatorie d’istituto trasformandole in graduatorie provinciali da cui assumere a tempo determinato, come si fa ora, ma anche a tempo indeterminato, il problema si risolve”.

E per chi non è abilitato? Come si fa ad assumere in ruolo un non abilitato all’insegnamento?

Per chi non è abilitato il problema si risolverebbe facendogli fare un Pas”

Questo sistema non era già previsto?

Prima era previsto soltanto di assumere una tantum 24.000 in più con almeno 36 mesi di servizio ma questo non avrebbe certo risolto il problema rispetto ai 250.000 precari. Questo era il ‘prima’, previsto da un governo che non c’è più, e da una maggioranza che non esiste più e dalle altre sigle sindacali. Attendiamo ora che il nuovo governo ascolti attentamente Anief, perché vogliamo spiegare al nuovo governo tutti gli errori commessi negli ultimi cinque anni dalla politica e le scelte operate in questi anni dalle altre organizzazioni sindacali”.

Qual è l’esigenza che vorrebbe segnalare subito al nuovo governo?

Quella di ascoltare chi lavora nella scuola, cosa che da troppi anni non avviene più. Ascoltare chi lavora nella scuola, le piazze, le manifestazioni: Anief, da sola, ha proclamato cinque scioperi generali in un anno. Prima di tutto, insisto, ascoltare. Poi analizzare i dati e le denunce della Commissione Ue sull’abuso dei contratti a termine in Italia, e in base ai dati raccolti fare un’analisi costi benefici per verificare se davvero convenga tenere centinaia di migliaia di insegnanti nella precarietà e il personale docente come categoria sottostimata o se non convenga piuttosto riconoscere loro la dignità professionale di cui hanno diritto e una retribuzione diversa. Colpisce molto il fatto che in Italia se chiedi ai quindicenni cosa vogliano fare da grandi nessunodi loro dica di voler fare l’insegnante. Il che vuol dire che il prestigio sociale si è ridotto a nulla. E senza gli insegnanti e il loro importante ruolo sociale la società non va da nessuna parte”..

Certo, un tempo non era così.

Fino agli anni ‘70 non era così. E se 50 anni fa non era così occorre capire che cosa sia successo in tutto questo tempo. Nell’analisi costi benefici di cui parlavo occorre pensare che cosa serva, ora, per migliorare la società. Non puoi pensare, tu Stato, di risparmiare sulla categoria sulla quale punti per garantire il raggiungimento del benessere economico e civile della nazione. Mi riferisco agli insegnanti e mi riferisco al personale Ata, che dev’essere stabilizzato in tempi non biblici e pagato adeguatamente: non si può dimenticare questo passaggio”.

Domanda da duecento euro. Lei dice di aver trovato i fondi per aumentare gli stipendi di almeno duecento euro al mese.

Chiederemo di utilizzare i tre miliardi di risparmi generati dalle politiche di tagli e che dovevano essere dati alla scuola. Questo determinerebbe un aumento di duecento euro mensili. Tanto per cominciare. La legge 133 del 2008, all’art. 64, comma 9, dice che il 30 per cento dei tagli operati devono essere utilizzati per la carriera dei docenti. Quindi Anief chiede di metterli nel contratto”.

Ma questa norma non è stata successivamente abolita dall’art. 1 di un decreto poi convertito nella legge n. 41 del 2014, ai tempi di Gentiloni e Renzi?

No, non è stata mai abolita”.

Torniamo al presente. Come stanno andando le immissioni in ruolo? La situazione non sembra migliorare rispetto ad agosto dello scorso anno.

Stanno andando malissimo. I nostri delegati ci segnalano, specie al Nord, che le assunzioni stanno andando deserte e e quindi si avvera quello che aveva detto Anief già molti anni fa. Mi fa piacere che oggi Cgil, Cisl e Gilda dicano la stessa cosa. E cioè che ci sarà un record con 180.000 supplenze e che il problema del precariato persiste. Per questo Anief aveva aderito al loro sciopero generale indetto per maggio scorso ma che poi hanno sospeso dopo quella inutile intesa con il governo e forse oggi se ne pentono perché il governo è caduto. Ed ecco perché sulla scuola non ci siamo fermati alle sentenze della Corte di Giustizia di Lussemburgo, né a quelle della Cassazione e della Corte Costituzionale, ma abbiamo chiesto una nuova procedura di infrazione che si trasformerà in settembre in una multa salata”.

Le immissioni stanno andando deserte, si stima per oltre ventimila cattedre che resteranno vuote. Mancano i candidati e in certe regioni, come il Molise, non si trovano docenti di matematica e di altre materie scientifiche.

