Ordinanza valutazione, Consigli di classe devono attivare specifiche strategie per il raggiungimento dei livelli di apprendimento

di Katjuscia Pitino

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L’attivazione di specifiche strategie per il raggiungimento dei livelli di apprendimento si ricava direttamente dal D.Lgs. n.62 del 2017.

Forse prima dell’avvento della DAD, non tutte le scuole, in sede di valutazione periodica e finale, hanno tenuto conto delle indicazioni della norma di cui agli articoli 3 e 4 del citato decreto. Certo è che il legislatore, per la scuola del primo ciclo ha attuato una sottile distinzione, prevedendo che per la scuola primaria le strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento siano attivate quando le valutazioni periodiche o finali delle alunne e degli alunni indichino livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione; al contrario per la scuola secondaria di primo grado, qualora indichino carenze nell’acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline.

Spetta perciò ai consigli di classe individuare e attivare le suddette strategie, per consentire agli alunni di migliorare i livelli di apprendimento. Di ciò si tratta anche nell’O.M. n.11 del 16 maggio 2020, in cui si afferma che, ai fini della redazione dei piani di apprendimento individualizzati (PAI, da non confondere con il vecchio piano annuale per l’inclusione, diventato PPI – Piano per l’inclusione – per effetto del D.Lgs. n.66 del 2017), sarà necessario indicare per ciascuna disciplina gli obiettivi di apprendimento da conseguire o da consolidare nonché le specifiche strategie per il raggiungimento dei relativi livelli.

Non è però superfluo sottolineare il fatto che il testo definitivo dell’ordinanza ministeriale, in materia di recupero o di rinforzo degli apprendimenti, rimandi esclusivamente agli obiettivi di apprendimento da far conseguire agli alunni, dimenticando forse, per lieve negligenza, di richiamare il testo delle Indicazioni Nazionali per il curricolo di cui al D.M. n.254 del 2012 (testo integrato nel 2018 Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari), che rappresenta uno dei capisaldi della didattica, fonte assoluta delle progettazioni disciplinari per il primo ciclo di istruzione (delle IN si fa riferimento soltanto nel D.L. n.22 del 2020). Detto documento peraltro stabilisce come prescrittivi i traguardi per lo sviluppo delle competenze, facendoli assurgere anche a criteri per la valutazione. Ma leggendo il testo dell’ordinanza di tutto ciò non v’è traccia, non un cenno a quanto sancito nel decreto 62 del 2017: “la valutazione è coerente con l’offerta formativa delle istituzioni scolastiche (…) con le Indicazioni nazionali per il curricolo”.

Nel testo delle IN si legge chegli obiettivi di apprendimento individuano campi del sapere, conoscenze e abilità ritenuti indispensabili al fine di raggiungere i traguardi per lo sviluppo delle competenze.

In sede di valutazione finale i consigli di interclasse e classe dovranno dunque indicare gli obiettivi di apprendimento e le strategie per il loro raggiungimento, tenendo presente che, per queste ultime, nel testo delle IN, si trovano espliciti riferimenti.

Le strategie educative, didattiche e organizzative hanno precipue finalità: rendere l’insegnamento efficace e far raggiungere agli alunni gli obiettivi di apprendimento previsti.

Scegliere strategie significa adottare soluzioni, modalità, comportamenti, strumenti congeniali affinché sia raggiunto un determinato scopo.

Ma quali sono le strategie di cui può disporre un insegnante? E che cos’è in termini didattici una strategia?

Per la definizione di strategia didattica, prendiamo a prestito quella fornita di Antonio Calvani, che la definisce “come una particolare tipologia di piano d’azione, un progetto attuativo di durata relativamente breve, riconoscibile attraverso una sua univoca denominazione, identificabile in rapporto a un frame o a una cornice di riferimento generale, che mantiene un suo grado di flessibilità decisionale interno ma che si avvale anche di un set definito di routine procedurali specifiche e riproducibili e che, sulla base di una chiara documentazione e di evidenze acquisite, si candida come la soluzione più efficace, efficiente e attraente per il conseguimento di taluni obiettivi didattici all’interno di una determinata tipologia di contesto di apprendimento”1.

Lo stesso autore aggiunge che “una strategia è una sequenza di decisioni e di azioni finalizzate a fronteggiare/risolvere un problema non del tutto conosciuto; una strategia si esplica in un processo circolare di valutazione/decisione/nuovo intervento, orientato al raggiungimento di uno scopo”2

Tra le strategie tradizionali si annoverano l’individualizzazione e la personalizzazione (strategie altamente inclusive):

  • l’individualizzazione prevede un recupero attraverso una diversa impostazione del materiale didattico, una destrutturazione degli obiettivi comuni, il cui raggiungimento è conseguito con una diversa scansione temporale. Scrive Massimo Baldacci che l’individualizzazione “si riferisce alle procedure didattiche finalizzate ad assicurare a tutti gli studenti le competenze comuni (o di base) del curricolo, attraverso una diversificazione dei percorsi di apprendimento”3. Nell’individualizzazione fattore determinate diventa il continuo feedback con l’alunno attraverso un approccio valutativo formativo che è costante. Nell’I si recupera e si consolida ciò che non è stato raggiunto. Una procedura individualizzata è il mastery learning.
  • La personalizzazione si fonda su obiettivi diversi, calibrati direttamente sulle capacità del singolo. L’alunno viene direttamente coinvolto nei processi decisionali che riguardano il suo apprendimento, l’intervento personalizzato tiene conto delle capacità del soggetto e mira a fargli raggiungere consapevolezza di quanto apprende (tende a sviluppare i processi metacognitivi). Nella personalizzazione gli obiettivi non sono comuni, ma diversi, perché appunto, definiti sul singolo. Di conseguenza avremo azioni singolari, tarati sui singoli soggetti.

Accanto ad esse si pone la differenziazione didattica che permette di differenziare il contenuto, il processo e il prodotto4 (la differenziazione del contenuto riguarda anche le modalità di acquisizione).

  • L’apprendimento collaborativo con definizione di ruoli all’interno di un gruppo;
  • il modellamento: l’insegnante offre esempi all’alunno su come svolgere un determinato compito;
  • la facilitazione (sostegno dell’insegnante anche attraverso schemi e materiali);
  • la scomposizione ( i contenuti sono semplificati e scomposti per permetterne il raggiungimento).

Queste ed altre ancora possono entrare a far parte di quel “piano di azione” di cui parla Calvani per il raggiungimento di uno scopo.

Anche l’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative può rivelarsi utile ai fini di un percorso di recupero o consolidamento.

1 A.Calvani in G.Bonaiuti, Le strategie didattiche, Carocci Faber, 2016, pp.9-10.

2 A.Calvani, Principi dell’istruzione e strategie per insegnare, Carocci Faber, 2015, pag.11.

3 M.Baldacci, Personalizzazione o individualizzazione?, Erickson, Trento, 2006, pag.19.

4 Per un approfondimento riguardo alla differenziazione didattica si consulti il testo di L. D’Alonzo, La differenziazione didattica per l’inclusione, Erickson, Trento, 2016.

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