Orientamento e discipline umanistiche: quali professioni per i laureati in Psicologia? RETTIFICATO

di redazione

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Non tutte le lauree garantiscono la stessa rapidità di accesso al mondo del lavoro.

Ve ne sono alcune, soprattutto tra quelle umanistiche, che negli ultimi anni stanno facendo registrare in tal senso performance piuttosto basse, costringendo i laureati a lunghe attese prima di entrare nel mercato delle professioni. La laurea in Psicologia è purtroppo tra queste. Che si tratti di un titolo triennale nella classe di laurea L-24 (Scienze e tecniche psicologiche) o magistrale nella classe LM-51 (Psicologia), infatti, le statistiche dicono che in Italia la strada verso il lavoro è per i laureati lunga e faticosa.

Si prendano, in proposito, i più recenti dati AlmaLaurea riguardanti i laureati magistrali. Secondo l’indagine, che ogni anno rileva il livello di occupazione dei laureati italiani nelle varie classi di laurea, i laureati magistrali in Psicologia, a un anno dal conseguimento del proprio titolo di studi, lavorano soltanto nel 38,4% dei casi, a fronte di una percentuale pari al 58,9% che caratterizza invece la media di tutte le classi di laurea. Se si lavora poco, anche dal punto di vista del guadagno la situazione non è delle più rosee. La media retributiva per i laureati magistrali a 1 anno dalla laurea è infatti di 756 euro, dato che impallidisce al confronto con quello riguardante tutte le classi di laurea, che si attesta su 1.210 euro al mese.

Stesso dicasi se si allarga lo sguardo a tre anni dal conseguimento del titolo. In questo caso, lavora soltanto il 67,3% dei laureati magistrali in Psicologia, con retribuzioni medie mensili di 948 euro, contro un livello generale di occupazione in tutte le classi di laurea magistrali del 75,1%, e uno stipendio medio pari a 1.344 euro al mese.

Per i laureati in Psicologia e per coloro che, più giovani, intendano iscriversi a un corso di laurea in Psicologia, una scorsa alle possibilità occupazionali offerte dal titolo di studi, che non portano soltanto alla più classica professione di Psicologo, rappresenta allora un importante passaggio ai fini dell’orientamento. Guardarsi attorno e cogliere tutte le opportunità concrete offerte dal mercato del lavoro, per quanto questo sia in affanno, è infatti il miglior modo per non lasciarsi trovare impreparati e trovare quanto prima la propria strada lavorativa.

Per i laureati in Psicologia, dunque, è bene sottolineare che le professioni a cui si può aspirare sono diverse, e insistono su settori del mondo del lavoro dissimili, come per esempio le Risorse umane, il Privato sociale, il Marketing, la Comunicazione o l’Istruzione. Tra le professioni cui può aspirare un laureato triennale o magistrale in Psicologia, infatti, ci sono profili come l’HR manager, il Rectuiter, l’Operatore in cooperative e associazioni del Terzo settore, l’Insegnante di sostegno l’Addetto al marketing e alla comunicazione e così a seguire. Elenco che si amplia ancora se al titolo di laurea si aggiunge un titolo di studi post laurea: grazie al diploma di specializzazione in Psicoterapia o in altra disciplina, per esempio, è possibile accedere ad altre strade professionali, soprattutto nel mondo pubblico (si pensi che i concorsi pubblici per assunzioni di Psicologi o Dirigenti psicologi è spesso richiesta la specializzazione tra i principali requisiti specifici).

Che allora si sia già conseguito un titolo di laurea in Psicologia, o che si sia in procinto di iscriversi a un corso di laurea nelle classi L-24 o LM-51, è importante sapere quali sono le condizioni del mercato del lavoro a cui si va incontro, e soprattutto è importante conoscere ed esplorare i principali sbocchi lavorativi che il titolo di studi concede ai laureati.

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