Non è che non abbiamo professori di matematica. Il fatto è che lo Stato non ha consentito loro di partecipare al concorso, la legge diceva che potevano parteciparvi solo gli abilitati. Il problema nasce dunque dal fatto che i concorsi non sono banditi come vorrebbe la legge. I laureati, non abilitati, non sono stati ammessi al concorso del 2016. Anief è stato l’unico sindacato che ha fatto ricorso al Tar del Lazio per farveli partecipare. Nel 2012 vinse un ulteriore ricorso. Noi abbiamo sempre pensato che un laureato potesse partecipare al concorso ordinario. Il problema dunque è di nuovo la politica di questo Paese”.

La normativa in vigore consente ora questa possibilità.

Con il nuovo concorso i neolaureati ci possono stare, certo, ma il concorso non è stato bandito. E nei prossimi mesi si scoprirà se per ordine della magistratura quelli che nel 2016 non hanno potuto parteciparvi, in realtà avrebbero potuto”.

E che cosa succederà, nel caso? Quanti sono gli interessati a questa pronuncia?

Ci aspettiamo che il nuovo ministro debba istituire le prove suppletive per ordine del giudice. I laureati interessati sono migliaia. Più 15.000 quelli che hanno fatto ricorso con noi dell’Anief.

Tornando al problema, se tu hai bisogno di un insegnante di matematica da immettere in ruolo o lo fai partecipare al concorso oppure lo trovi nelle patatine. Oppure può insegnare uno con trovato con le mad (le messe a disposizione, ndr.). Insisto, la politica non è in grado di gestire il reclutamento di questo Paese per i motivi che ho descritto prima, cioè per la mancata riapertura delle Gae e per l’uso che si fa delle graduatorie d’Istituto. Se ha hai chiamato un docente per anni e anni dalla graduatoria d’Istituto, lo vuoi sistemare o no?”

Torniamo alla crisi. Che ne sarà del decreto scuola che la scuola sta aspettando di leggere sulla Gazzetta ufficiale?

Il decreto? Ma quale decreto… Non c’è più il decreto. Non c’è più la maggioranza che lo ha scritto e ricordo che vi era scritto “salvo intese”. Quali intese? Lo voleva il Presidente del consiglio, e questo è anche meritorio, ma quel decreto era basato su un accordo che ha stentato tre mesi perché si trasformasse in un non-testo”.

E ora? Guardi che molti lo aspettano, questo decreto.

Sì, come no. Ora non c’è più un governo, e da quello che si legge non c’è la minima fiducia tra i due partiti dell’ex maggioranza. E in ogni caso quell’accordo prendeva in giro i precari”.

Prevedeva delle assunzioni più veloci dei precari.

Per i 24.000 precari previsti per le assunzioni, ci sarebbero stati altri 200.000 precari che avrebbero continuato a essere chiamati ogni anno a tempo determinato. Ci sarebbe stata sempre la contraddizione tra l’organico di diritto e quello di fatto, ci sarebbero stati ancora l’abuso di precariato e la discriminazione economica a danno dei precari rispetto ai loro colleghi di ruolo. Si trattava di un accordo farlocco, inutile, che bisogna rivedere radicalmente. Pensi solo al fatto che quell’accordo non ha evitato la denuncia della Commissione Europea per abuso dei contratti a termine: cosa vogliamo di più?

Guardi che tutti gli altri sindacati apprezzano l’accordo e il decreto, quanto meno come proficuo punto di partenza.

È facile fare propaganda, noi preferiamo fatti concreti e lo facciamo con analisi puntuali, soluzioni precise e non con compromessi al ribasso che addirittura vanno a minare l’unità sindacale”.

Addirittura. E quando sarebbe stata minata l’unità sindacale?

Per esempio quando ci hanno lasciati da soli dopo che avevamo, noi, aderito al loro sciopero generale, che poi hanno sospeso grazie a questo accordo inutile con il governo. Che non c’è più. Guardi, alla fine i drammi di chi lavora nelle scuole e di chi dalla scuola si aspetta un servizio si ripercuotono sull’intero Paese”.

Tra i tanti drammi, ci sono quelli dei neo dirigenti scolastici costretti a rinunciare alla sede a pochi giorni dal superamento di un concorso lungo e accidentato.

