Orientamento. I beni confiscati alle mafie sono un’opportunità di lavoro

di redazione

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Da più di trent’anni la lotta alle mafie in Italia si è concentrata sulla “prevenzione patrimoniale”, ovvero sul sequestro, la confisca e il riutilizzo dei beni e delle aziende sottratti alle organizzazioni criminali. Oggi abbiamo un immenso patrimonio a disposizione, che può essere riutilizzato da istituzioni, cittadini, associazioni, cooperative, Ong e imprese che creano interessanti opportunità di lavoro in diversi settori: dal sociale all’agricoltura sostenibile, dall’artigianato al turismo responsabile, dai servizi alle start up tecnologiche.

Specialmente per il riutilizzo degli immobili (abitazioni, strutture, terreni agricoli ecc.) si aprono interessanti possibilità di ottenere la gestione gratuita dei beni sottratti alle mafie, moltiplicando le opportunità di valorizzazione. Progettazione condivisa, volontariato, imprese sociali e agricole, programmi di fundraising e crowdfunding, sono tutti elementi che contribuiscono alla costruzione e alla diffusione di esperienze di recupero e valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

Viste le opportunità di questo settore, e data l’importanza del riutilizzo sociale dei beni come esercizio di cittadinanza responsabile, perché non farne oggetto di orientamento (anche) formativo e professionale per i giovani e le giovani

Vediamo allora come funziona il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, dove si prendono le informazioni sui beni confiscati e quali opportunità di impresa e di lavoro ci sono nei progetti di riutilizzo.

Quanti sono i beni confiscati e come si riutilizzano?

Cominciamo innanzitutto a capire a quanto ammonta il patrimonio di cui stiamo parlando. Per farlo, vi invitiamo a consultare due database gratuiti online:

  • il primo si chiama Open Re.G.I.O. ed è curato dalla Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati
  • il secondo è Confiscati Bene, che viene da un progetto promosso da onData per favorire la trasparenza, il riuso e la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, attraverso la raccolta, l’analisi dei dati e il monitoraggio dei beni stessi

Visitare questi siti è importante perché avrete la possibilità di individuare quanti sono e quali sono gli immobili e le aziende confiscati nel Comune in cui vivete. Potete ottenere diversi dettagli gratuitamente e in maniera molto semplice, che riguardano la tipologia del bene o il settore di attività delle aziende, gli indirizzi di dove si trovano e le Amministrazioni Pubbliche ai quali rivolgervi per avere informazioni. Generalmente per gli immobili vi dovrete rivolgere ai Comuni, che talvolta predispongono regolamenti e pubblicano bandi per affidarli ai privati. Possono tuttavia esserci anche regolamenti regionali o di altri enti territoriali. Per questo, un altro invito è di contattare il Comune e chiedere informazioni al riguardo. Perché i beni sono ovunque e spesso finiscono abbandonati se i cittadini non li valorizzano!

Ma quanti sono i beni confiscati? In Italia ci sono più di 10.000 immobili confiscati già destinati ai Comuni. Le tipologie prevalenti sono, in ordine alfabetico:

  • Abitazioni indipendenti (479)
  • Appartamenti in condominio (3.191)
  • Box, garage, autorimesse (1.143)
  • Terreni agricoli (2.110)
  • Terreni con fabbricati rurali (334)
  • Terreni edificabili (224)
  • Ville (390)

Vi sono poi, con numeri minori, anche alberghi, fabbricati industriali, negozi, magazzini, opifici e uffici vari.  Gli immobili si trovano prevalentemente in Sicilia (4.168), Campania (1.502), Calabria (1.442), Puglia (1.108), Lombardia (793) e Lazio (425).

Questi patrimonio gigantesco è solo in minima parte riutilizzato. Lo dice la ricerca BeneItalia. Economia, welfare, cultura, etica: la generazione di valori nell’uso sociale dei beni confiscati alle mafie (http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/12362), condotta da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Nel rapporto sono censite 524 esperienze di riutilizzo sociale dei beni e la loro capacità di generare valori in termini di ore di volontariato, occupazione creata, servizi resi alla comunità, attività educative e di formazione. Il maggior numero di realtà sociali impegnate in progetti di riutilizzo è costituito da associazioni (284) e cooperative sociali (131). Questi enti gestiscono prevalentemente appartamenti (167) e ville (115). La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Lombardia (124 soggetti gestori), seguita da Sicilia (116), Campania (78) e Calabria (77).

Riutilizzare i beni confiscati crea sviluppo e occupazione sostenibile

Rispetto al tema che qui ci interessa più da vicino, ovvero il lavoro generato dal riutilizzo dei beni confiscati, il rapporto BeneItalia di Libera mostra che nelle esperienze cui si è fatto l’approfondimento (70 su 524) i numeri sono eloquenti:

  • 403 dipendenti
  • 1.421 volontari
  • 25.368 beneficiari

Le attività principali riguardano:

  • il volontariato e il terzo settore (51)
  • l’educazione alla cittadinanza (41)
  • la promozione culturale (38)
  • contrasto al disagio sociale (30)

Un altro dossier presentato proprio in questi giorni dal titolo Libera il bene, dal bene confiscato al bene comune si concentra sulle esperienze che coinvolgono la Chiesa italiana nei percorsi di legalità e giustizia sociale. Il dossier analizza 671 progetti di riutilizzo dei beni confiscati, il 23% dei quali (155) riconducibili all’impegno di 46 Diocesi in 13 regioni da Sud a Nord. Come è evidente dai numeri e come sottolinea il dossier, «il riutilizzo dei beni confiscati costituisce un’opportunità di lavoro per i giovani, coniugando e integrando la dimensione economica con quella etica e sociale, nella sperimentazione di soluzioni innovative relative alla valorizzazione e all’auto sostenibilità». Ad esempio, guardando alle cooperative sociali che riutilizzano i beni confiscati in agricoltura sostenibile, ci sono ben 448 organizzazioni che hanno sede in un bene confiscato. Di queste, 123 sono cooperative sociali, spesso costituite proprio per richiedere l’assegnazione del bene: circostanza che genera nuova occupazione e creazione di valore. Lo dice un altro studio sul tema, intitolato Ruolo della cooperazione nel recupero delle terre confiscate, che parla anche di 4.176 occupati nel 2011, saliti a 4.211 nel 2013. Numeri piccoli ma interessanti, in cui cresce l’occupazione (+0,8%) e il valore della produzione passa dai 118 milioni del 2011 ai circa 130 milioni di euro nel 2013 (+9.8%), prevalentemente nel settore dei servizi (al nord) e nell’agroalimentare (al centro sud).

Pertanto, aumentare l’interesse, i percorsi formativi e le esperienze di studenti e studentesse nel riuso del patrimonio sottratto alle mafie rappresenterebbe un passaggio cruciale per l’economia e la cultura del Paese.

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