Oliva (TReelle): servono insegnanti di qualità, non coprire posti di lavoro

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Fra l’interesse di un posto di lavoro, mandando in cattedra persone non abbastanza vagliate e l’interesse di avere per i nostri figli gli insegnanti migliori, i decisori hanno deciso per il secondo.

E’ quanto affermato in un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera a firma di Attilio Oliva. Lo spunto di tale riflessione nasce dalla notizia dell’accordo siglato fra il Miur e i sindacati con l’immissione in ruolo per il tramite di un percorso facilitato di 50.000 docenti. “Altrettanti posti – si legge nell’articolo di Oliva – appena poco prima, erano stati riservati alle maestre prive di titolo e già bocciate dal Consiglio di Stato, che il governo e i sindacati hanno voluto a ogni costo ripescare“.

L’autore dell’articolo intravede in queste azioni il conflitto di salvare il posto di lavoro e la qualifica selettiva dei docenti. “C’è, in queste decisioni e nelle motivazioni che le sorreggono – si legge – un duplice errore: quello di mandare in cattedra persone non abbastanza vagliate (o solo autocandidate) e quello di mettere sullo stesso piano l’interesse, rispettabile, a un posto di lavoro e un altro interesse, quello di avere per i nostri figli gli insegnanti migliori. Quando due questioni sociali di questa rilevanza vengono in concorrenza, un ceto politico pensoso del domani non dovrebbe avere dubbi su quale privilegiare. Anche i nostri decisori non hanno avuto dubbi, ma purtroppo hanno scelto la soluzione del consenso facile e immediato, anziché quella dell’investimento sul futuro“.

Secondo Oliva non possono neanche essere messi sullo stesso piano questi due interessi, tanto dà per scontato che la meritocrazia debba prevalere sull’interesse della salvaguardia di un posto in cattedra, anche a fronte dell’enorme numero di precari nella scuola.

Il dito, tuttavia, non è puntato solo su questo Governo, ma anche su quelli precedenti.

Infatti, si domanda retoricamente: “Come non ricordare lo svuotamento delle graduatorie dei precari, appena tre anni fa? Oltre settantamila immessi in ruolo in un colpo solo, senza nessuna prova? Almeno, in quel caso, si trattava di abilitati. Oggi, l’abilitazione viene conferita a prezzi di saldo, o addirittura gratis, per il semplice fatto di sottoscrivere una domanda. Per questa via, il miglioramento della scuola italiana (che ha il suo punto chiave nella qualità professionale dei docenti) può ancora attendere decenni, anche perché il precariato trae continuo alimento dalle supplenze e dai relativi punteggi“.

Lo scrittore saggista ricorda il contesto in cui si sta verificando questa immissione in ruolo: “centomila posti – scrive – esistono solo in parte e ci vorranno dai tre ai cinque anni prima che si creino. Per non dire che la demografia ci ricorda, inascoltata, che nei prossimi dieci anni, ci sarà un milione di studenti in meno (circa il 10%)“.

Attilio Oliva si pone un’altra domanda retorica di non poco conto: “Quanto tempo ci vorrà prima che i vincoli comunitari di bilancio e un ministro del Tesoro meno silenzioso di quello attuale si incarichino di esigere un significativo ridimensionamento degli organici oggi così sovradimensionati (dal 10 al 20% in più) quando si raffrontino all’indice medio europeo relativo al «numero di docenti in rapporto al numero di studenti?”

Una risposta alle sue domande, lui ce l’ha e l’ha fornita nel suo scritto “Il coraggio di ripensare la scuola” (www.treelle.org). Servirebbe bloccare il meccanismo fino a che le supplenze non arrivino alla titolarità senza punteggi, graduatorie, sanatorie. E aggiunge: “Solo, come in tutti gli altri settori che fanno ricorso al lavoro temporaneo, uno stipendio adeguato, ma limitato al tempo in cui si lavora; una revisione della formazione iniziale, con specifiche facoltà a numero programmato, dedicate a chi vuole intraprendere il mestiere di insegnante e non alla ricerca universitaria generale, come adesso“.

Per il saggista, ci sono facoltà generali che portano all’insegnamento come uno dei possibili sbocchi. Lui invece, pensa a un percorso specifico che porti a una preparazione migliore, mirata all’insegnamento a cui aggiunge una barriera all’ingresso che prove selettive. Il tutto a beneficio della qualità degli insegnanti e dell’insegnamento; con la chiosa finale che “Serve un gesto di coraggio politico per farlo: ci sarà qualcuno che avrà la visione e la forza per compierlo?

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