Ora di religione, sempre meno studenti la scelgono. I vescovi scrivono alle famiglie: “È un aiuto e un sostegno per per i giovani”

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Prosegue l’esodo dall’ora di religione cattolica: nel Veneto, ad avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica oggi sono l’83% degli studenti del Triveneto, il 10% in meno di 20 anni fa.

Per questo motivo, spiega il Corriere del Veneto, i vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto che hanno scritto una lettera-messaggio rivolta a studenti e genitori in vista delle iscrizioni in arrivo nelle prossime settimane.

Abbiamo la fiducia e la speranza – scrivono i vescovi – che tutti possiate considerare l’insegnamento di religione cattolica un aiuto e un sostegno. Scegliere di avvalersi di uno spazio formativo come questo, oggi è importante per i ragazzi e i giovani poiché offre l’opportunità di approfondire la ricchezza culturale della fede cristiana e cattolica, del suo rapporto con le altre religioni e con i contesti di vita odierni. Riteniamo sia utile per favorire negli alunni la maturazione di identità libere, responsabili e aperte alle domande di senso a partire da un’approfondita conoscenza di Gesù Cristo e a formare coscienze morali mature, capaci di interazione e di dialogo con tutti“.

Sul tema si esprime anche Carmela Palumbo, direttore dell’ufficio scolastico regionale: “Il fenomeno è certamente in parte dato dalla presenza di alunni stranieri di altre religioni ma in misura molto minore di quanto si possa pensare: l’aumento degli alunni stranieri ha avuto un acme 6-7 anni fa, poi la curva si è fermata intorno al 10% degli iscritti. Io credo che in linea di massima ora le famiglie la vedano veramente come un’opzione, che stia diventando insomma una scelta consapevole, non più un percorso quasi obbligato come era fino a qualche anno fa“.

Alle superiori e in particolare negli istituti tecnici si arriva anche al 68% delle adesioni“, spiega don Domenico Consolini, responsabile regionale della Commissione della conferenza episcopale per l’educazione la scuola e l’università. “Certo, uno dei problemi è la mancanza dell’ora di alternativa: i ragazzi possono uscire, sono grandi e preferiscono farsi un giro. Poi è anche l’approccio all’insegnamento che va diversificato“.

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