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Opzione donna: guida alla misura e alla proroga

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Come funziona il regime sperimentale donna, lo scivolo contributivo per le lavoratrici dai 58 anni di età.

Opzione donna è una misura di pensionamento anticipato per lavoratrici, introdotta dalla Legge Maroni, ovvero dalla legge 243 del 2004. Si tratta di una misura sperimentale che dovrebbe scadere il 31 dicembre prossimo.

Usare il condizionale è un obbligo, soprattutto adesso che la misura è entrata nella prima bozza di legge di Bilancio per una sua ancora eventuale proroga anche nel 2021. Se la misura verrà confermata, l’anticipo pensionistico per molte lavoratrici resterà una possibilità anche l’anno venturo. Ma come funziona questo strumento previdenziale e come funzionerà se davvero verrà prorogata al 2021?

Opzione donna, platea delle beneficiarie

Con lo scivolo contributivo donne, vie concessa la facoltà alle lavoratrici del settore pubblico e alle lavoratrici del settore privato, ma anche alle lavoratrici autonome, di lasciare il lavoro con molti anni di anticipo rispetto alla normale pensione di vecchiaia. Infatti l’età di uscita parte dai 58 anni per le lavoratrici dipendenti. Per le lavoratrici autonome invece l’età di uscita è a 59 anni.

Nella misura c’è anche un requisito contributivo minimo che è pari a 35 anni di contribuzione previdenziale versata. La misura è un tipico strumento di pensionamento flessibile perché, come dice lo stesso nome dello strumento, si tratta di una misura opzionale. Le lavoratrici possono scegliere se e quando uscire con opzione donna, a partire proprio dalla soglia di età minima che la misura prevede.

Opzione donna, penalizzazione di assegno

La misura, se dal punto di vista dell’età di uscita dal mondo del lavoro è nettamente appetibile, lo è di meno per quanto concerne l’importo dell’assegno. Opzione donna infatti è un canale di uscita anticipato con assegno previdenziale calcolato con il sistema contributivo.

Anche se la lavoratrice ha molti dei 35 anni di contributi che servono, versati in epoca retributiva, se sceglie l’uscita con opzione donna, deve accettare per forza di cose il ricalcolo contributivo, lasciando una buona parte del proprio assegno pensionistico, un autentico taglio che può superare anche il 30% della pensione teoricamente spettante aspettando i 67 anni della pensione di vecchiaia ordinaria.

Opzione donna, chi esce nel 2020 e chi potrebbe uscire nel 2021

Per il 2020 opzione donna prevede che possano andare in pensione le lavoratrici dipendenti che hanno già compiuto  58 e le lavoratrici autonome  che hanno già compiuto 59 anni nel corso del 2019. In pratica, possono uscire dal lavoro quelle lavoratrici che hanno completato l’età necessario e allo stesso tempo anche i 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2019.

E per la proroga che sembra sul punto di entrare nella manovra finanziaria, la stessa età e gli stessi contributi andranno completati entro la fine del 2020, cioè entro il 31 dicembre prossimo, per poter così iniziare a sfruttare lo scivolo già nel 2021. Anche non scegliendo la via della pensione subito nel 2021, per le lavoratrici che centrano i requisiti vige la cristallizzazione del diritto, nel senso che per chi ha maturato i requisiti 2020 entro il 31 dicembre 2019 e per chi maturerà (eventualmente) quelli 2021, entro il 31 dicembre 2020, l’opzione potrà essere sfruttata anche in futuro.

Sulla decorrenza della pensione con opzione donna poi, va detto che vige il sistema a finestre, con la decorrenza posticipata di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le lavoratrici autonome. In pratica, le lavoratrici dipendenti percepiranno il primo rateo di pensione dopo un anno mentre l’attesa sarà di un anno e mezzo per le lavoratrici autonome.

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