Organi collegiali sempre deserti, Anief: i genitori vivono la scuola solo sui social

Stampa

Anief – I genitori degli alunni si allontanano dalla scuola, ma solo fisicamente. Perché quando c’è da votare i loro stessi rappresentanti negli organismi collegiali (Consiglio d’istituto e Consigli di classe) sono sempre meno a presentarsi e a candidarsi.

Mentre sui social media, l’argomento della formazione dei figli rimane tra i più trattati. L’assurdità è che nell’istruzione, a regolare la rappresentatività e la partecipazione democratica nella scuola dei genitori, come dei docenti e degli studenti, è ancora il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali.

Marcello Pacifico (Anief): “Quelle norme hanno fatto il loro tempo. Continuare a fare finta di nulla sta rendendo sempre più marginale il ruolo dei genitori e delle famiglie nelle decisioni scolastiche, che invece deve essere necessariamente vivo, perché altrimenti verrebbe meno quel patto di corresponsabilità che è alla base della frequenza proficua degli alunni a scuola. Inoltre, è sempre da quei decreti delegati che arrivò la spallata finale per l’avvio del processo di impiegatizzazione degli insegnanti, sia dal punto di vista retributivo sia a livello di funzione educativa e didattica, più imposta dall’alto e impossibile da mettere anche solo in discussione”.

Nella scuola la politica dell’immobilismo sta portando frutti sempre più malati: perché quando una delle componenti centrali dell’educazione e della formazione degli alunni, quale è quelle delle loro famiglie, progressivamente si allontana dalla vita scolastica, sino a rasentare l’indifferenza, allora significa che è proprio giunta l’ora di intervenire: “quando c’è da mettere in discussione le decisioni di maestre e professori, i tribunali sono presi d’assalto dai ricorsi di mamme e papà che obiettano su tutto: rimandi e bocciature, valutazioni dei compiti e delle interrogazioni, fino al voto sulla condotta”, scrive in queste ore Repubblica.

I dati dell’affluenza alle urne per il rinnovo dei rappresentanti negli organismi scolastici, spiega il quotidiano, è emblematico, perché “gli ultimi dati forniti dal ministero dell’Istruzione (quelli che compaiono nei Rav, Rapporti di autovalutazione degli istituti relativi al triennio 2019/2022) mostrano una partecipazione alla vita democratica delle scuole al minimo storico: meno di un genitore su dieci al voto nei licei, negli istituti tecnici e nei professionali; poco più di uno su 5 nel primo ciclo, scuole elementari e medie. Vent’anni fa, tra elementari e medie si recava al voto un genitore su tre, più di 13 su cento al superiore. E un decennio prima, nel 1989/1990, erano quasi 4 su dieci nel primo ciclo e 16 su cento alla secondaria”.

I numeri la dicono lunga sulla necessità di andare a rivedere il Titolo I del DPR 31 maggio 1974 n. 416 sugli organi collegiali e la partecipazione democratica nella scuola, introdotti dall’allora ministro il democristiano Franco Maria Malfatti. “Come sindacato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – riteniamo che quelle norme abbiano fatto il loro tempo. Se erano anacronistiche già nel 2000, quando è stata avviata la scuola dell’autonomia, figuriamoci nell’era dei social media e dell’interattività permanente”.

“Di riforma dei decreti delegati del 1974 – continua Pacifico – si parla da vent’anni: prima durante il lungo mandato di Letizia Moratti, ma soprattutto nel 2015 con la Buona Scuola di Renzi. Solo che non se ne è mai fatto nulla. Da qualche anno, c’è una commissione permanente al Miur che sta provando a capire quali sono le esigenze, ma siamo sempre nell’orbita dei progetti. La verità è che le modifiche servirebbero anche per andare a incrementare il potere decisionale dei docenti. I quali, dopo gli studenti, rimangono indiscutibilmente gli attori principali, con delicate responsabilità formative e docimologiche”.

Stampa

Sogni d’insegnare all’estero? Scegli come requisito d’accesso alle prove il corso di interculturalità di Eurosofia