Pacifico, Anief: il concorso? L’unica cosa sensata sarebbe fermarsi a riflettere e rivedere gli organici

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red – Continuiamo le interviste per sondare le posizioni del mondo sindacale sul concorso per i docenti. Questa è la volta del Prof. Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, l’intervista è di Daniela Sala

red – Continuiamo le interviste per sondare le posizioni del mondo sindacale sul concorso per i docenti. Questa è la volta del Prof. Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, l’intervista è di Daniela Sala

Quale idea vi siete fatti di questo concorso?

Sicuramente c’è una grande confusione. Noi chiediamo al Ministro di riflettere sulla praticabilità e opportunità di questo concorso. In pochi giorni abbiamo assistito a dichiarazioni contrastanti da parte dei due sottosegretari e rispetto anche alle dichiarazione del Ministro. I 54mila posti per il prossimo triennio sembrano scomparsi e gli 11mila posti ora messi a concorso saranno forse spalmati sul triennio. Purtroppo non si sono voluti ascoltare né i precari né le sentenze della Corte europea, che obbliga a stabilizzare chi ha più di 36 mesi di servizio e dall’altra parte si è annunciato di voler inserire i giovani nella scuola quando proprio i più giovani, i neolaureati e gli ammessi al Tfa non potranno partecipare.

Che cosa si potrebbe o dovrebbe fare?

Si dovrebbe riprendere un serio piano di immissioni in ruolo, su tutti i posti o disponibili, che non sono solo quelli al 31 agosto: ci sono anche diversi posti al 30 giugno che dovrebbero essere dati di ruolo. Intanto a Mantova, ad esempio, siamo al paradosso che i precari sono sotto ricatto: chi aveva fatto causa e ottenuto il risarcimento danni è stato indotto a rinunciare a questi soldi in cambio di un’ennesima supplenza. La verità è una sola: per anni si è abusato dei precari e ora l’unica cosa giusta da fare è riconoscere loro il merito che ogni giorno hanno dimostrato con un reclutamento massiccio su tutti i posti disponibili.

Ecco, per quanto riguarda il reclutamento quali misure ritenete auspicabili?

In questo momento si sta procedendo con una distorsione rispetto a quanto stabilito dal legislatore, infatti il progetto iniziale del 2006 di riforma di formazione e reclutamento è stato tradito già con le Siss, un sistema basato su un numero chiuso in entrata che in teoria al termine doveva garantire l’assunzione. Peccato che i numeri fossero basati su previsioni di posti successivamente non disponibili, per effetto, chiaramente, dei tagli.
In teoria comunque l’accesso alle Siss era basato su un numero di posti disponibili e vacanti previsti per il triennio successivo, ecco perché oggi il ministro prima annuncio un concorso su posti disponibili all’1 settembre e poi si contraddice dicendo che i posti rigurdano il triennio: una vecchia regola che era quella della previsione dei posti sul triennio viene inserita in un sistema nuovo dai contorni indefiniti.
La prima cosa da fare è quindi chiarire quali sono i posti disponibili: l’ex provveditorato deve fare una seria ricognizione anche perché ormai, per prassi, molti posti posti vengono dati al 30 giugno e non al 31 agosto. Poi occorrere rimettere mano con urgenza al dimensionamento scolastico, peraltro dichiarato incostituzionale, e ai tagli che hanno riguardato il personale ata, altrimenti è impossibile capire come stabilizzare queste persone che lo Stato ha sfruttato per anni per fare supplenze e per far funzionare la scuola. Dopodiché bisogna trovare un sistema che colleghi formazione e reclutamento, reclutamento che deve essere fatto con mezzi o trasparenti e che certamente non può essere affidato ai dirigenti scolastici.

Che tipo di sistema immaginate per il reclutamento invece?

Siamo totalmente contrari alla chiamata diretta delle scuole, per un semplice motivo: il dirigente pubblico non può essere licenziato in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, può ricevere sanzioni ma non essere licenziato. E in pratica fino a quando il dirigente scolastico non sarà considerato direttamente responsabile è impensabile mettere nelle sue mani un simile potere sul personale scolastico.
Potrebbe invece funzionare un sistema che leghi la selezione iniziale con con la formazione sul campo e infine con l’assunzione in ruolo, ma questo può essere fatto soltanto se a priori non ci si dimentica delle storie personali e della professionalità che i precari hanno maturato negli anni. Insomma siamo contrari a qualunque provvedimento che non tenga conto della situazione attuale e dello stato attuale della precarietà in Italia: non si può lavorare sui massimi sistemi se non si ha idea della situazione reale e dei numeri. E questo è anche il motivo di tanta confusione in questi giorni: alla basa c’è una fotografia degli organici che non corrisponde alla realtà. E questo porta all’invenzione di nuovi sistemi di reclutamento lontani dalla realtà e guarda caso poi cadono.

Tanto che avete già annunciato possibili ricorsi.

Innanzitutto siamo stati i primi a dire che in questo momento non si può parlare di ricorso se non si conosce il bando. Certo è però che dalle riunioni con i sindacati sono emerse in maniera ufficiosa delle bozze preoccupanti. Noi comunque preferiamo appellarci al buon senso del Ministro perchè fermi il concorso, piuttosto che tentare di fermarlo ricorrendo a procedimenti giudiziari.
In ogni caso non si capisce perché è stata posta una data oltre la quale i laureati, a parità di titolo, non sono ammessi e questa è una palese disparità di trattamento. Così come siamo riusciti a far ammettere i precari al concorso a dirigente scolastico, così siamo pronti a intervenire anche rispetto a questa discriminazione..

Al momento che cosa si può fare di concreto?

Rivedere gli organici sulla base della normativa vigente, poi, in applicazione della direttiva europea 1999/70 stabilizzare i precari su tutti i posti vacanti e disponibili e quindi studiare un serio piano di immissione in ruolo. E non stiamo parlando di una sanatoria ma di persone che sono state già formate dallo stato per fare gli insegnanti.

Siete d’accordo con la scelta di riservare metà dei posti al concorso e l’altra meta alle GaE?

Il problema delle assunzioni è legato alla Costituzione, per cui ci è necessario fare i concorso. La legge non dice però quanti concorsi l’amministrazione deve bandire. Il problema, di nuovo, è che al netto del turn over sono scomparsi 200mila posti nella scuola. E guarda caso, dopo aver formato nuovi insegnanti per anni oggi ci sono 200mila persone in graduatoria e non per colpa loro: la colpa è dello Stato che prima li ha formati pensando di averne bisogno e poi, preso da politiche di rigore, con tagli lineari li ha ingabbiati nelle graduatorie.

Quale sarebbe ora il male minore?

Chi sta in graduatoria ha maturato delle aspettative di assunzione nel giro di pochi anni. Ecco perché noi ancora prima di questa polemica sul concorso abbiamo chiesto al Ministro di fare il concorso almeno solo sulle classi di concorso esaurite. Ma così non sarà e ci sarà di nuovo una guerra tra poveri.

D’altra parte c’è chi, come Mimmo Pantaleo (Flc-Cgil), vede nel bandire un concorso solo su classi esaurite una discriminazione ulteriore.

Certo in passato abbiamo assistito a discriminazioni anche per quanto riguarda il divario tra Nord e Sud. Il problema comunque sono i numeri e la confusione che sui numeri ha fatto il Ministro.
Stiamo parlando di ipotesi quando l’unica cosa sensata sarebbe fare una bella pausa di riflessione, rivedere egli organici e poi procedere a un ragionato piano di immissioni, senza dimenticarsi anche dei futuri iscritti al Tfa.

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