Organico autonomia, Bruschi: necessario cambiamento culturale per sfruttarne tutte le potenzialità

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L’ispettore del Miur Max Bruschi interviene ancora sull’organico dell’autonomia o meglio sulle potenzialità che lo stesso offre alle scuole autonome.

L’ispettore non manca di evidenziare le difficoltà dovute sia alla novità, che detto organico rappresenta, sia all’uso improprio, che in alcuni casi ne è stato fatto, sia alla mancata corrispondenza, almeno per lo scorso e il corrente anno scolastico, tra richieste delle scuole ed esigenze dell’amministrazione.

Le suddette difficoltà sono, comunque, considerate fisiologiche, nel senso che la novità va metabolizzata, tuttavia Bruschi insiste su un fattore fondamentale che impedisce un uso adeguato dell’organico dell’autonomia, ossia quello che lo stesso definisce “difficoltà culturale”. Tale difficoltà si evince  dagli impieghi alquanto riduttivi delle ore a disposizione, quasi le si consideri una sorta di eccedenza rispetto alla copertura delle ore didattiche ordinamentali.

Il problema principale, secondo l’Ispettore, è la gestione centralizzata dell’organico che dalla legge Casati è giunta sino ai nostri giorni. Per tale motivo, Bruschi che il problema è culturale, per cui lo stesso ritiene necessaria una attività formativa “continua”, rivolta tanto ai DS e alle figure strumentali, quanto a chi, nell’Amministrazione, opera nel settore organici.

Il punto sta nel comprendere le reali possibilità offerte dal nuovo organico, quindi è necessario, oltre ad un cambiamento formale (normativo), un cambiamento sostanziale da parte degli attori coinvolti.

L’ispettore ritiene, infine, che la nota n. 2852 del 5 settembre 2016 sull’Organico dell’Autonomia è importante soprattutto per il richiamo costante all’ampio margine di libertà assegnato alle istituzioni scolastiche, all’unitarietà dell’organico dell’autonomia e alla parità di rango tra i vari docenti chiamati tutti a contribuire al conseguimento degli obiettivi scolastici.

L’ispettore, dunque, ritiene che l’organico suddetto offra delle possibilità importanti per ampliare l’offerta formativa, purché via una rinnovata concezione nella gestione dello stesso, cosa che può avvenire solo attraverso un cambiamento culturale degli attori in campo, primi fra tutti (aggiungiamo noi) i dirigenti scolastici e i docenti.

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