Organico potenziamento, Gissi: in molti casi coprono solo supplenze. Bisogna diminuire alunni per classe

di Eleonora Fortunato
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È con toni trionfalistici che nei giorni scorsi il Miur ha messo in evidenza il nesso causale tra organici potenziati e diminuzione delle bocciature nella scuola secondaria.

È con toni trionfalistici che nei giorni scorsi il Miur ha messo in evidenza il nesso causale tra organici potenziati e diminuzione delle bocciature nella scuola secondaria.

Lena Gissi, responsabile Cisl Scuola, dissente vigorosamente: tutto merito del lavoro e dell’impegno dei docenti.

Gissi, è il potenziamento che ha fatto diminuire la dispersione scolastica?

“Se il potenziamento permette alle scuole di realizzare pienamente la loro offerta formativa così come programmata nel Ptof per il futuro triennio, è senz’altro una proposta sostenibile, tuttavia sappiamo che spesso le cose non vanno così. L’organico potenziato è il frutto di una mediazione, un mix che vuole andare incontro alle esigenze dell’amministrazione, che ha il compito precipuo di sistemare gli aventi diritto delle Gae su tutto il territorio nazionale, e quelle delle scuole. E non sempre questo mix è ben riuscito. In molte realtà, per esempio, non è stato possibile e non sarà possibile creare percorsi ad hoc per il recupero della dispersione perché per realizzare questo obiettivo occorrerebbero classi meno numerose e personale che non solo abbia i titoli professionali, ma anche una formazione in servizio specifica. Sappiamo che il personale dell’organico potenziato è andato in molti casi a coprire le supplenze brevi, cosa che certo ha consentito ai ragazzi di poter permanere all’interno degli istituti per un tempo scuola maggiore, ma molte aree del paese, quelle in cui è più forte il disagio causato per esempio dalla criminalità, avrebbero necessitato di interventi ben diversi. Un paese che si definisce avanzato deve considerare portatori di diritti tutti i cittadini, a prescindere dal contesto territoriale. Per tornare alla sua domanda, non credo quindi che le bocciature siano diminuite perché il potenziamento ha funzionato, ma per il grande lavoro sommerso e per il grande impegno che c’è nelle scuole”.

Accennava all’esigenza di contemperare le esigenze della scuola con quelle dell’amministrazione. Come far combaciare domanda e offerta?

“Il personale ancora in attesa di una sede di servizio sarà chiaramente titolare di un contratto a tempo indeterminato, ma ancora non conosciamo le destinazioni di tutti coloro che hanno fatto richiesta di mobilità. Cioè, non abbiamo sicurezza che tutto il personale assunto in questi mesi in modo farraginoso e disaggregato possa arrivare in una determinata scuola ed incrociare le esigenze di quella scuola. Sappiamo bene che ci si è inventati tanti progetti di educazione alla legalità per andare incontro ai docenti di diritto. C’è un’altra variabile importante: il personale immesso nei ruoli proviene da tante graduatorie, quindi è stato usato su aree specifiche che non sempre corrispondono a singoli insegnamenti, e questo ha prodotto mancata corrispondenza”.

In questi giorni state discutendo sui criteri per la chiamata diretta, può anticiparci qualcosa sulla proposta fatta dal Miur?

“Siamo in un momento delicato, è una situazione di interlocuzione in cui occorre da parte nostra la massima discrezione. Il percorso che stiamo affrontando è stato costruito col Ministero giorno dopo giorno, posso dirle che le organizzazioni sindacali hanno profuso il loro massimo impegno riuscendo a tenere in piedi la trattativa anche in una situazione molto problematica. Il nostro obiettivo è che alla contrattazione sia ridato lo spazio che merita. Migliorare la vita dei lavoratori consentirà un miglioramento dell’offerta formativa e, quindi, dell’intero sistema. La contrattazione è, dunque, un’ulteriore opportunità per dare risposte al paese”.

Concorda con Pino Turi quando dice che la 107 subirà ancora molte modifiche, forse anche alla luce dei risultati politici raggiunti dall’opposizione…

“Sono dell’idea che la 107 abbia già subito molte modifiche e forse siamo a un punto di svolta. Sulla questione del bonus posso dirle, per esempio, che il nostro monitoraggio ci ha permesso di inquadrare che circa il 50 per cento dei docenti non ha dato il proprio contributo alla stesura dei criteri di valutazione. La qualità dell’offerta formativa deve essere conquistata con processi di condivisione, lo stimolo nella scuola non è la competizione aziendalistica, ma l’emulazione. Un sistema di valorizzazione può esserci solo a patto che si tenga conto della capacità della scuola di fare autoanalisi”.

Su questo al governo Renzi non si può rimproverare nulla, visto che i Rav, i rapporti di autovalutazione delle scuole, sono stati redatti per la prima volta proprio quest’anno.

“La cosa che non perdoniamo al governo Renzi è l’aver voluto abusare dell’idea di riforma, che crea più clamore mediatico, invece di mettere in campo sperimentazioni soggette a verifica. Stiamo parlando di un settore delicato, non possiamo avere solo il modello anglosassone come riferimento”.  

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