Segnalo che gruppo di neo presidi si è appena rivolto alle massime cariche istituzionali, sottolineando le contraddizioni e le iniquità delle immissioni in ruolo, fra obbligo, per la metà dei vincitori, di lavorare in un’altra regione, blocco triennale e le centinaia di reggenze. È una causa sacrosanta, una battaglia comune. Il nostro sindacato dei dirigenti scolastici, Udir, di cui sono presidente, è al fianco dei dirigenti appena nominati, li assistiamo dal punto di vista formativo e legale. La distribuzione dei neo dirigenti nelle varie regioni italiane non va bene e lo avevamo detto per tempo. Era inevitabile, se si pensa che dei 2.900 posti a concorso saranno immessi in ruolo da settembre solo i primi 1.984 della graduatoria di merito, mentre in 916 dovranno attendere che lo stesso destino si compia nei due anni successivi. Si pensi che soltanto la metà dei 1.984 vincitori ha ottenuto di lavorare nella regione di prima scelta e molti stanno rinunciando. Ma si è intanto formato un movimento. Un preside su quattro chiede di rivedere le procedure di mobilità. Siamo di fronte a un’altra sconfitta della politica, e dei sindacati che hanno accettato questa mobilità secondo cui con le assunzioni nazionali se vinci in Sardegna vieni poi assunto in Lombardia. Noi sosteniamo che il diritto al lavoro deve essere affiancato al diritto alla famiglia. Se ci sono tanti posti privi di dirigenza e per questo affidati a reggenza di presidi titolari in altre scuole, per quale motivo questi posti non vengono assegnati in mobilità straordinaria per i neodirigenti neoassunti?”

Questi neodirigenti però sapevano dall’inizio che il concorso era su base nazionale e non su base regionale.

Loro lo sapevano, però sta all’intelligenza del legislatore, quando ci si trova di fronte a problemi nuovi e gravi, trovare nuove soluzioni. Non è possibile che rispetto ai duemila posti assegnati, altri cinquecento non siano messi nel novero dei posti da assegnare, costringendo colleghi che hanno dimostrato di saper fare fare il dirigente a rinunciare alla nuova carriera. La verità è che si preferisce dare i posti in reggenza perché lo Stato paga molto meno con la reggenza che con un dirigente titolare”.

Tra le novità che dovrà affrontare, la scuola dovrà fare i conti con un altro tema introdotto per legge: la nuova versione dell”Educazione civica.

La legge è stata approvata tardi altrimenti si sarebbe riusciti a farla entrare in vigore. Peraltro, si approva una legge per insegnare per 33 ore all’anno un argomento – perché non è una materia, è un argomento – senza stabilire chi la debba insegnare, cioè come trovare in organico chi la debba insegnare. È assurdo, la scuola ha i suoi organici, ha peraltro un suo patto educativo al momento delle preiscrizioni. Non si può pensare di cambiare le scelte delle famiglie, del collegio dei docenti. Anche questa è una legge propaganda che poteva essere anche utile ma che invece così com’è non serve a nulla. Si poteva inserire questo argomento in una disciplina dotata di un monte ore aggiuntivo e di criteri certi per trovare i docenti chiamati a insegnarlo”.

Ma questo avrebbe aumentato l’orario settimanale delle lezioni.

Certo. E qual è il problema? Con la legge 133 del 2008 l’orario, per risparmiare quattrini, è diminuto di tre ore rispetto a prima. E prima non siamo certo morti, come studenti, con tre ore in più. Quindi si poteva fare. Il problema di questo Paese è che, pensando a dieci anni fa, la soluzione di tagliare sull’istruzione è stata sbagliata. Si sarebbe potuto tagliare ovunque ma certo non sulla scuola e sulla sanità. Introdurre l’educazione fisica alla primaria e il tentativo di ridurre le classi pollaio sono un sintomo di qualcosa che finalmente potrebbe portare a un nuovo ripensamento sul valore della spesa della pubblica istruzione. Ma la legge sull’educazione civica, così come quella sul sostegno, hanno un peccato originale perché presumono l’invarianza economica e non si possono garantire le ore previste dal Pei (Piano educativo individualizzato per gli studenti con sostegno, ndr.) senza prevedere la trasformazione dei posti di sostegno dati in deroga in posti in organico di diritto. Così come non si possono ridurre le classi pollaio senza una copertura finanziaria. Se si ha il coraggio occorre prima trovare le risorse, se ci sono, e poi finanziare il rilancio della cultura e del diritto all’istruzione nel nostro Paese. Questa è la sfida del nuovo governo”.

Avete contestato il ministro uscente Bussetti. Ha per caso in mente un nome per il nuovo Ministero dell’istruzione?

Non sono importanti i nomi, ma i contenuti che si vorrà portare avanti. Anief sarà disponibile al dialogo e al confronto per suggerire provvedimenti che possano immediatamente e con urgenza affrontare situazioni e problemi non più rinviabili, per la crescita della nostra Italia nel rispetto della normativa dell’Unione Europea”.

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