PA, +48% di contratti a tempo determinato: molti di questi sono i precari della scuola. I dati ISTAT

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La scuola conferma il proprio peso all’interno della Pubblica Amministrazione: l’aumento dei contratti a tempo determinato sono riconducibili proprio all’aumento di precari nella scuola (e nella sanità). Lo certifica l’ISTAT, nell’ultimo Censimento Permanente delle Istituzioni Pubbliche.

Prima di tutto, il Censimento riporta, mostra come, in relazione al tipo di contratto, il personale in servizio si articoli in 2.974.360 dipendenti a tempo indeterminato (l’82,6% del personale occupato nelle istituzioni pubbliche), 421.929 dipendenti a tempo determinato (l’11,7%) e 205.420 non dipendenti (il 5,7%).

Inoltre, dal rapporto si evince che i dipendenti a tempo determinato rappresentano il 15,7% del personale in servizio presso le Amministrazioni dello Stato e presso le Province e città metropolitane.

Aumentano i contratti dei precari

Il censimento prende a raffronto due periodi differenti: nel lasso di tempo compreso fra il 2011 e il 2027, il numero dei dipendenti pubblici resta complessivamente quasi invariato (-0,1%) e vede una lieve flessione del personale a tempo indeterminato (-0,8%) e di un aumento di quello a tempo determinato (+7,3%).

Quello che succede invece nei tre anni successivi invece rappresenta un fenomeno molto più marcato: nel periodo 2017-2020 l’occupazione di lavoratori dipendenti aumenta complessivamente del 2,6%, con il personale a tempo indeterminato che prosegue il calo già avviato in precedenza (-2,1%) mentre quello a tempo determinato registra un forte aumento (+48%), dovuto principalmente alle assunzioni effettuate nel comparto scuola e negli enti del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) per far fronte alla pandemia da Covid-19, evidenzia l’ISTAT.

Nel settore dell’Istruzione, in particolare, l’occupazione dei dipendenti cresce del 15,0% (+176mila) e quella non dipendente dell’85,1% (quasi +39mila), quest’ultima concentrata nel comparto universitario.

Resta anche un altro dato che si conferma: l’Istruzione è al primo posto anche riguardo la concentrazione di personale dipendente (46,3%), seguita in questo caso dal settore della Sanità che a fronte di una quota pari all’11,1% di unità locali, concentra il 25,9% del personale dipendente. La presenza di personale femminile sul totale occupazionale è altresì evidente in questi due settori, con quote, rispettivamente, del 76,8% e del 69,7%.

IL CENSIMENTO ISTAT

Il rapporto Censis

Si tratta di una fotografia che combacia con quella fornita dal Censis di inizio dicembre. In quel caso, però, si teneva conto anche di altri fattori, come l’età media dei dipendenti pubblici, che sfiora i 50 anni: 6,5 anni in più rispetto alla situazione del 2001.

Il Censis ha infatti evidenziato che grazie alle recenti stabilizzazioni del comparto scuola, però, è aumentata la quota del personale con meno di 5 anni di anzianità di servizio (il 25,8%).

Tuttavia, il Censis segnala che si tratta in genere di precari di lungo corso e “non di giovani immessi in un organico senilizzato”.

Conclusioni

Insomma, il trend definitivo può essere riassunto in questo modo: negli ultimi anni sono aumentati i contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione. Di questi, una consistente parte è dovuta al comparto scuola che ha aumentato in effetti il numero di contratti a termine.

Dall’altro lato, nonostante il numero complessivo nella PA di lavoratori stabilmente assunti sia in diminuzione, dalla scuola sono arrivati diverse assunzioni in ruolo che però non riguardano giovani lavoratori ma docenti o ATA con alle spalle anni di esperienza e dunque non più giovanissimi.

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