Orientare gli studenti per proseguire gli studi. Il 44% dei diplomati cambierebbe indirizzo. Laureati, tirano di più le discipline scientifiche

di redazione
ipsef

dp – La cifra è di tutto riguardo, il 44% dei diplomati, se potesse tornare indietro, cambierebbe indirizzo di studi. Nel decreto istruzione le contromisure, a Biella si affianca "l’allenatore" esperto di orientamento, ma oggi i giovani preferiscono le App.

dp – La cifra è di tutto riguardo, il 44% dei diplomati, se potesse tornare indietro, cambierebbe indirizzo di studi. Nel decreto istruzione le contromisure, a Biella si affianca "l’allenatore" esperto di orientamento, ma oggi i giovani preferiscono le App.

I dati sono stati forniti dal rapporto Almadiploma 2013. Dati che diventano ancora più significativi se si affiancano a quelli dell’abbandono scolastico della fascia di età tra i 18 e i 24 anni, che si aggira intorno al 18%. Contro una media europea del 13,5%

Nel passaggio dalle Medie alle Superiori c’è, evidentemente, qualcosa che si inceppa.

Non va molto meglio alle superiori se consideriamo che solo il 45% di chi si iscrive all’Università arriva a discutere la tesi, contro una media del 69% dei paesi aderenti all’Ocse. Certo, in questo dato rientra anche la disorganizzazione di alcune Università, ma il dato è comunque significativo.

Quindi?

Il Ministero ha già messo le mani sulla materia e ha previsto il coinvolgimento dei docenti delle superiori, progetto poi esteso in sede parlamentare anche alle medie. Infatti, le scuole dovranno organizzare attività ulteriori di orientamento, che eccedano l’orario d’obbligo, e che potranno essere remunerate con il Fondo delle istituzioni scolastiche.

Basterà? Probabilmente no, se non si affiancherà a questa iniziativa anche la formazione di personale preposto.

Spesso, infatti, l’orientamento viene delegato a iniziative come "Open day", copilazione test, "visite guidate" nelle scuole. Basta tutto ciò? I dati di Almadiploma e Alamalaurea direbbero di no.

Così si è dato il via ad alcune sperimentazioni. E’ il caso di Biella e del Cantone dei Grigioni, dove, rispettivamente 12 e 4 classi sono state coinvolte nel progetto Dedalus.

Le classi vengono affiancate, per tutta la durata del progetto, da veri e propri “allenatori”: non sono sportivi, ma scrittori professionisti e counselor  esperti di orientamento.

Il progetto è diviso in due parti. In un primo momento si cimentano in una narrazione autobiografica, un "viaggio dentro di sé"

Quindi, i counselor che traducono i racconti biografici in progetti scolastici, approfondendo con ragazzi e famiglie.

La tecnologia entra anche nell’orientamento, in un periodo in cui si realizzano App per ogni cosa, nasce una App anche per ben orientarsi alla scelta dell’Università.

A realizzarla i ragazzi di un istituto Pugliese, il Badoni, e si chiama "Orientalamente". Non si tratta dell’unica App esistente, basta fare un giro nei vari store per trovare test che promettono miracoli nell’orientarti.

I dati 2013 sulla scelta delle superiori parlano comunque una lingua che è tendenza già da alcuni anni.

Infatti, in testa alle preferenze, seguiti dagli istituti tecnici con il 31,2% e seguiti dai professionali con il 19,9%

Tra i Licei in testa lo scientifico, seguito dal linguistico. Mentre tra i tecnici vince il tecnologico sull’economico. I professionali sono scelti soprattutto per l’industria e l’artigianato. Infine la formazione professionale, con il 4,4% delle scelte.

Alcune particolarità: il 61% dei liceali è donna, in aumento i licei (+1,4%), in calo i professionali (1,6%)

Più semplice la scelta universitaria se l’unico criterio di scelta fosse il tasso di disoccupazione. Sì, perché oltre al tasso di dispersione i laureandi e laureati devono fare i calcoli anche con il tasso di disoccupazione legato alla propria specializzazione.

In testa le materie umanistiche con un tasso di disoccupazione pari al 24,5%, mentre lavorano i medici, con il 68% degli occupati, e con un tasso di occupazione che arriva al 96% dopo 6 anni dalla laurea. Secondo uno studio dell’Almalaurea, vanno bene anche l’economico-statistico, l’ingegneria e l’architettura (nonostante la profonda crisi dell’edilizia), con percentuali sempre superiori al 90%. 

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