Orientamento scolastico o marketing dell’istruzione. Lettera

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Inviato da Fernando Mazzeo – Entro la fine di Gennaio 2020 gli alunni di terza media sono chiamati a compiere le loro scelte e nelle scuole si moltiplicano iniziative, attività e presentazioni.

Ma il marketing dell’istruzione non sempre è utile ai ragazzi.
Il 20% degli studenti, infatti, sceglie la scuola sbagliata e questo è un errore che produce sfiducia, incertezza, disorientamento e apre le porte all’insuccesso scolastico.
Per questo è in atto una dispersione implicita, ovvero, studenti che conseguono un diploma senza aver raggiunto i traguardi minimi di competenze previste per quel determinato percorso di studio.
Anche se in un universo sociale, civile e produttivo sempre più incerto, complesso e non sempre ben definito, non è facile scegliere, progettare e realizzare quanto desiderato, da molti anni la scuola italiana manifesta grosse difficoltà a strutturare una linea di continuità tra l’attività formativa e lavorativa, a predisporre occasioni di crescita cognitiva, tecnica, teorica e comportamentale, per una più corretta, efficace e stimolante strategia di orientamento.
Mentre le agenzie di marketing dimostrano un’ ampia sensibilità e attenzione attorno al tema dell’orientamento, a livello scolastico si fa fatica a collocarlo all’interno di un progetto pedagogico di ampio respiro destinato ad avere una chiara centralità educativa ed una precipua responsabilità sociale.
L’orientamento non si fa in pochi giorni, con uno spot e la corsa tra un Open day e l’altro; l’orientamento per essere efficace ha bisogno di un percorso serio e richiede la formazione e l’impegno di professionalità che non si limitino a discutere su prove, questionari, test, offerte formative, ma sottolineino il precipuo compito educativo dell’orientamento scolastico che è, soprattutto, un’azione indirizzata ad evidenziare le risorse latenti, le potenzialità presenti in ognuno, il bisogno di apprendere e la domanda di professionalità del contesto.
In pratica, il progetto educativo richiede che vengano predisposte ipotesi orientative in grado di evidenziare l’importanza del ruolo attivo della persona che apprende e che deve sviluppare abilità sociali e specifiche attitudini al lavoro.
Obiettivo di ogni orientamento deve essere sempre quello di preparare al compito gravoso di elaborare il miglior progetto di vita per sé.
Ma tutto ciò non si può realizzare al di fuori di un’intensa sinergia con la realtà in cui è inserito il soggetto.
Diventa allora chiaro che aiutare il ragazzo a sviluppare le sue capacità decisionali, significa privilegiare un progetto di vita realistico, espressione di un corretto orientamento esistenziale, condizione essenziale per attivare operazioni specifiche ed efficaci e coinvolgere la personalità con tutte le sue risorse, potenzialità e funzioni.
Pur nella consapevolezza di una condizione sociale, culturale e lavorativa sempre più difficile e problematica e dei numerosi cambiamenti che possono avvenire all’interno di un determinato contesto esistenziale, interrogativi importanti emergono sempre quando si tratta di scegliere il percorso più idoneo al proprio destino.
Come si può notare, il momento più difficile e delicato è quello della decisione che deve essere perentoria e senza tentennamenti, senza perdere la direzione verso la meta.
Tutta l’attività di orientamento, per essere utile, deve sprigionare energia positiva, rispettare l’originalità e la libertà della persona, assicurare un impiego razionale di tutte le risorse umane, seguire un precipuo e lungo asse temporale in cui poter aiutare il ragazzo a potenziare le sue attitudini e a renderlo più consapevole del ruolo che la vita collettiva richiede.
In questa prospettiva, l’orientamento oltre ad essere finalizzato all’utilità e alla convenienza della singola persona, è, al tempo stesso, utile al progresso della società.
In assenza di adeguati strumenti orientativi, il futuro dei giovani e della società diventa nebbia nella quale è impossibile muoversi, determinando, così, una sterile prigionia nella gabbia della paura, situazioni di blocco con maggiori possibilità di errori e un forzato limite delle proprie possibilità operative.
L’orientamento autentico lega e intreccia il proprio esistere con tutto il contesto esistenziale e, per questo, va dipanato adeguatamente attraverso una attenta riflessione e valutazione dei bisogni, delle motivazioni e degli interessi di ogni singolo alunno, deve seguire l’evolversi della persona, la tensione dinamica verso un obiettivo non avvolto dalle nebbie del dubbio o dai bagliori ansiogeni del rischio.
Si tratta di formare persone che sappiano affrontare le mutevoli situazioni di vita e di lavoro, di strutturare un’alta flessibilità cognitiva individuale, di utilizzare le discipline in chiave orientativa per giungere a fare scelte autovalutative, autopromozionali di sviluppo del proprio avvenire.
Solamente attraverso un modello di orientamento continuo si potrà riconoscere il diritto alla realizzazione di sé, alla centralità della persona che apprende e alla capitalizzazione del proprio bagaglio conoscitivo.

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