Orientamento dopo il diploma: scegliere una laurea o un ITS?

di redazione

item-thumbnail

Il dibattito sulla formazione, negli ultimi anni, si sta focalizzando sulla reale capacità dei percorsi formativi di offrire competenze che permettano in maniera agevole l’ingresso nel mercato del lavoro. Sempre più spesso, infatti, la “valutazione” dei corsi di laurea o degli altri percorsi di formazione terziaria passa attraverso il tasso di occupazione garantito in uscita a laureati e diplomati.

Come ogni anno ci viene ricordato dalle rilevazioni di AlmaLaurea, esistono alcuni corsi di laurea che esibiscono dei tassi di occupazione in uscita piuttosto bassi, come per esempio quelli in Lettere, Psicologia o Giurisprudenza. Altri, al contrario, vedono i propri laureati entrare in tempi brevi nel mondo delle professioni, garantendo spesso anche livelli retributivi di un certo rilievo, e parliamo per esempio delle varie lauree in Ingegneria, di Medicina e chirurgia e di Sicurezza informatica.

Ma ai giovani che concludono il proprio percorso di scuola superiore e che intendono proseguire con studi terziari non è dato da scegliere soltanto tra i diversi corsi di laurea e le diverse facoltà universitarie. Essi hanno infatti un’altra possibilità: iscriversi a uno dei 104 Istituti Tecnici Superiori (ITS) italiani, percorsi professionalizzanti pensati in prima battuta per fornire le competenze richieste dal mercato del lavoro, con un occhio particolarmente attento alle eccellenze del sistema d’impresa territoriale dell’ambito in cui il singolo ITS insiste. Percorsi che si sviluppano in 6 particolari ambiti disciplinari: 1) Mobilità sostenibile, 2) Efficienza energetica, 3) Tecnologie innovative per i beni e le attività culturali – Turismo, 4) Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, 5) Nuove tecnologie della vita, 6) Nuove tecnologie per il Made in Italy.

Gli ITS, per quanto ancora poco conosciuti in Italia, rappresentano allora una valida alternativa alla laurea, perché sono presenti in quasi tutte le Regioni italiane, perché offrono percorsi formativi in vari ambiti disciplinari, perché garantiscono una formazione di livello terziario e perché, in accordo con quanto detto sopra, hanno dei livelli di occupazione in uscita molto elevati: secondo il rapporto Education at a glance 2019 si parla dell’82% nella classe di età 25-64 anni (valore che in alcune aree del Paese arriva anche a toccare quota 90%).

Nonostante questo, però, sono ancora pochissimi i giovani che decidono di iscriversi a un ITS. Secondo dati riferiti al 2018, infatti, in Italia ci si attesterebbe su un totale nazionale di circa 11.000 studenti coinvolti negli ITS. Numero che fa impallidire se confrontato con quelli degli analoghi istituti di Germania (760.000 iscritti), Francia (530.000), Spagna (400.000) e Gran Bretagna (270.000).

Insomma, diffondere la conoscenza degli ITS e delle possibilità da essi offerti sembra essere uno degli imperativi da seguire per coniugare elevati livelli di istruzione con l’obiettivo di raggiungere piena occupazione tra i giovani (maggiori informazioni sugli ITS sono disponibili qui).

Versione stampabile
Argomenti: