Pacifico, Anief: decreto salvaprecari non è risolutivo. Serve aumento stipendio di 240 euro [INTERVISTA]

di Ilenia Culurgioni
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Martedì 12 novembre 2019 sciopero e sit-in davanti al Parlamento. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in una nostra intervista, spiega le ragioni principali della manifestazione: precariato docenti e Ata, sostegno, rinnovo contratto e aumenti stipendi.

12 novembre sciopero Anief. Quali sono i motivi principali della protesta?

I motivi risalgono alla volontà di andare a modificare il decreto salvaprecari appena il testo sarà pubblicato e il disegno di legge di bilancio. Riteniamo che le intese raggiunte dalle altre organizzazioni sindacali rappresentative firmatarie di contratto con il ministero e il governo non risolvano né il problema del precariato, né quello della corretta determinazione degli organici, né quello della valorizzazione delle professionalità del personale della scuola, dell’università e della ricerca.

Punti del decreto salvaprecari su cui Anief non concorda con l’intesa raggiunta?

Innanzitutto la limitazione della platea degli aventi diritto, sia a poter conseguire l’abilitazione, sia a potersi inserire in nuove graduatorie utili per l’immissione in ruolo laddove le GaE sono esaurite. Tutte queste limitazioni sono assurde e sono inutili e non risolvono il problema del precariato a priori, quindi sono assurdi dei posti preventivati dei 24mila perché non verranno dati nei ruoli. Sono inutili le limitazioni del servizio delle paritarie e dei percorsi IeFP presso le regioni, dell’anno in corso, il servizio prestato sul sostegno, l’esclusione del personale della primaria, infanzia, educativo e degli insegnanti di religione. Tutte queste limitazioni non rispecchiano la fotografia del precariato esistente e quindi non possono dare una soluzione, anzi vanno a creare nuove discriminazioni e un nuovo contenzioso.

Per ciò che riguarda il personale Ata, non si tiene conto che esistono migliaia di collaboratori scolastici che hanno lo stesso diritto di essere stabilizzati al pari dei lavoratori delle cooperative.

Per i facenti funzione non si tiene conto che lo Stato quest’anno sul 40% delle scuole utilizza personale per fare il ruolo del Dsga, salvo poi disconoscerne il servizio maturato ai fini di una procedura riservata o di un’assunzione che tenga conto del servizio prestato.

C’è poi il problema dei diplomati magistrale a cui non viene data alcuna soluzione. Rispetto a queste nuove procedure è evidente la prima soluzione semplice è quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato ed inclusi i diplomati magistrale e Itp. Successivamente, per regolare il sistema delle supplenze, bisogna riaprire le graduatorie di istituto ogni anno e a tutto il personale anche ai neo laureati. Le graduatorie devono inoltre essere aperte a livello provinciale e non in base alle dieci/venti scuole che i singoli candidati chiedono ogni anno.

Dopo la morte del bambino precipitato dalla tromba delle scale in una scuola di Milano, nei giorni scorsi Anief ha denunciato il taglio del 17% del personale Ata. Cosa ne consegue?

Non si può accusare il personale Ata di culpa in vigilando quando negli ultimi dieci anni è stato ridotto numericamente, a volte un collaboratore scolastico si ritrova a dover vigilare tre corridoi nello stesso plesso. Non si può nemmeno incolpare la maestra di non aver utilizzato tutti gli strumenti utili per poter evitare la tragedia. Prima avevamo quattro maestre, ora ne abbiamo una in classe, si è tornati al maestro unico. Sulla vigilanza il problema soprattutto in una scuola elementare risiede anche sugli organici del personale docente. Se si vuole risparmiare sugli organici o sulla messa in sicurezza degli edifici non si può addossare la responsabilità di quello che avviene sul singolo Ata, docente o dirigente oppure sul responsabile della sicurezza degli edifici.

Il problema deve essere risolto dalla politica con un’inversione di tendenza rispetto al semplice sperare che in base alla fortuna non succeda mai nulla. Questo però non succede in Italia, dove la metà delle scuole non ha il certificato di agibilità e non ha i servizi igienici a norma per gli alunni disabili.

Altro problema, più volte ribadito da Anief, è la mancanza di insegnanti di sostegno.

Scioperiamo anche per questo, perché gli organici finalmente rispecchino il fabbisogno dell’amministrazione scolastica soprattutto sul sostegno. Il numero delle certificazioni è aumentato progressivamente sui livelli di 6/8000 alunni iscritti in più all’anno. Questo non è quindi un fatto episodico, un posto in deroga invece dovrebbe essere un qualcosa di eccezionale, mentre qui si sta parlando del fatto che da 10 anni il 40% dei posti viene dato in supplenza nonostante il numero degli alunni sia in netto aumento. Tutto ciò significa andare a ledere il diritto degli alunni.

Quale potrebbe essere la soluzione per il sostegno?

Laddove per più di due anni una scuola ha bisogno di un insegnante di sostegno su posto in deroga, stabilizzare quel posto in organico. Laddove la scuola nel Pei richiede un posto, questo va assegnato in base a quello che si richiede nel Pei, non alla discrezione del preside, dell’insegnante o della famiglia, ma in base a quello che la normativa prevede, come ci ha ricordato la Cassazione di recente e che in passato ci ha ricordato il Consiglio di Stato e che nel 2010 ci ha ribadito la Corte Costituzionale. Le ore devono essere assegnate in base alle esigenze certificate.

Cosa si può fare quindi per risolvere il problema del precariato?

Bisogna innanzitutto riconoscere la parità di trattamento nella carriera tra personale di ruolo e precario e per chi di ruolo per il periodo fatto nel preruolo da precario. Il principio della parità di trattamento sancito dalla Direttiva comunitaria è onnicomprensivo e disciplina un concetto semplice: per fare un lavoro non è la durata del lavoro che differenzia un lavoratore da un altro ma è la qualità del lavoro svolto. Questo è un principio base.

Legge di Bilancio e rinnovo dei contratti.

Altri 80 euro non vanno a recuperare quel gap rispetto all’aumento dell’inflazione degli ultimi 10 anni: ne servirebbero tre volte tanto, almeno 240 euro. Qui non si parla di adeguare gli stipendi del personale della scuola a quelli europei, ma di recuperare gli stipendi dei lavoratori pubblici del comparto istruzione e della ricerca in base all’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni.

Lo sciopero riguarda anche il personale del mondo dell’università e dell’Afam. Quali sono le difficoltà principali rilevate in questo settore?

I problemi riguardano il reclutamento, il riconoscimento dell’anzianità retributiva e della professionalità, gli organici. Basti pensare che non esistono più i ricercatori a tempo indeterminato.

Per tutti questi motivi Anief pensa che una grande mobilitazione come quella prevista per il 12 novembre, con manifestazione di piazza nel sit-in prevista a Roma dalle 9 alle 13 in piazza Montecitorio possa aprire gli occhi della politica e riaprire il dialogo con i gruppi parlamentari, affinché i testi base adottati dal governo siano modificati e possano portare a delle soluzioni positive per salvare la scuola. Nel primo incontro col ministro Fioramonti abbiamo fatto delle proposte che abbiamo voluto ribattezzare utili per un decreto salva-scuola.

Scendiamo in piazza e chiediamo alle persone di aderire per sposare quelle proposte emendative per salvare la scuola, l’università, la ricerca, e tutelare il personale scolastico, garantendo il diritto all’istruzione di tutti i cittadini.

Anief presenta la piattaforma per lo sciopero del 12 novembre con sit-in davanti al Parlamento

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