Orientamento. Le lauree più ricercate dall’industria sono ingegneri e dottori in economia

di redazione

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Secondo il Rapporto 2017 realizzato dal Consorzio interuniversitario AlmaLaurea, che ha coinvolto 103mila “dottori” di secondo livello del 2011, a cinque anni dal conseguimento del titolo si ottengono contratti a tempo indeterminato e retribuzioni superiori alla media.

Il 19% dei laureati messi sotto la lente, circa 20mila giovani, lavora nell’industria. Si tratta in prevalenza di uomini (60%), in particolare nei rami della metalmeccanica e meccanica di precisione, dove la quota di maschi sfiora il 70 per cento. Nel campo dell’edilizia, chimica ed energia e nell’industria manifatturiera, invece, la componente maschile non raggiunge il 60 per cento.

I titoli più richiesti dalle industrie sono laurea in architettura e ingegneria edile-architettura (14%), scienze economico-aziendali (11%), ingegneria meccanica (10%), ingegneria gestionale e civile (entrambe 6%). A seguire, con valori sotto al 5%, laureati in ingegneria elettronica, farmacia, ingegneria per l’ambiente e il territorio, giurisprudenza, biologia, ingegneria aerospaziale, ingegneria chimica e scienze dell’economia. I tempi di inserimento una volta conseguita la laurea sono in media di sei mesi. Nell’industria metalmeccanica e meccanica di precisione sono occupati soprattutto ingegneri meccanici (25%), economisti (13%) e ingegneri gestionali (10%). Nell’edilizia vanno per la maggiore i laureati di architettura e ingegneria edile (53%) e ingegneria civile (20%).
Per chimica ed energia troviamo i laureati in farmacia e farmacia industriale (12%) e scienze economico-aziendali (10%), ma anche in ingegneria meccanica, biologia e ingegneria chimica (tutti al 6%) e scienze chimiche e ingegneria gestionale (entrambe al 5%).

A cinque anni dal titolo il 69% di chi è occupato nell’industria ha un contratto a tempo indeterminato il 52 per cento. La quota sale all’86% tra i laureati inseriti nel ramo della metalmeccanica e meccanica di precisione, mentre scende al 32% per chi opera nell’edilizia.
Il 10% può contare su un contratto a termine e il 15% svolge invece un’attività autonoma, valore che raggiunge il 52% tra quanti sono occupati nell’edilizia e scende al 2% tra i laureati inseriti nella metalmeccanica. Il settore dell’industria, poi, offre retribuzioni nettamente superiori alla media degli occupati in altri settori: 1.594 euro netti mensili contro i 1.390 euro del complesso. In particolare, raggiungono gli stipendi più elevati gli occupati nella metalmeccanica e meccanica di precisione (1.723 euro mensili netti) e nella chimica ed energia (1.673 euro); sono invece inferiori quelle percepite dai laureati occupati nell’edilizia (1.382 euro).

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