Pacifico (Anief): divisione Miur può essere svolta. Da revisionare Decreto scuola e legge 107 [INTERVISTA]

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I neo Ministri dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, le urgenze per il personale scolastico, il nodo del precariato, il rinnovo contrattuale. Queste le principali tematiche affrontate da Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

Un 2019 che si chiude con le dimissioni di Fioramonti e la nomina dei Ministri Lucia Azzolina e Gaetano Manfredi. Un Miur quindi con due Ministri, una scelta particolare.

E’ una scelta che ci riporta a oltre 10 anni fa. E’ dal 2008 che non abbiamo un ministero diviso con due ministri che hanno le competenze specifiche da una parte per la scuola, dall’altra parte per l’Università e la ricerca, nonostante dal punto di vista sindacale il comparto è unico. E’ un segnale forte: ci aspettiamo che corrispondano degli strumenti in termini di risorse umane e finanziarie degne di un Paese che è tra i primi posti ai vertici dell’Ocde, cioè tra i Paesi economicamente più sviluppati. Speriamo che questo cambio di vertice sia stata l’occasione da parte del Presidente del Consiglio sulla nuova politica che vuole portare avanti. Le esperienze lavorative dei nuovi Ministri, ma anche quelle sindacali di Azzolina, potrebbero portare una svolta nel sistema scuola, università e ricerca, a condizione che partano dall’ascolto di chi ogni giorno lavora nella scuola e delle persone che rappresentano il Paese.

La prima battaglia fondamentale rimane il precariato. Una battaglia più culturale da portare avanti, perché gli ultimi provvedimenti, incluso il Decreto scuola che oggi è legge, non hanno risolto i problemi.

Cosa chiederete innanzitutto ai nuovi Ministri?

Chiediamo un incontro immediato anche prima dell’Epifania per andare a tracciare un’agenda di breve termine, che riguardi quindi interventi da portare a termine nell’anno 2020. L’agenda dovrà riguardare tre linee di intervento: gli organici; il reclutamento del personale; la formazione, la valorizzazione e la progressione di carriera del personale. Si possono poi affrontare diversi temi: revisione totale dell’ultimo decreto scuola, della legge 107/2015 e della 240/2009, con particolare attenzione a quanto è stato approvato in Europa, in particolare dalla direttiva sul precariato e sull’organizzazione dell’orario di lavoro alla carta europea dei ricercatori. Bisogna rilanciare in questo Paese una società più equa, giusta e solidale e  portare l’Italia ad agganciare gli altri Paesi in quanto a sviluppo economico e sostenibile.

Rimangono in sospeso alcune urgenze, tra cui il rinnovo del contratto. Come si procederà?

Vogliamo avere chiarezza dal Presidente Conte su cosa vuole mettere nel piatto del Def. In primavera si aggiorna poi il Documento di economia e finanza. In base alle risorse stanziate ad oggi, che sono insufficienti, vogliamo da Conte un atto chiaro. Dopo il superamento della crisi che sarebbe stata scaturita dall’aumento dell’Iva e dopo le politiche economiche del reddito di cittadinanza e quota 100, vogliamo capire se nella prossima legge di bilancio c’è la volontà di aiutare anche i Ministri a portare avanti delle trattative per tradurre in atti di indirizzo quegli aumenti contrattuali, che non possono essere più legati a mera propaganda. C’è bisogno di atti concreti e dunque di risorse economiche che vengono rese disponibili per il rinnovo contrattuale.

Se da parte del Presidente Conte oltre l’attenzione nello spacchettare il Ministero dell’Istruzione ci saranno delle risorse concrete, allora ci sarà un vero segnale per iniziare subito a incontrarsi. Da parte di Anief ci sarà la volontà di trovare un accordo che sia veramente tranchant rispetto a quello fatto negli anni passati. Innanzitutto dal punto di vista giuridico: bisogna capire che aldilà degli aumenti il trattamento economico dei precari deve essere equiparato a tutti gli effetti anche giuridico a quello di ruolo. Saranno perciò fondamentali le scelte dei Ministri, che siano orientate a una revisione degli organici. Revisionando gli organici, si può pensare di revisionare i ruoli, anche per il personale Ata, i cui profili sono rimasti vecchi di oltre 40 anni fa.

Oltre al rinnovo del contratto, quali saranno le urgenze per il personale della scuola da affrontare nel prossimo anno?

A livello sistemico, bisogna adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto, specialmente sui posti di sostegno. Non è più possibile portare avanti le nostre scuole con il 15-20%, addirittura il 35% sul sostegno dei contratti a termine.

Così come nella mobilità, gli attuali paletti dei vincoli quinquiennali non tengono conto né del ciclo di studi né della necessaria coniugazione del diritto al lavoro e alla famiglia.

Concludendo, cosa auspicate per il prossimo anno?

Più risorse umane e finanziarie, un progetto condiviso per far funzionare meglio i settori della scuola, dell’Afam, dell’Università e della ricerca, tanto ascolto, tanto confronto e soprattutto molto rispetto del lavoro che ogni giorno svolgono oltre un milione di persone per garantire un servizio che la nostra Costituzione prevede.

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