Ora di lezione di 50, 55 o 60 minuti: chi decide. Il ruolo del Dirigente Scolastico e dei genitori, alcune possibili soluzioni

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organi collegiali

Cosa succede quando gli organi collegiali sono in contrasto su disposizioni fondanti l’attività organizzativa dell’Istituzione scolastica? La collaborazione e partecipazione tra tutti gli stakeholders non avviene in automatico. È il Dirigente scolastico il rappresentante legale ed è Lui che deve garantire la gestione e direzione unitaria della scuola.

Quesiti dei lettori – Pareri discordanti tra Collegio e Consiglio di istituto sull’orario delle lezioni

Una gentile insegnante nostra lettrice ci racconta quello che accade nella scuola in cui presta servizio. Il Collegio docenti “vota la rimodulazione dell’orario delle lezioni per passare all’ora da 60 minuti anziché, i 55 minuti attuali”  Tuttavia i genitori, interpellati tramite sondaggio, non concordano. E’ possibile che anche il Consiglio di istituto respinga la richiesta. Quale parere prevale? Si tenga conto che il recupero dei minuti non svolti viene utilizzato frequentemente per la sostituzione dei collegi assenti.

L’unità oraria della lezione – Normativa

Non è possibile naturalmente escludere dal nostro intervento in risposta al quesito della lettrice, la normativa che sull’argomento orario ed annessa organizzazione strutturale delle lezioni, è ampiamente presente e chiarificatrice di qualsivoglia dubbio in merito.

La nostra gentile insegnante è sicuramente a conoscenza di quanto stiamo per specificare, ma probabilmente non tutti ravvisano la differenza che intercorre tra:

  • Ora di lezione: 60 minuti
  • Unità oraria di lezione: 45-50-55 minuti, le più frequenti.

Come specificato nel quesito iniziale, sono le Istituzioni scolastiche, che deliberano la riduzione oraria della lezione, per svariati motivi che elencheremo successivamente. Giuridicamente parlando, citiamo le seguenti fonti:

D.P.R. n. 275/1999 – Regolamento recante norme in materia di autonomia delle Istituzioni scolastiche

L’orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l’articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie”.[Art. 5, comma 3].

Nell’esercizio dell’autonomia didattica le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni. A tal fine le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune e tra l’altro:

[…] b) la definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l’unità oraria della lezione e l’utilizzazione, nell’ambito del curricolo obbligatorio di cui all’articolo 8, degli spazi orari residui [art. 4, comma 2]

CCNL 2006/09 Comparto Scuola

Al di fuori dei casi previsti dal comma successivo, qualunque riduzione della durata dell’unità oraria di lezione ne comporta il recupero nell’ambito delle attività didattiche programmate dall’istituzione scolastica. La relativa delibera è assunta dal collegio dei docenti. [Art. 28 comma 7]

Per quanto attiene la riduzione dell’ora di lezione per cause di forza maggiore determinate da motivi estranei alla didattica, la materia resta regolata dalle circolari ministeriali n. 243 del 22.9.1979 e n.192 del 3.7.1980 nonché dalle ulteriori circolari in materia che le hanno confermate. La relativa delibera è assunta dal consiglio di circolo o d’istituto. [Art. 28 comma 8]

Se la riduzione oraria è per motivazioni didattiche il Consiglio di Istituto non può opporsi a quanto deliberato dal Collegio a meno che…

Per quanto l’articolo n. 28, comma 7, stabilisca sia una delibera del Collegio docenti a determinare la riduzione dell’unità oraria di lezione per motivazioni di natura organizzativo-didattica ed annesse modalità strategiche di recupero frazioni orarie non svolte, non può non essere coinvolto il Consiglio di Istituto deputato all’approvazione del Piano triennale dell’offerta formativa, documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche il quale esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa e organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia.

Quindi, qualunque modifica, integrazione o approvazione del PTOF, prevede un iter procedimentale specifico che coinvolge:

  • il Dirigente scolastico con l’atto di indirizzo per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione;
  • l’eleborazione da parte del Collegio con relative delibere circa le competenze a lui deputate, e
  • l’approvazione finale del Consiglio di istituto.

