Pacifico (Anief): 3 docenti su 4 rimarranno precari, assumiamo con call veloce anche da graduatorie provinciali

di Ilenia Culurgioni

item-thumbnail

I concorsi non risolveranno il problema del precariato. Ora non è il momento di fare polemiche: servono i fatti. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, in un’intervista di Orizzonte scuola.

Concorsi in arrivo, si risolverà il problema della supplentite?

Per come sono stati impostati non risolveranno il problema della supplentite. Riguardano infatti solo una parte del personale della scuola: non riguardano gli insegnanti di religione cattolica per quanto riguarda il concorso straordinario, né i precari di infanzia e primaria, né quelli che hanno lavorato nelle scuole paritarie e nei corsi professionali e regionali.
Anche andando ad assumere i 24 mila precari non si risolverà il problema del precariato. Anief fin dall’inizio ha denunciato, durante le audizioni parlamentari, come il limite delle 24 mila assunzioni da fare è una goccia nel deserto rispetto ai 200 mila contratti che si hanno.

Si ripartirà quindi con un numero alto di supplenze nel prossimo anno scolastico?

Sì il prossimo anno, nonostante questi concorsi saranno banditi a breve, con un alto numero di precari. 3 su 4 rimarranno precari. Tutto questo rispetto alla limitazione a priori della platea dei partecipanti al concorso straordinario, alla limitazione di quelli che saranno dichiarati vincitori e saranno assunti su concorso straordinario e alla limitazione dei posti banditi, che sono meno della metà rispetto ai posti che ogni anno vengono affidati a supplenze. Tutto ciò per la perdurante volontà da parte dello Stato di non voler adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto laddove non ci sono titolari.

C’è poi il problema del sostegno: numeri in forte aumento per ciò che riguarda le certificazioni degli alunni con disabilità

Sul sostegno la situazione è ancora più eclatante: ormai persino la Corte di cassazione ha reputato legittime le azioni giudiziarie portate avanti da Anief, attraverso l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno” presso i tribunali del lavoro e il tribunale amministrativo. La situazione è ancora più eclatante laddove più del 40% degli organici sono affidati a supplenti, non c’è nessun titolare, nonostante ogni anno il numero degli alunni con handicap certificato aumenti. Se non si interviene, si proseguirà nei tribunali ad avere sentenze di risarcimento. Lo Stato potrebbe evitare e risparmiare milioni di euro.

Torniamo sui concorsi: non si risolve il problema del precariato, allora quale potrebbe essere la soluzione?

Innanzitutto il Ministero dell’istruzione dovrebbe fare una ricognizione sugli organici e imporre al Ministero dell’economia la copertura integrale con assunzioni a tempo indeterminato di tutti i posti che non hanno titolare.

Si dovrebbe poi revisionare l’ultima legge approvata, estendendo la procedura riservata a una più ampia platea di precari e aumentando i posti banditi. Se ogni anno si chiamano 200 mila persone dalle graduatorie di istituto si deve fare poi in modo che questi precari possano anche essere assunti dalle graduatorie di istituto. Giova ricordare che Anief è stata la prima a chiedere la trasformazione delle graduatorie di istituto in provinciali. Questo è stato fatto ma soltanto ai fini dell’attribuzione delle supplenze annuali al termine delle attività didattiche. Ora serve un passaggio successivo: bisogna utilizzare queste nuove graduatorie provinciali di istituto anche per le immissioni in ruolo dove le Gae sono esaurite, almeno in via del tutto eccezionale per il prossimo anno scolastico, come si è voluto bandire un concorso straordinario. Bisognerebbe quindi con un provvedimento legislativo estendere il doppio canale di reclutamento con la call veloce anche dalle graduatorie di istituto, che saranno formate entro l’estate.

Sarebbe opportuno riaprire le graduatorie ad esaurimento, Anief non smetterà mai di chiederlo: riteniamo che rimanga la strada maestra. Quando gli insegnanti vengono assunti in ruolo e superano l’anno di prova, non importa se con diploma magistrale o con PAS o TFA, è inutile che poi si licenziano. Abbiamo il problema dei precari e si va a licenziare chi ha avuto una valutazione positiva dagli organi collegiali? Non è vincere il concorso che fa il ruolo, ma superare l’anno di ruolo. Una volta che si viene confermati, non si può essere licenziati, come invece sta accadendo con i diplomati magistrali.

In molti oggi insegnano senza specializzazione sul sostegno, senza abilitazione. Allora è inutile mettere dei paletti per far fare dei corsi abilitanti.

