Orientamento, occupazione e auto-imprenditorialità: 19.000 euro per idee d’impresa meritevoli

di redazione

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Il passaggio dal mondo della formazione al mondo del lavoro non è sempre lineare, come vorremmo.

E questo per diverse ragioni, di per sé complesse, ma che in genere si tende a sintetizzare nella valutazione/analisi della distanza che c’è tra le competenze con cui un giovane si affaccia sul mercato del lavoro e i fabbisogni professionali espressi dalle imprese. Un fenomeno, meglio noto come skill mismatch tra domanda e offerta di lavoro, ancora in cima alle agende di molti Stati membri dell’Unione Europea, chiamati a fronteggiare elevati tassi di disoccupazione giovanile.

Se il tema del mismatch rappresenta, comunque, una tra le principali argomentazioni cui spesso si ricorre per spiegare le difficoltà di accesso dei più giovani al mondo del lavoro – con i dovuti distinguo rispetto al titolo di studio posseduto, alle caratteristiche (più o meno favorevoli) del tessuto economico in cui si cerca lavoro, alla disponibilità (e possibilità) del giovane a muoversi verso aree del Paese (o di Paesi esteri) più dinamiche sul fronte occupazionale – c’è tutta un’area del mondo del lavoro che rappresenta più di un’alternativa per un giovane: stiamo parlando dell’auto-impresa.

È chiaro che ci spostiamo all’interno di una dimensione dove il lavoro (autonomo) non va “cercato” ma “inventato”, scommettendo sulla propria creatività, sullo spirito di iniziativa e d’impresa, e sulla capacità di intercettare nuovi bisogni o soddisfare in maniera più efficace bisogni già esistenti.

Gli studenti e le studentesse che hanno svolto nel percorso di studi attività di impresa simulata nell’ambito dei PCTO hanno forse avuto cognizione di quanto sia complessa una realtà di impresa. E hanno sicuramente avuto modo di riflettere su quanto il successo nel mondo dell’imprenditoria parta da un fattore imprescindibile: un’idea innovativa su cui scommettere.

In tanti ci provano, tant’è che il numero delle start-up nel nostro Paese continua a crescere. E, visto il trend, si moltiplicano anche le iniziative lanciate da soggetti pubblici e privati volte a sostenere i giovani che hanno un’idea di impresa ma non la disponibilità di risorse economiche e un livello di esperienza tale per poterla sviluppare.

Tra le diverse iniziative che vanno in questa direzione, il Premio Alamo (promosso dall’omonima Fondazione) offre l’opportunità a persone di età compresa tra i 18 e i 35 anni di partecipare (individualmente o in team) a un contest dedicato, proponendo un vero e proprio progetto di impresa. I 3 migliori progetti riceveranno premi in denaro dal valore complessivo di 19.000 euro e la possibilità di essere affiancati in un percorso di mentoring per lo sviluppo concreto dell’idea progettuale, del business plan e una valutazione complessiva della fattibilità dell’iniziativa imprenditoriale proposta.

Chi è interessato a prender parte all’iniziativa può inviare il proprio progetto entro il 18 novembre 2019 e provare a metter piede su un terreno, quello dell’auto-imprenditorialità, in cui dar prova di sé, sperimentare competenze già acquisite, apprenderne di nuove e capire se la vocazione all’impresa può offrire concrete opportunità per rendere realtà un’idea in un lavoro (maggiori informazioni sul Premio Alamo sono disponibili qui).

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