Oltre la distanza, 101 idee per organizzare la scuola e aiutare presidi e docenti a ripartire. Intervista

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“Centouno idee per organizzare la scuola oltre la distanza”. Con questo titolo la Erickson ha mandato in libreria un volume che vuole dare una mano alle scuole per ripartire nella maniera più proficu in questo autunno denso di problemi per gli studenti, per gli alunni e le famiglie, per il personale Ata, per i dirigenti scolastici.

Tutti impegnati in questi mesi estivi a fare la propria per mettere gli istituti, dall’infanza alle superiori, nelle condizioni migliori perché agli alunni sia restituita, almeno in gran parte, la serenità e il benessere necessari per l’avvio e il proseguimento dell’anno scolastico che si preannuncia tra i più impegnativi del Dopoguerra. Con questo volume, rivolto ai dirigenti scolastici e ai docenti e curato da Laura Biancato, dirigente scolastica e formatrice, volume che si accompagna a un altro, dal titolo simile, “Centouno idee per insegnare oltre la distanza”, due punti di vista che si integrano perché ambedue hanno aspetti dell’altro, “si vuole guardare oltre la distanza per non creare altra distanza oltre a quella che c’è”, ci spiega Laura Biancato.

Si tratta di una raccolta di 101 idee, spiegano gli autori, “per la scuola che non si ferma. Non si è mai fermata, in verità. L’onda d’urto della pandemia Covid-19 ha impattato sul sistema scolastico nazionale in modo devastante, impedendo agli studenti di tutte le età e ai loro docenti di entrare negli edifici e proseguire le normali routine; ma ha paradossalmente anche scatenato energie nuove e mosso risorse professionali impensabili”. Chiamando a raccolta dirigenti scolastici, docenti ed esperti per l’elaborazione delle 101 idee, “il Centro Studi Erickson vuole proporre un contributo alla ripartenza delle scuole, che non sarà, lo speriamo, almeno, relegata ai primi mesi dell’anno scolastico 2020-2021, attraverso un percorso di ripensamento delle pratiche che già in molti istituti rappresentavano standard di innovazione, dell’impatto dell’emergenza Covid-19 e della conseguente didattica a distanza.

Al di là dei vincoli che necessariamente gravano sugli istituti scolastici in termini di prevenzione e tutela della salute, la scuola italiana riparte con infinite competenze in più, nuove idee e nuove motivazioni. Noi lo crediamo fortemente. Sarà di nuovo ciò che deve essere: una scuola in presenza. Senza dimenticare il supporto delle tecnologie digitali e della rete che, in periodi di crisi come in periodi di normalità, rappresentano “semplicemente” strumenti per rapportarsi e vivere in una società globale. Le 101 idee sono frutto dell’esperienza e della riflessione di chi, non solo nei mesi del Covid-19, ma molto prima, ha lavorato su percorsi di cambiamento ed innovazione nelle metodologie e nella didattica e vuole dare un contributo operativo affinchè questo patrimonio di esperienze non si disperda”.

E ancora, presentando il volume, gli autori spiegano che “nello sviluppo del percorso che proponiamo, diviso per sezioni tematiche, per la verità non troppo distinte, siamo partiti da proposte per un nuovo modo di ripensare l’organizzazione, puntando essenzialmente su una maggiore cura degli aspetti del benessere e dell’accoglienza. Il tema degli ambienti di apprendimento, fisici (interni ed esterni alla scuola) e virtuali, occupa la seconda sezione, e rappresenta una spinta a rivedere, in modo sostenibile, il “contenitore” della didattica, che non sempre e non necessariamente deve trovarsi delimitato dalle mura. La scuola fuori dalle mura, una scuola flessibile e aperta, è il futuro.

Per questo, la terza sezione ci porta a riflettere su quanto le piattaforme cloud possano supportare la didattica, sempre e comunque, creando facile accessibilità ai contenuti dell’apprendimento ma anche dell’organizzazione. Non solo: il cloud per la scuola rappresenta maggiore possibilità di condivisione e collaborazione”.

Si vuole “guardare oltre la distanza per non creare altra distanza oltre a quella che c’è, anche per guardare al futuro della scuola che verrà dopo il Covid”, ci spiega Laura Biancato. La dirigente è appena arrivata alla direzione dell’Itet “Einaudi” di Bassano del Grappa, proveniente dall’Istituto “Mario Rigoni Stern” di Asiago, siamo nel Vicentino. In quella veste l’avevamo intervistata alcuni mesi orsono nella fase conclusiva dell’anno scolastico culminato con gli esami di Stato in presenza. Torniamo a parlare di scuola e di ripartenza con lei, proprio traendo spunto dal volume che ha curato.

Dirigente Laura Biancato, si esce da un anno scolastico difficile e si entra in un altro anno che si presenta ancora più impegnativo.

