Orientamento: le libere professioni in Italia, una via sempre più battuta per entrare nel mercato del lavoro

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C’è una fetta nel mondo del lavoro che negli ultimi anni, sia in Italia che nei principali Paesi europei, continua a crescere.

Si tratta del mondo delle libere professioni, un’ampia e variegata realtà professionale popolata da avvocati, medici, ingegneri, architetti, psicologi, biologi, fisioterapisti e molte altre figure che operano in ambito commerciale, scientifico, tecnico, intellettuale, nel settore dei servizi alla persona e in tanti altri ambiti di attività professionale che popolano il mondo economico nazionale.

Generalmente distinte tra professioni ordinistiche e non ordinistiche (ossia che abbiano o meno un ordine professionale di riferimento), le libere professioni rappresentano, oggi sempre di più, uno tra i possibili canali di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Per avere un’idea più precisa sullo “stato di salute” delle libere professioni in Italia è dunque utile, per offrire un quadro d’insieme, riprendere alcune indicazioni pubblicate recentemente da Confprofessioni nel Rapporto 2019 sulle libere professioni in Italia.

Partiamo dal dato assoluto aggregato: in Italia operano 1 milione e 400 mila liberi professionisti, che rappresentano oltre il 6% dell’occupazione italiana. Dal 2009 al 2018, il numero di liberi professionisti continua a crescere soprattutto in alcuni ambiti di attività. Il campo socio-sanitario fa registrare la crescita più accesa (segnando un +53%), con un 2018 che conta 283.000 unità distribuite tra studi di medici e odontoiatri, psicologi, infermieri, fisioterapisti e tecnici di laboratorio. Non da meno è l’incremento dei liberi professionisti che si inseriscono in ambito scientifico (+38%). Aumentano anche quelli dei servizi alle imprese (+17%) e nell’area legale (+13%). Spazio, dunque, ad avvocati, architetti, ingegneri, consulenti del lavoro, ragionieri commercialisti, geometri e non solo.

Se poi ci soffermiamo soprattutto sulla componente di giovani, il rapporto di Confprofessioni evidenzia come soprattutto nell’area amministrativa,nei servizi alle imprese e nel comparto socio-sanitario, si concentri la percentuale (22%) più elevata di under 35, a testimonianza che, negli ultimi tempi, la libera professione è sempre più spesso un varco d’accesso nel mercato del lavoro, soprattutto in quegli ambiti, come la sanità, in cui la frenata del pubblico impiego è stata più evidente che altrove.

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