Omicidio Giulia Cecchettin, Sgarbi: “Studiare bene Renzo e Lucia dei Promessi Sposi è più educativo, così si veicola formazione più profonda”

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Il sottosegretario alla Cultura, Vittorio Sgarbi, ospite della trasmissione La7 “Tagadà”, ha sollevato interessanti riflessioni sull’educazione e il ruolo dell’arte e della letteratura nelle scuole.

Durante la discussione, Sgarbi ha approfondito temi di attualità come l’omicidio di Giulia Cecchettin, portando alla luce la questione dell’introduzione dell’educazione alle relazioni nei programmi scolastici.

Sgarbi sottolinea l’importanza di concentrarsi sulle materie curriculari, in particolare quelle artistiche e letterarie, come veicoli per una formazione più profonda e significativa. A suo parere, studiare opere classiche come “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni è più formativo rispetto all’educazione a comportamenti e principi che potrebbero risultare forzati.

L’enfasi sui modelli di vita proposti dalla letteratura e dall’arte è un altro punto cruciale nel discorso di Sgarbi. Il sottosegretario afferma che questi modelli, già insiti in noi, vengono rafforzati dalla bellezza della poesia e dell’arte, che instillano una forma di gentilezza derivante dall’ammirazione per parole e immagini evocative.

In un’epoca in cui i giovani sembrano distaccati dai grandi maestri come Michelangelo o Dante, Sgarbi sostiene che comprendere lo spirito profondo delle loro opere può effettivamente migliorare l’individuo. Per lui, l’educazione non dovrebbe limitarsi a insegnare a essere buoni, ma dovrebbe focalizzarsi sulla capacità di apprezzare la bellezza e la profondità, come espresso nelle opere di Ugo Foscolo o Giacomo Leopardi.

Sgarbi mette in dubbio l’efficacia di una materia dedicata all’educazione al comportamento, evidenziando come la risposta al male risieda nel bene intrinseco in ogni individuo.

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