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Orario lavorativo fino a 24 ore: assegnazione 6 ore aggiuntive spetta ai Dirigenti, partecipano anche i precari, ma il buon andamento della PA prevale sulle pretese dei docenti. Sentenza

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Un docente agiva per ottenere il pagamento della somma corrispondente alle differenze di retribuzione dovute per l’assegnazione di “spezzoni di insegnamento” attribuiti ad altri docenti. La Corte d’Appello aveva  rilevato che il diritto all’attribuzione dello spezzone di insegnamento non fosse riservato ai soli docenti di ruolo, affermando che, una volta avvenuto il completamento di orario nel limite delle 18 ore, gli “spezzoni di insegnamento” vanno attribuiti per scorrimento, iniziando dai docenti di ruolo, e poi interpellando i precari. Il caso in commento è tratto dall’ordinanza della Cassazione civile 8798/24

Le contestazioni del ricorrente sulle assegnazioni degli spezzoni orari

Il docente lamentava due questioni nello specifico. La prima interessava  la scelta dell’Amministrazione di assegnare ad un docente le due ore di insegnamento eccedenti l’orario di cattedra, in quanto il medesimo era già titolare di una cattedra di 18 ore e per i docenti a tempo determinato sussiste il divieto di superamento delle 18 ore.  La seconda interessava l’anno scolastico successivo, nello specifico le modalità di assegnazione delle ore ad un docente che aveva la cattedra in un Comune e il completamento orario in altro, pur essendo la medesima Istituzione Scolastica, ed era quello del comune di completamento, il plesso dove erano state assegnate le ore contestate. Sosteneva, pertanto, che la mancata assegnazione al ricorrente delle due ore eccedenti contrastava con l’art. 1, comma 4, del D.M. n. 131/2007, da cui si evince che per scuola di servizio deve intendersi la scuola sede di organico, e non altre scuole facenti parte della medesima istituzione scolastica; aggiungendo che i “docenti in servizio nella scuola” sono soltanto quelli dell’organico della scuola stessa, e non anche quelli appartenenti ad altro organico. Argomentando infine che ai sensi dell’art. 23 della legge n. 448/2001, il diritto al completamento dell’orario va esercitato salvaguardando in ogni caso l’unicità dell’insegnamento nella classe e nelle attività di sostegno.  La Cassazione, analizza nello specifico un contenzioso complesso ed articolato, respingendo le istanze del lavoratore, affermando alcuni elementi di diritto che ora estrapoliamo.

Spetta ai Dirigenti attribuire le ore aggiuntive d’insegnamento

La Corte ha chiarito che l’art. 22, comma 4, della legge n. 448/2001 (Disposizioni in materia di organizzazione scolastica),”Nel rispetto dell’orario di lavoro definito dai contratti collettivi vigenti, i dirigenti scolastici attribuiscono ai docenti in servizio nell’istituzione scolastica, prioritariamente e con il loro consenso, le frazioni inferiori a quelle stabilite contrattualmente come ore aggiuntive di insegnamento oltre l’orario d’obbligo fino ad un massimo di 24 ore settimanali”, norma che  si inserisce nel contesto più ampio dell’art. 22 e nel quadro della piena valorizzazione dell’autonomia e di una migliore qualificazione dei servizi scolastici (Cass. n. 5244/2020). Si è in particolare evidenziato che in tale quadro le dotazioni organiche del personale docente delle istituzioni scolastiche autonome soggiacciono a precise regole: sono costituite sulla base del numero degli alunni iscritti, delle caratteristiche e delle entità orarie dei curricoli obbligatori relativi ad ogni ordine e grado di scuola, nonché nel rispetto di criteri e di priorità che tengano conto della specificità dei diversi contesti territoriali, delle condizioni di funzionamento delle singole istituzioni e della necessità di garantire interventi a sostegno degli alunni in particolari situazioni, con particolare attenzione alle aree delle zone montane e delle isole minori.