Se il Consiglio di Istituto decidesse di non approvare il Piano triennale dell’offerta formativa, obiettando proprio il piano comprendente la riduzione oraria per motivazioni didattiche, dovrebbe darne una motivazione adeguata e la questione tornerebbe in sede di collegio per una nuova deliberazione in tal senso. Ma è prevedibile che non ci sarebbe alcun cambiamento da parte del Collegio che rivendicherebbe, nel pieno del rispetto della Legge, la competenza a deliberare sulle questioni educativo – formative. Il Consiglio di istituto non ha il potere di irrompere in ciò che è di pertinenza del Collegio.

A meno che ci siano delle problematiche strutturali di forza maggiore; ad esempio problemi legati ai trasporti, elevato pendolarismo o situazioni emergenziali da Pandemia che inducono il Consiglio di istituto e il Dirigente scolastico ad optare per la riduzione oraria. In tali casi il Collegio viene soltanto informato e chiamato ad esprimersi sulla compatibilità della medesima con le esigenze didattiche. Ma l’ultima parola è del:

  • Consiglio di istituto che rappresenta tutte le componenti gravitanti attorno alla scuola, tra le quali i genitori; da qui si spiega il sondaggio effettuato verso le famiglie atto a captare la loro opinione in merito, e il
  • Dirigente scolastico – insieme al suo staff e collaboratori delegati – che dovrà successivamente concretizzare e pianificare organizzativamente parlando, quanto stabilito in linea teorica e regolamentativa.

Il recupero delle frazioni orarie: il Collegio delibera le modalità

La premessa doverosa da fare è che il recupero delle frazioni orarie non svolte deve essere destinato alle attività di insegnamento, fermo restando lo svolgimento delle ore previste dal curricolo. A titolo esemplificativo:

  • valorizzazione e potenziamento delle competenze linguistiche, digitali, matematico-scientifiche
  • rientri pomeridiani
  • implementazione di attività PCTO
  • attività per gruppi di livello
  • attività generiche di recupero
  • rafforzamento delle misure a sostegno degli alunni BES

Di conseguenza il Collegio dei Docenti deve approvare un progetto, nel quale indicare le modalità di recupero delle ore di insegnamento:

  • sia per gli studenti, che hanno diritto al monte orario annuo di lezione per ciascuna disciplina;
  • sia per i docenti, i quali sono tenuti agli obblighi contrattuali dell’orario settimanale.

Il recupero deve essere, quindi, funzionale alle esigenze didattiche e deve essere tale da coinvolgere direttamente tutti gli studenti per un monte ore complessivamente corrispondente al numero di ore di lezione perse nelle diverse discipline in seguito alla riduzione della durata oraria.

Possibile recuperare le frazioni orarie tramite sostituzione colleghi assenti?

Soltanto in via del tutto eccezionale e posto come ultimo criterio all’interno delle modalità di recupero possibili di quanto non svolto dai docenti e alunni causa la riduzione dell’unità oraria; quindi tramite la medesima delibera del Collegio docenti di cui sopra. Ciò favorirebbe il funzionamento dell’istituzione scolastica in casi di emergenza organizzativa e problematiche correlate di sorveglianza alunni.

Il ruolo importante del Dirigente scolastico nella gestione unitaria della Scuola

Il Dirigente scolastico è il rappresentante legale dell’istituzione che dirige ed è direttamente responsabile e garante della gestione unitaria della scuola. Ciò significa che, all’interno di quest’ultima, egli deve promuovere la collaborazione e la partecipazione dei vari componenti per il raggiungimento degli obiettivi didattici, formativi educativi e generali. Tramite l’atto di indirizzo esplicita agli organi collegiali, in particolare al Collegio docenti, la visione strategica, organizzativa e le scelte di gestione che vuole esercitare cercando nel medio-lungo termine di dare concretezza a quanto prefissato nel Piano triennale dell’offerta formativa.

D’altronde, come previsto dalla Direttiva ministeriale n. 36/2016 la “Direzione unitaria della scuola, promozione della partecipazione e della collaborazione tra le diverse componenti della comunità scolastica, dei rapporti con il contesto sociale e nella rete di scuole” è oggetto di valutazione dei Dirigenti scolastici, anche se per l’anno 2019/20 e precedenti, tale pratica non è mai andata a regime.

N.B.: Qui di seguito un articolo interessante dell’Avvocato Barone, sulla riduzione dell’unità oraria della lezione in tempi di Pandemia.

Coronavirus e riduzione oraria, le ore non prestate possono non essere recuperate?

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