Ogni ministro fa la sua proposta e ogni volta è diversa. Manca un’idea condivisa di cosa sia la scuola. Lettera

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Inviato da Marta Morselli – Vi scrivo per dare voce alle mie perplessità, al mio sconforto, alle mie paure. Insegno dal 2010. Prima in un CFP, poi nella scuola pubblica, secondaria di secondo grado. Non ho avuto possibilità di partecipare al concorso del 2000 e nemmeno alla Siss, e al Tfa. Lavoravo, e avevo due bambini piccoli.

Ho partecipato al concorso straordinario. 5 unità di apprendimento da sviluppare e un testo di comprensione in lingua inglese con 5 domande a cui rispondere. Tempo a disposizione 150 minuti. Stanno bocciando l’80% dei candidati.

Non mi sono iscritta al concorso ordinario perché prevedeva domande aperte ed era molto impegnativo per chi già lavora. ORA: sono cambiate le regole del concorso ordinario. Ci sarà un test a risposta multipla.Quindi sarà più semplice del concorso straordinario. Non riaprono i termini per l’iscrizione. Considerando che è completamente cambiato il tipo di concorso e che è passato quasi un anno da quando è stato bandito sarebbe opportuno modificarne i termini. Inoltre, visto l’80% di non ammessi probabilmente c’è qualcosa che non va nelle domande.

Basti pensare ad una classe. Con l’80% di bocciati. Ci porremmo delle domande in quanto educatori..insegnanti. Si chiede di rivedere la soglia per la sufficienza. Assumere dalla 1 fascia più che giusto. Ma togliere i 3 anni di esperienza significa abilitare anche tutti coloro che in 1 fascia sono andati perché hanno ottenuto l’abilitazione all’estero. Mentre chi è precario da anni e cerca di abilitarsi in Italia o negli anni ha pagato per Siis e Tfa e aveva tempo da dedicare ai corsi o ha superato il concorso straordinario per ora difficilmente superabile. Questa è la stabilizzazione dei precari?

Ogni anno per noi è sempre più incerto. Ogni ministro fa la sua proposta e ogni volta è diversa. Manca un’idea condivisa di cosa sia la scuola, di come debba essere, di quale formazione ed esperienza richiedere ai docenti. Frequentate le scuole, ascoltate i docenti, sentite gli studenti. Solo allora, dopo, potete fare proposte.

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