Organico Covid docenti e Ata, continua la protesta: “Le scuole hanno bisogno di noi, ma lo Stato ci ignora” [VIDEO]

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Continua il focus di Orizzonte Scuola sull’organico Covid docenti e Ata con le voci di chi ha perso il lavoro e si trova in una situazione drammatica.

I 50mila operatori scolastici, che comprendono soprattutto gli Ata (oltre il 60%), ma anche insegnanti, sono ormai allo stremo. Si tratta di operatori, in prima linea nella lotta contro il Covid quando la pandemia era all’apice, ma adesso tagliati fuori dalla scuola pubblica a causa della mancanza di personale, nonostante le promesse del governo.

Due le storie che presentiamo oggi: quella di Carolina Noviello e quella di Raffaela Marino.

CAROLINA NOVIELLO

“Sono una precaria della scuola. Ho lavorato fino a poco tempo fa come collaboratrice scolastica. La scuola mi ha dato tanto nella vita, ma quel tanto che mi ha dato quel tanto si è ripreso”, spiega Carolina.

“Ho avuto già la possibilità di lavorare prima della pandemia, poi è subentrata l’emergenza. Ho sempre creduto nella scuola e ho continuato a lavorare per una scuola migliore, per i ragazzi, per i miei figli”, aggiunge.

“Ho sentito tante promesse, restare a casa non è giusto. Ho parlato con tanti collaboratori che si trovano in grande difficoltà per il carico operativo che hanno. Sono pochi e non ce la fanno. Spero vivamente che si possa fare qualcosa”, conclude.

RAFFAELLA MARINO

“Sono Raffaella, come tanti altri colleghi nel 2020 ho accettato per la prima volta un incarico come collaboratore scolastico e ho fatto parte con convinzione di questo personale. Ho lavorato in piena pandemia, lasciando i miei figli a casa, ho lasciato il mio vecchio lavoro che ho svolto per 17 anni a tempo indeterminato perché pensavo di dare un futuro migliore ai miei figli”.

E ancora: “Nel 2020 ho scoperto di aspettare il mio terzo figlio ed ero felicissima perché potevo dire di avere un lavoro stabile. Lavorare con i bimbi, con la scuola è stato fantastico. Mi sono esposta, la mia testimonianza va a supporto delle altre. Anche io ci credevo, credevo di aver trovato un lavoro stabile che mi portasse gratificazioni, ci ho creduto fino in fondo”

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