“E’ sotto gli occhi di tutti il fatto che si è lavorato molto questa estate, per riaprire le scuole, a tutti i livelli. Almeno per la mia esperienza: ho dovuto lasciare la scuola che ho diretto fino ad agosto a posto con la programmazione e con tutto il resto. Il 1 settembre sono arrivata in un’altra scuola dove l’organizzazione era da completare, ma devo dire che il coordinamento con gli uffici scolastici provinciale e regionale ha funzionato molto bene, garzie anche al fatto che la dottoressa Carmela Palumbo dell’Ufficio scolastico regionale del Veneto sa il fatto suo e ci ha molto supportati. Lo stesso Ufficio scolastico provinciale di Vicenza ha un dirigente che è un professore di scuola e che ci ha aiutati daverro molto. Mi rendo conto di vivere e operare in un contesto privilegiato, anche gli enti locali ci hanno aiutati. E’ stata dura, quest’estate, ma abbiamo fatto tutto il possibile per l’organizzazione. Purtroppo c’è il vuoto degli organici. Si sta provvedendo in questi giorni alla copertura dei posti vacanti nelle scuole. Nelle scuole del Veneto è vacante mediamente il 30 per cento dei posti nelle scuole. Nella scuola da cui provengo, il Rigoni Stern di Asiago, si arriva al 50 per cento di posti di ruolo senza titolare e ricordo che qui in Veneto la scuola è iniziata il 14 settembre. Non c’entra la buona volonta delle singole scuole, occorre rivedere il sistema di reclutamento dalle fondamenta. E’ tutto un gioco di incastri e di adattamenti per dare un servizio ai ragazzi. E riducendo l’orario è giocoforza che si riduca il servizio. Entro questa settimana le cose dovrebbero rimettersi a posto con le convocazioni e le assegnazioni dei docenti. Tuttavia, sono problemi più che decennali, il sistema è stato costruito così nei decenni ma andrebbe rivisto”.

Centouno idee per organizzare la scuola oltre la distanza. Ma che cosa si propone il volume che ha curato?

“Si propone di fornire idee concrete. E’ un format che propone schede, piste di lavoro molto pratiche e immediatamente spendibili rivolte alle scuole, da quelle dell’infanzia alle scuole medie di secondo grado. Questi strumenti sono divisi in sezioni e ogni sezione ci sono idee presentate da docenti e dirigenti molto conosciuti, è gente impegnata nella formazione a livello azionale. Nel volume che ho curato io in particolare ci sono sezioni che puntano intanto sulla motivazione, con idee che apportano qualcosa di nuovo, di costruttivo e di creativo nelle scuole, che aiutano a superare la rigidità a cui siamo costretti a causa del Covid-19. Si vuole guardare oltre la distanza per non creare altra distanza oltre a quella che c’è, anche per guardare al futuro della scuola che verrà dopo il Covid”.

Trasformare il Covid in una risorsa…

“Il Covid è un’occasione per cercare di rivedere pratiche obsolete per tutti e per creare benessere per i ragazzi e per chi ci lavora dentro, per attenuare la rigidità di un protocollo sanitario rigoroso che in ogni caso non possiamo disattendere”.

Nella pratica, quali sono gli strumenti forniti dal libro?

“La prima sezione comprende una prima area con dodici idee e contiene strumenti per far star bene il personale perché crediamo sia importante il benessere di chi lavora nella scuola. Si danno indicazioni sull’accoglienza del personale nuovo, sull’onboarding, su come curare gli ambienti dedicati al personale, come supportare sul piano dello stress, su come alleggerire la burocrazia. Poiché sono idee concrete, ci sono strumenti pratici da mettere a disposizione delle scuole su come procedere con l’accoglienza delle persone nuove dando valore alle loro esperienze pregresse, che potrebbero essere spese nella scuola. E’ previsto un referente che agevola l’inserimento del personale. Mi viene in mente lo strumentino che c’era nella mia scuola: un vademecum con le informazioni iniziali per fornire una certa sicurezza da un punto di vista pratico per iniziare senza ansia”.

Sembrerebbero delle banalità…

“Sono banalità ma in genere son cose che però non si fanno. Succede a tutti ma io ho provato a sistematizzare questa cosa lo scorso anno e devo dire che ci sono state tante attestazioni di riconoscenza”.

Quali sono gli altri strumenti e consigli?

