Le OO.SS chiedono ai partiti più concretezza e meno slogan sulla scuola

di Giulia Boffa
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Red – Tutti i partiti politici in vista delle elezioni si dicono interessati alla questione scuola, con più o meno slogan accattivanti.

Red – Tutti i partiti politici in vista delle elezioni si dicono interessati alla questione scuola, con più o meno slogan accattivanti.

Le OO.SS chiedono però fatti più che parole ad effetto ed enunciazioni di principio e vorrebbero che si entrasse nel merito delle questioni, come riferisce l’agenzia di stampa Adnkronos. 

 
"Finora – lamentano i sindacati di categoria – stiamo assistendo a dibattiti in linea teorica e a slogan ma, al momento, nessuno ha ancora detto, cosa nel concreto fará e, soprattutto, dove spenderà di meno per investire nell’istruzione".
 
"Un candidato premier o una colazione – evidenzia all’Adnkronos il leader della Uil Scuola, Massimo Di Menna – per essere credibile su questo versante, innanzitutto dovrebbe dire nel suo programma, quindi prima del voto, dove togli fondi, dove ha intenzione di tagliare la spesa pubblica improduttiva per investire in istruzione. Purtroppo – sottolinea – assistiamo ancora a un generico elenco di cose che devono essere fatte senza dire dove si toglie. E dopo un elenco di belle parole, alla prima finanziaria si torna a tagliare sulla scuola".
 
Come seconda cosa, prosegue Di Menna, in un programma credibile "dovrebbe essere indicato chiaramente cosa si intende fare per ridare valore sociale e riconoscimento economico al lavoro che tanti docenti fanno nelle scuole che, nonostante tutto, continuano a funzionare".
Inoltre, bisognerebbe stabilire "quali interventi mettere in campo per modernizzare la scuola, presentare un piano che dica chiaramente come e con che tappe si interverrà nei quattro anni di legislatura".
 
Per ridare concretamente centralità alla scuola "non solo a parole o con slogan", conclude Di Menna "occorre presentare una proposta fattibile e credibile che, al di lá delle affermazioni di principio, dica chiaramente che a giugno, nella manovra 2014 per finanziare l’istruzione si taglierà dai settori x o y".
 
Dello stesso tono le argomentazioni del segretario generale della Cisl Scuola, Francesco Scrima che parte da una premessa: "Oggi – spiega all’Adnkronos – nel mondo della competitività la sfida si vince tra chi è ricco di materia grigia non chi è ricco di materie prime e la materia grigia non si estrae dal sottosuolo. Quindi da un momento delicato come quello della crisi attuale il Paese può uscire solo se investe in capitale umano, formazione e istruzione".
 
In diverse occasione nel nostro Paese, ha ricordato Scrima, "la scuola ha dimostrato di essere fondamentale per la ripresa. Dalla scuola elementare che ha combattuto l’analfabetismo alla formazione tecnica che è stata una linfa importantissima nel portare l’Italia ad essere uno tra i maggiori paesi manifatturieri, la scuola ha sempre avuto un ruolo fondamentale nei processi di crescita".
 
"La scuola è un luogo di crescita e non di spesa" e oggi più che mai, evidenzia ancora il leader della Cisl Scuola "è fondamentale cambiare paradigma. E cambiare paradigma significa rispondere alla domanda: cosa deve fare la scuola per questo paese e cosa deve fare questo paese per questa scuola. Se c’è un male che affligge la scuola – sottolinea Scrima – è la sua solitudine".
 
Una cosa è certa, secondo Scrima, occorre superare la "cultura del ‘punto e capo’ perché la scuola non reggerebbe ad un simile scossone. Occorre puntare su percorsi di apprendimento di qualità. La scuola deve fornire ai ragazzi conoscenze, capacità e competenze che possano assicurare l’inserimento in un mondo del lavoro sempre piú difficile e globalizzato. Occorre poi valorizzare le professionalità di chi nella scuola lavora con impegno, con fatica e con passione".
"La scuola – conclude Scrima – sinora ha pagato un prezzo molto alto al risanamento del paese. Ormai non si può piú nemmeno raschiare il fondo del barile perché è scomparso anche il barile.
Occorre un progetto chiaro altrimenti, di finanziaria in finanziaria si continua con tagli che il sistema non regge piú". Qundi un monito: "la scuola è un bene comune che appartiene al Paese, non è nè di centrodestra nè di centrosinistra. Su questo tema si devono trovare le convergenze".
 
