Oggi a Bologna il convegno “La didattica sotto assedio nella scuola primaria e le idee per contrastare l’arretramento”

di Lalla
ipsef

Cesp Centro Studi per la Scuola Pubblica, Bologna – Il convegno si propone di fare il punto della situazione sulla scuola primaria, falcidiata dalle contriforme della ministra Gelmini ma ricca di un tessuto di insegnanti e personale non intenzionato ad arrendersi alla perdita di qualità, a non accettare di praticare una didattica rinunciataria o una scuola dei quiz come quella proposta con i test Invalsi e l’affare editoriale che li sostiene.

Cesp Centro Studi per la Scuola Pubblica, Bologna – Il convegno si propone di fare il punto della situazione sulla scuola primaria, falcidiata dalle contriforme della ministra Gelmini ma ricca di un tessuto di insegnanti e personale non intenzionato ad arrendersi alla perdita di qualità, a non accettare di praticare una didattica rinunciataria o una scuola dei quiz come quella proposta con i test Invalsi e l’affare editoriale che li sostiene.

Così oltre 100 insegnanti, maestre e maestri, si ritroveranno per discutere sulla base di 5 relazioni e di ben 36 interventi scritti, giunti da tutte le parti d’Italia in questo ultimo mese. I materiali sono talmente articolati e voluminosi che è stato necessario raccoglierli in un volume che sarà disponibile già domani e comunque sono consultabili via internet nella pagina web dedicata al convegno
http://www.cespbo.it/testi/2011_4/ore_e_sempre_resilienza.htm

Siamo convinti che la speranza gelminiana di aver dato un colpo mortale alla qualità della scuola primaria impoverendola e rendendola funzionale ad una rinnovata selezione sociale troverà una forte smentita nelle idee
e nelle proposte di iniziativa didattica e conflittuale insieme che emergeranno dalle relazioni e dal dibattito.

Presentiamo uno degli interventi

"Tagli, tempo pieno e modularizzazioni – Insegnanti della scuola Longhena, Bologna

Dall’anno scolastico 2010-2011, è stato tagliato un posto nell’organico di diritto nella scuola Longhena, una scuola primaria da sempre a tempo pieno. Si tratta della riduzione di un solo posto nell’organico. Da 30 insegnanti a 29.

Sembrerebbe poca cosa, ai non addetti ai lavori potrebbe apparire un intervento “minimo”, e invece ha comportato nella nostra scuola una catena di spostamenti, riorganizzazioni, cambiamenti e difficoltà per un numero considerevole di classi. Di seguito un breve intervento per capirne le conseguenze sulla vita della scuola, sulla didattica, sul vissuto dei bambini e delle bambine. