Orientamento, lavoro: in quali settori è più facile trovarlo?

di redazione

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Ogni anno i giovani in uscita dalla scuole superiori che non intendono continuare con la formazione e quelli in uscita dai percorsi universitari si trovano davanti al complesso momento in cui entrare nel mercato del lavoro.

Un momento per molti davvero difficile e incerto, dato l’elevatissimo tasso di disoccupazione giovanile che ancora caratterizza il nostro Paese (34,1%, nella fascia d’età 15-24 anni, al 4° trimestre 2018).

In questo quadro, spesso ricercare un impiego risulta davvero un’impresa. Proprio per tale motivo è importante giocare d’anticipo, domandandosi già prima di intraprendere un qualsiasi percorso di formazione a quale settore esso si riferisca e dove dunque porti in termini di possibilità occupazionali.

Sì, perché nonostante il mondo del lavoro in Italia continui in termini assoluti ad arrancare (basti il dato citato sopra), esistono tuttavia alcuni suoi settori che negli ultimi tempi si sono dimostrati maggiormente ricettivi di altri; ambiti economico-produttivi che in un contesto ancora debilitato dagli anni della crisi riescono a porsi come rinnovati bacini di occupazione per tanti giovani, soprattutto se volgiamo lo sguardo al futuro. In tal senso, conoscere come si sta muovendo il mercato del lavoro e dove sono indirizzate le più recenti tendenze occupazionali è un fattore di estrema importanza.

Scopriamo allora che tra i settori del mondo del lavoro in cui è più facile trovare occupazione, secondo dati elaborati da Excelsior-Unioncamere e ANPAL (Agenzia Nazionale delle Politiche Attive per il Lavoro), c’è quello legato all’Information & Communication Technology (ICT), settore dalle possibilità ampie ed estese che da diversi anni a questa parte sembra non sentire sofferenza, portando occupazione per profili come gli sviluppatori di software, i sistemisti e altri tecnici dell’informatica, ma anche gli specialisti in scrittura SEO, addetti e gestori di piattaforme digitali per l’e-commerce o lo streaming web e molti altri.

Tra i settori su cui puntare c’è di certo anche quello legato alla cosiddetta Green economy, ossia quello in cui trovano collocazione tutte le professioni legate alla sostenibilità ambientale e alla riconversione del nostro modello economico-produttivo in modelli meno dannosi (se non innocui), per il pianeta su cui viviamo (e ci sembra doveroso ribadirlo oggi 15 marzo 2019, giorno del primo Global Strike for Future, lo sciopero climatico globale indetto per chiedere ai governi mondiali di ridurre le emissioni dannose nel rispetto degli accordi di Parigi).

Infine, una menzione può essere fatta al settore del Turismo e dell’Industria culturale. In questo settore, sostengono ANPAL e Unioncamere, ci sarà durante il corso del 2019 la produzione di circa 450.000 posti di lavoro distribuiti tra il sotto-settore “Education e cultura” (190.000 posti) e quello propriamente turistico (260.000 posti di lavoro).

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