Ora di religione, un nuovo scenario è sempre possibile. Lettera

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inviata da Prof.ssa Eloisia Spanò – Nelle ultime settimane, si è acceso un dibattito relativo alla sostituzione dell’ora di religione e dell’ora di “alternativa alla religione cattolica” con un’ora di educazione civica.

Da insegnante, mi sono profondamente interrogata sulla questione, cercando di passare al vaglio l’importanza di tutte le discipline chiamate in causa in questo “gioco di scambi”.

E’ bastato interrogarsi e riflettere, pensare ai nostri ragazzi e alle nostre classi ormai sempre più multietniche per fare emergere nuove necessità che trascendano di fatto la classica “ora di religione” e siano al contempo un imprescindibile valore aggiunto per la crescita morale e spirituale dei ragazzi (parte, quest’ultima, che verrebbe meno nel caso dell’introduzione dell’ora di educazione civica a sostituzione dell’ora di religione).

A tal proposito, ho pensato che per dare un rinnovato valore a quest’ora di didattica possa essere una soluzione introdurre un nuovo insegnamento di “storia delle religioni”, articolato nello studio approfondito in prospettiva storico/filosofica dei pensieri religiosi che hanno accompagnato la storia dell’uomo, dalle origini politeiste, allo sviluppo delle grandi religioni monoteiste, fino ai pensieri filosofici e religiosi orientali e, perché no, all’ateismo.

Una disciplina di questo tipo aprirebbe un grande orizzonte dinnanzi ai nostri alunni in quanto fornirebbe loro degli strumenti di conoscenza del mondo, dell’altro e della spiritualità intesa non più come qualcosa che divide un musulmano da un cristiano e un cristiano da un induista, ma come un sentire atavico e primordiale che ci accomuna al di là del nome che ciascuno dà al proprio dio.

Il nostro mondo è più che mai globalizzato e laico ma risulta evidente che la “globalizzazione dei pensieri religiosi” (posti tutti sullo stesso piano ed osservati con un’unica metodologia conoscitiva) non ci appartenga ancora: ciò si configura come un limite del nostro tempo che spesso ci pone in una condizione di diffidenza, indifferenza e fobia nei confronti di chi non ha il nostro stesso credo. Globalizzare e laicizzare mettendo al primo posto la conoscenza e la cultura globale dei ragazzi. Dalla scuola può partire il cambiamento.

Questa prospettiva, tuttavia, sebbene non vada in alcun modo a mettere in dubbio/crisi la figura dei docenti di religione, implica al contempo una rivisitazione in positivo della loro figura di docenti, docenti che non si troverebbero più a far lezione a classi composte da soli tre o quattro studenti ma che ritroverebbero intere classi interessate alle preziose conoscenze da loro veicolate.

Un nuovo scenario è sempre possibile.

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