“E’ prevista l’area della semplificazione delle procedure. Abbiamo puntato all’obiettivo di semplificare il linguaggio, di ridurre la quantità di disposizioni che si danno e di arrivare all’essenziale: poche circolari scritte bene e con poche pagine. Tutto il resto riguarda i percorsi formativi, come organizzare gli spazi interni ed esterni. Quindi come mettere in relazione la scuola con enti e territorio. Questo libro si rivolge ai dirigenti e alle funzioni di staff. Però si rivolge a tutti poiché ci vuole la collaborazione dei docenti, i quali, se vogliono, possono prendere spunto: ad esempio immaginare di realizzare l’orto come spazio didattico inclusivo o la scuola all’aperto. Sono spunti rivolti anche ai docenti che vogliano coinvolgere i colleghi o i genitori o gli esperti, che possono entrare a scuola. Si continua con le piattaforme per la gestione della didattica integrata con l’idea di amplificare gli spazi fisici con gli spazi virtuali. Inoltre , c’è una sezione intera sull’inclusione: sono idee per migliorare l’inclusione e altre per ridurre le diseguaglianze di tipo sociale che con la chiusura forzata si sono sono amplificate per assenza di connessione: ci sono idee molto pratiche su come ridurre le disuguagliaze: ad esempio su gestire il comodato d’uso dei dispositivi. Sono arrivati parecchi soldi dal Ministero dell’Istruzione per superare questo problema e dunque diamo nel libro istruzioni su come gestire bene il comodato d’uso e la distribuzione degli strumenti e anche su come salvaguardare questi oeggetti perché non si deteriorino”.

Sono previsti interventi sulla didattica, sulla nuova didattica integrata?

“Certo, ci sono delle idee di tipo didattico su come semplificare la didattica con l’uso degli strumenti digitali, come semplificare la DaD per i ragazzi che non padroneggiano la lingua italiana, come migliorare l’alleanza con le famiglie piu fragili, come aiutarle: ad esempio c’è l’esperienza di Romina Orru, docente di Cologno Monzese. Durante il lockdown ha ideato una bacheca aperta fuori dalla scuola. E così, quando c’è stata la possibilità di muoversi, hanno installato questa bacheca fisica dove le famiglie hanno potuto lasciare dei messaggi indirizzati alla scuola. Lo slogan era: se dalla scuola sei di passaggio, lascia qui il tuo messaggio e l’autrice scrive qui nel libro che questo albero è diventato un abbraccio psicologico e simbolico che ha consentito ai soggetti coinvolti nella scuola di rimanere in contatto e di sostenersi specie per le famiglie più disagiate, che non avevano accesso facile alla rete: sono riusciti a tenersi in contatto, anche grazie all’aiuto del Comune di Cologno”.

Voi scrivete che “la scuola italiana riparte con infinite competenze in più, nuove idee e nuove motivazioni”. E’ così?

“Sembra una banalità ma è vero. Abbiamo dato fondo alle nostre migliori energie per adattarci alla situazione. Si è scatenata la creatività educativa, con strumenti che prima non erano stati utilizzati. Sono convinta che abbiamo fatto un salto di autoformazione, se non altro. Ora occorre riuscire a non buttare via quello che abbiamo imparato. Io non sono per nulla disfattista, anzi”.

Qual è la prospettiva per il futuro?

“Per l’immediato è che si faccia un uso per quanto possibile aperto degli spazi, cercando di non comprimere molto i bambini e i ragazzi perché il rischio di fare danni esiste. Una scuola che vuole lavorare bene sfrutta quel che ha imparato del digitale e lo usa per cercare di non rendere troppo rigida la didattica. E ora che siamo in queste condizioni l’utilizzo degli spazi all’aperto è importante anche perché far lezione all’aperto, oltre alle sottese motivazioni sanitarie, fornisce parecchi spunti didattici e crea benessere: per ancora un mese si può fare, poi si riprenderà a marzo, almeno da queste parti, visto che l’inverno da noi è freddo. Quel che noi abbiamo messo nel libro è che prima si metteva in dubbio l’uso di certi setting. Ora la diffidenza è diminuita, se non sparita, io tra l’altro lavoro nelle scuole superiori, dove c’è molta rigidità e vedo che adesso invece c’è una grande disponibilità verso qualcosa che possa generare più benessere. Pensi che abbiamo istituito dei kit di aule all’aperto e ho visto una prof di Scienze motorie che faceva pilates con i nostri alunni sulle sedie e con il sottofondo della musica di Einaudi”.

Che cosa pensa delle lezioni all’aperto, rispetto ad esempio ai profili eventuali di responsabilità?

“Ho sempre favorito, anche quando dirigevo una scuola primaria, le uscite dalla scuola, allora lavoravo in un contesto di campagna. Al momento lavoro in una cittadina. Chi vuole fare lezione all’aperto lo fa con tranquillità, i ragazzi sono assicurati e i docenti pure perchè è attività didattica. In questo momento si rischia di vivere ingabbiati”.

Tutti questi progetti si scontrano però con l’attualità dei problemi più immediati e stringenti. Uno per tutti, il precariato, specie sul sostegno.

“Ci deve essere una presa in carico dei docenti precari . Stanno entrando ragazzi giovani e dico per fortuna. Vedo che hanno 26 anni, l’età di mia figlia, e allora penso che sia energia nuova. Però occorre accoglierli e fare un lavoro di inserimento, puntuale, senza perdersi in chiacchiere e dando strumenti a questi giovani insegnanti. Quanto al sostegno, le cose sembrano migliorate rispetto allo scorso anno perché molti hanno fatto il Tfa, ma il problema c’è.”

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