Bisognerebbe eliminare ogni paletto in entrata dei percorsi abilitanti e selezionare in uscita chi merita. Consentire a chi ha almeno 24 mesi di servizio sia di fare il corso sul sostegno sia di fare il PAS. Anche perché conviene per fargli fare l’insegnante quando serve non si mettono questi paletti: questa è una irragionevolezza sotto gli occhi di tutti, non si può ignorare.

Sull’abolizione del bonus merito, qual è la posizione di Anief?

E’ scontato che gli stipendi degli insegnanti e di tutto il personale della scuola siano irrisori, ma non si comprende perché bisogna ostinarsi ad aprire un dibattito, seppure importante, sull’utilizzo del bonus merito, quando gli stipendi continuano a rimanere 10 punti sotto l’inflazione. Nessuno parla più dei 3 miliardi chiesti dall’ex ministro Fioramonti, per firmare i contratti. Nessuno parla più di che cosa fare dell’elemento perequativo, degli 80 euro che Anief chieda venga messo a regime. Sono iniziati in Aran i primi incontri sulla revisione dei profili professionali e però si è ancora in alto mare per il personale Ata e per il personale della ricerca e dell’università.

Inoltre, a parte qualche protesta nell’opinione pubblica o delle ripetute iniziative di Anief, nessuno ancora vuole riconoscere il lavoro che si fa a scuola come lavoro usurante. Se non si parla di tutte queste, andare a discutere se è opportuno o meno levare a chi ha funzioni di sistema per sviluppare meglio la scuola dell’autonomia, levare quei soldi per dare qualche mancia in più a ciascun insegnante, nella gerarchia delle priorità ci sembra ipocrita affrontare l’argomento del bonus merito con tanto vigore oggi, quando poi si è sempre più poveri e sviliti nel lavoro che si fa. Allora cominciamo a riprendere gli argomenti.

Faccio un appello al ministro Azzolina: apra subito i tavoli per il rinnovo del contratto, chieda subito lo stanziamento di soldi insieme al ministro Manfredi. Si chiedano stanziamenti di fondi nuovi nel Def. Con queste condizioni possiamo cominciare a sederci per parlare del contratto.

Le condizioni sono quindi: mettere dei soldi in più per la scuola, rivedere i profili professionali entro la primavera, trasformare in elemento stabile l’elemento perequativo degli 80 euro, adeguare gli stipendi all’inflazione. Si vada poi ad analizzare cosa è successo in questi anni nella scuola in termine di bornout, per vedere se anche il lavoro dell’insegnante debba essere considerato come lavoro usurante e quindi aprire una finestra per le pensioni.

Riguardo la polemica che c’è stata a seguito della rottura tra Ministero e sindacati e che ha visto poi il diffondersi di una locandina, Anief come si pone?

Ci stupisce come le altre organizzazioni firmatarie di contratto abbiano proclamato questo sciopero sul precariato soltanto ora, per il 17 marzo, quando in tempi non sospetti l’Anief, il 12 novembre, aveva proclamato uno sciopero denunciando come sarebbe stato inutile l’accordo firmato da questi stessi sindacati ad aprile e a settembre col governo. Riteniamo che questa polemica con il ministro Azzolina sia pretestuosa: se c’erano delle cose da cambiare bisognava farlo quando il 12 novembre Anief aveva chiesto di scioperare a tutti quanti.

Quando si era aperto il dibattito parlamentare sulla modifica dell’attuale legge che oggi viene denunciata come non rilevante nella risoluzione del problema della supplentite. L’11 novembre gli stessi sindacati firmatari indirono una manifestazione, quindi un giorno prima di quella dell’Anief con pochissime persone in piazza, quando si poteva fare una protesta tutti insieme. Non vorrei che questa polemica sia stata fatta solo per far capire ai precari che ci si interessa di loro, quando in realtà negli accordi che erano stati siglati prima erano stati svenduti. Quindi sarebbe più opportuno evitare di fare polemica. Lo sciopero è una cosa seria, bisogna avere le idee chiare e bisogna essere sinceri con chi si intende rappresentare. nei tavoli non abbiamo sentito proposte concrete per risolvere il precariato. Ben venga lo sciopero, però bisogna fare meno polemica e più lotta sui fatti. Anief la lotta sui fatti la fa ogni giorno nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari. In questo momento per esempio si discute sul Milleproroghe della possibilità di riaprire le Gae e ottenere la call veloce dalle graduatorie di istituto. Allora più fatti, meno parole e meno polemiche.

Versione stampabile
Argomenti:
soloformazione