Pacifico (Anief), Dl Dignità avrebbe dovuto riaprire GaE a tutti i docenti abilitati, non creare altro precariato

di redazione
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Intervista a  Marcello Pacifico presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal sul Decreto Dignità che stasera sarà votato alla Camera.

Bocciati tutti gli emendamenti che avevano chiesto la riapertura delle GaE, si annuncia una nuova stagione di ricorsi.

D. Presidente, l’articolo 4 del Decreto Dignità non ha subito emendamenti, nonostante la polemica fuori e dentro l’aula della Camera sul merito proposto dal Governo. Anief è stata molto critica e aveva chiesto profonde modifiche, ora annuncia nuovi ricorsi, ci può spiegare cosa non vi convince?

R. Possiamo partire dal comma 1, introdotto dal Governo prima dell’emendamento dei relatori di maggioranza che ha modificato il testo. La proroga di 120 giorni per far eseguire dal Miur le sentenze del tribunale amministrativo, innanzitutto, non tiene conto di tutti i destinatari dell’inserimento con riserva nelle Gae, ovvero anche dei precari delle scuole superiori che invocheranno in giudizio la stessa finalità della continuità didattica. Bisogna ricordare che la Plenaria ha negato l’inserimento in Gae di tutto il personale abilitato non inserito nelle stesse, ivi incluso i diplomati magistrali. Se poi qualcuno afferma che non sarà licenziato nessuno durante l’anno, sbaglia, perché chi avrà una sentenza negativa definitiva dovrà abbandonare la cattedra in corso d’opera, a meno che si ritrovi nelle condizioni di cui al comma 1-bis.

D. Infatti, dalla maggioranza dicono che i contratti saranno salvi per un anno e non verrà licenziato nessuno.

R. Dichiarazioni tendenziose. Se 7 mila maestre assunte nei ruoli con riserva potranno conservare il contratto al 30 giugno per essere licenziate subito dopo se non risulteranno nelle stesse posizioni utile per essere assunte, ci sono 40 mila altri insegnanti assunti dalle Gae al 30 giugno nell’a. s. 2017/2018, che sono stati supplenti fino al termine delle attività didattiche e non supplenti annuali, nella primaria come nelle secondaria, e questi non sono contemplati dalla norma. Quindi cattedre scoperte e addio alla continuità didattica. E poi me lo si lasci dire, se la continuità didattica è importante, cioè se è importante che questi insegnanti continuino a insegnare, perché per un anno soltanto, e perché soltanto una piccola parte di essi. Non ci sarà un supplente dell’anno scorso che non ricorrerà in tribunale per aver confermato la supplenza di quest’anno nuovo scolastico.

D. Ma c’è il concorso straordinario non selettivo e tutti saranno in ruolo, si parla di 12 mila posti?

R. Al di là dei termini, un concorso non può essere non selettivo per antonomasia. C’è sempre una nuova graduatoria, peraltro; può essere ad escludendum verso intere categorie come chi non ha il requisito di 24 mesi di servizio negli otto anni precedenti o ancora non contemplare gli educatori o gli specializzati su sostegno. Ma se si pensa ai numeri e non alle lettere, basta ricordare che la Plenaria investirà 7 mila contratti di ruolo di cui ci sarà la proroga per quasi un anno e 43 mila contratti di cui non ci si è voluti occupare, nonostante il principio della continuità didattica. Per non parlare dei numeri, salgono a 12 mila le assunzioni perché 7 mila erano state già autorizzate e coperte finanziariamente negli anni precedenti.

D. Presidente, il suo sindacato ha promosso tanti ricorsi, dovrebbe sapere che le sentenze vanno rispettate.

R. Certo, questo chiediamo. Chiediamo di rispettare le otto sentenze passate in giudicato prima della Plenaria che hanno dato luogo a migliaia di provvedimenti cautelari. Il giudicato è inviolabile, neppure la Plenaria lo può fare, ragion per cui ne abbiamo chiesto la recusazione per Cassazione per eccesso di giurisdizione e alla Cedu per violazione dello Stato di diritto. Non vorrei che fra qualche anno un’autorità superiore nella gerarchia delle fonti ci dica: riassumente tutti i 50 mila.

D. Potrebbe succedere, ma così non se ne esce più. La scuola ha bisogno di certezze.

R. L’unica certezza la può dare ancora la politica, in Senato, riaprendo le Gae a tutto il personale abilitato così come ha fatto il Parlamento nel 2008 e nel 2012. E’ da trent’anni che il legislatore italiano apre e chiude le graduatorie per le supplenze perché da una parte non assume su tutti i posti vacanti per ragioni finanziarie, dall’altra s’inventa nuovi percorsi abilitanti perché ha bisogno dei supplenti. Ma un Decreto Dignità dovrebbe proprio ribadire il diritto di tutto il personale abilitato o ritenuto tale dallo Stato a poter entrare nei ruoli dello Stato attraverso lo scorrimento di queste graduatorie utilizzate per affrontare e generare la precarietà ma anche per assumere a tempo indeterminato. Fino a quanto il Parlamento non interverrà con coerenza e in giustizia il contenzioso nei tribunali non potrà che proliferare. E noi, in assenza di un ascolto serio e motivato, continueremo le nostre battaglie di fronte ai giudici. Perché questa norma è palesemente incostituzionale e contraria al diritto comunitario.

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