Legittimo assegnare spezzone orario nel plesso di completamento appartenente allo stesso Istituto Scolastico

Il ricorso, osserva la Cassazione, nell’argomentare che gli spezzoni di orario possono essere assegnati a docenti in servizio presso la scuola sede di organico, (e non presso altre scuole facenti parte della medesima istituzione scolastica) e che il completamento non può comportare il superamento dell’orario di servizio previsto dal CCNL Scuola per i supplenti di scuola secondaria e deve garantire l’unitarietà dell’insegnamento, non considera che le cattedre afferivano ad un’unica istituzione scolastica  e che si trattava comunque di un docente di ruolo. Confermando, pertanto, la legittimità dell’operato del Dirigente Scolastico nell’assegnazione delle 4 ore al docente in ragione del suo prioritario diritto al completamento dell’orario di cattedra. Per la Cassazione i principi da seguire sono quelli enunciati dalla Corte secondo cui ai sensi dell’art. 1, comma 4, del D.M. 131/2007 (Regolamento per il conferimento delle supplenze al personale docente ed educativo ai sensi dell’articolo 4 della legge n. 124/1999), solo le ore di insegnamento, pari o inferiori a 6 ore settimanali, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario non fanno parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento e restano nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità di tali spezzoni di insegnamento.

Le ore pari o inferiori a 6 ore settimanali che non concorrono a costituire cattedre o posti orario sono a disposizione della scuola

La Cassazione ribadisce  pertanto che solo le ore di insegnamento, pari o inferiori a 6 ore settimanali, che non concorrono a costituire cattedre o posti orario non fanno parte del piano di disponibilità provinciale da ricoprire in base allo scorrimento delle graduatorie ad esaurimento e restano nella competenza dell’istituzione scolastica ove si verifica la disponibilità di tali spezzoni di insegnamento. Sono stati inoltre evidenziati i criteri di priorità per l’assegnazione delle ore supplementari che, solo all’esito delle attività di determinazione dell’organico, restano nella competenza dell’istituzione scolastica per l’ulteriore assegnazione aggiuntiva (in favore, nell’ordine, di docenti con contratto a tempo determinato aventi titolo al completamento dell’orario in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi; docenti con contratto a tempo indeterminato in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi; docenti con contratto a tempo determinato in servizio nella scuola medesima, forniti di specifica abilitazione per l’insegnamento di cui trattasi).

I criteri di preferenza

Si è dunque precisato che l’affermazione del principio della preferenza dei docenti in servizio nell’istituzione scolastica nell’assegnazione delle frazioni delle ore aggiuntive di insegnamento fino ad un massimo, anch’esso previsto contrattualmente, di 24 ore settimanali è prevista non solo a condizione che tale personale presti il proprio consenso ma anche che le frazioni inferiori a quelle stabilite contrattualmente non costituiscano per i docenti in servizio completamento dell’orario d’obbligo previsto dalla contrattazione collettiva (v. in tal senso Corte cost. n. 13 del 2004); mentre, continua la Cassazione, le ore eccedenti effettivamente disponibili possono dunque residuare solo a conclusione anche delle operazioni di attribuzione delle nomine a tempo determinato, per l’anno scolastico di riferimento (ed infatti per l’attribuzione di tali ore il docente a tempo determinato nominato con spezzone orario precede i docenti a tempo indeterminato).

Assegnazione delle sei ore: il buon andamento della PA prevale sul tetto delle ore massimo a cui aspira il docente

Nel caso di specie la Cassazione ha evidenziato che l’attribuzione ad un docente di entrambi gli spezzoni di insegnamento  contestati avrebbe comportato l’impegno del medesimo docente per 24 ore distribuite su cinque classi di insegnamento (biennio e triennio), e che tale soluzione era stata considerata, con valutazione obiettiva assunta ex ante, non praticabile dal dirigente scolastico per ragioni didattiche , affermando, la Cassazione, pertanto la seguente considerazione di diritto: Le censure del ricorrente relative alla mancata previsione delle ragioni didattiche nell’ambito dell’ordinamento scolastico sono infondate, ove si consideri che le esigenze relative al buon funzionamento della Scuola sono riconducibili al principio di buon andamento dell’Amministrazione di cui all’art. 97 Cost., ed hanno dunque carattere prevalente sull’interesse del docente al raggiungimento del tetto delle 24 ore di insegnamento.

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