Oltre 40mila euro per riscattare quattro anni di laurea, Anief: tassa assurda chiesta a chi ha già pagato per formarsi, sì al riscatto gratuito

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L’inasprimento delle norme per andare in pensione fa diventare ancora più ingiusta l’esosa richiesta di soldi che lo Stato pretende per riscattare il diploma di laurea: è bene che si sappia che per il riconoscimento ordinario di un percorso accademico, ai fini della previdenza, si può arrivare a sfiorare i 100mila euro.

La stampa specializzata ha calcolato che a un dipendente con una “retribuzione lorda degli ultimi 12 mesi pari a 32.170 euro”, che voglia “riscattare quattro anni di laurea dal 2002 al 2006 nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’Assicurazione generale obbligatoria e che abbia presentato domanda di riscatto il 31 gennaio 2021”, lo Stato chiede ben 42.464,40 euro. Invece, il riscatto agevolato si aggira attorno ai 5.200 euro per ogni anno di studi riscattato, per un totale che oscilla tra i 20 e i 25mila euro (dipende se si richiede il recupero di quattro o cinque anni di studi).

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, reputa tutto questo assurdo e rilancia il riscatto gratuito della laurea. “Non è più ammissibile che per riscattare gli anni di laurea occorre fare un mutuo che se va bene varia tra i 20 e i 45 mila euro. Le verità è che quei soldi li deve pagare lo Stato: i lavoratori si formano a loro spese per lavorare, perché devono pagare due volte per ricevere pure assegni in media del 40% più bassi dell’ultimo stipendi, appena superiori a mille euro al mese?”.

“Il riscatto gratuito – continua Pacifico – servirebbe in molti casi ad anticipare l’uscita dal lavoro, che nella scuola, dove sono in servizio i docenti tra i più vecchi del mondo, è diventata anche una necessità con effetti benefici sulla didattica. Inoltre, permetterebbe di incentivare tanti giovani a laurearsi, considerando che la nostra Penisola ha 10 punti di distacco rispetto alla media UE di giovani laureati. Per quale motivo in Germania riscattano anche due anni delle scuole superiori, permettendo di lasciare prima di noi l’insegnamento, tra l’altro dopo essere arrivati alla pensione con uno stipendio quasi doppio rispetto al nostro che comporta pure un assegno di quiescenza decisamente più alto?”.

Nel frattempo, con i sindacati si è cominciato a discutere su nuove forme di flessibilità in uscita per accedere al pensionamento. Peccato che il Governo non faccia nulla: si è limitato a introdurre ‘Quota 102’, peraltro solo per un anno, a confermare Opzione Donna che anticipa l’uscita a carissimo prezzo e introdurre nell’Ape Sociale solo i maestri della primaria, dopo quelli dell’infanzia. “Nella scuola, poi viviamo una situazione inverosimile, perché – conclude il leader dell’Anief – le patologie da burnout sono altissime e c’è un’incidenza tumorale molto più alta rispetto ai lavoratori di altri comparti pubblici e privati. Per questo, la laurea riscattata senza oneri sarebbe molto importante”.

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