E sulla necessità di chiarezza e su impegni concreti insiste anche il Coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Rino di Meglio che, sottolineando che "spazi per i tagli nella scuola non ce ne sono piú", invita i candidati a scrivere "qualcosa di concreto" indicando con chiarezza "quali sono le prioritá".
"Con i tagli nella scuola – ricorda di Meglio all’Adnkronos – sono stati risparmiati 8 miliardi di euro e, nonostante le tasse nel bilancio dello stato è aumentato il deficit. C’è un buco nero che ci sfugge. Una politica seria – sottolinea – deve capire dove è questo buco nero e, sicuramente non è nella scuola".
 
Di Meglio annuncia quindi che il sindacato di base sta preparando un documento in dieci punti da sottoporre ai candidati dei diversi schieramenti. I primi due punti riguardano due "cavalli di battaglia" dell’organizzazione e prevedono l’istituzione di un’area contrattuale specifica per i docenti, "un riconoscimento morale, che evidenzia le funzioni specifiche della professione insegnante e che non costa nulla", e un Consiglio superiore della docenza, quale organismo nazionale di garanzia di libertá di insegnamento", per "rafforzare il ruolo della scuola e dei docenti" e per "rilanciare la scuola pubblica statale come insostituibile Organo di formazione democratica". 
 
"Noi – fa quindi eco il segretario generale dello Snals, Marco Paolo Nigi – ci siamo più volte espressi. Vogliamo aumentare la ‘produttività della scuola, che non vuol dire aumento di lavoro né per i docenti né per gli studenti, ma un accrescimento della qualità". Accrescimento della qualità che, secondo Nigi, è perseguibile attraverso tre obiettivi. Innanzitutto ribadendo la centralità della scuola "che – spiega Nigi all’Adnkronos – va perseguita concretamente come infrastruttura prioritaria e leva strategica per lo sviluppo civile, economico e culturale del Paese, considerandola settore di investimento e non di tagli".
 
In secondo luogo, evidenzia Nigi occorre affrontare "coinvolgendo l’intero sistema" l’emergenza educativa agendo "sulla serietà degli studi e facendo rilevare che gli studenti non hanno solo diritti ma anche doveri da rispettare". Infine occorre "qualificare la spesa che – ribadisce – non è sinonimo di tagli orizzontali indiscriminati ma di tagli agli sprechi e alle diseconomie e comporta, quindi, interventi mirati". Al di lá di questo, conclude "sono tutte parole".
 
E anche la Flc Cgil, con il suo segretario generale, Domenico Pantaleo, chiama la politica a "cimentarsi" su "proposte concrete e innovative". Secondo noi, spiega Pantaleo all’Adnkronos, "la prima prioritá è quella di investire con una proposta di programmazione pluriennale per arrivare ad un punto in piú di Pil da destinare all’istruzione".
 
Quanto al reperimento dei fondi Pantaleo non ha dubbi:" crediamo che in un paese in cui ci sono 120-140 miliardi di evasione fiscale, in cui si spendono risorse per gli F35 e circa 900 milioni di euro per missioni militari sia possibili, tra la lotta all’evasione, la riduzione delle spese militari e per gli F35 sia possibile trovare le risorse necessarie". Non solo, secondo Pantaleo, un’altra "fonte" dovrebbe essere quella della lotta agli sprechi "in cui il Governo Monti ha fatto poco, tagliando progetti progettini, dalle ‘pillole del sapere’ ai tanti progetti inutili".
 
Secondo il leader della Flc Cgil è poi necessario "ridare uguaglianza al sistema di istruzione, troppo diversificato tra le varie aree del paese elevando gli standard garantendo equità in qualsiasi luogo della penisola". Per fare questo secondo Pantaleo è necessario investire in alcuni punti fondamentali, dall’estensione su tutto il territorio delle scuole dell’infanzia all’allargamento del tempo pieno, dall’abolizione della riforma Gelmini per le scuole primarie all’obbligo scolastico a 18 anni.
A questo proposito Pantaleo evidenzia la necessità di rivedere l’assetto delle scuole superiori ripristinando il biennio unitario e cancellando la possibilità di svolgere l’ultimo anno di obbligo nel sistema della formazione. Operazione che, secondo il segretario generale della Flc Cgil, necessita del potenziamento degli organici indicando l’organico funzionale e prevedendo un piano pluriennale.
Serve infine garantire la formazione in servizio dei docenti e nuove modalità di reclutamento.
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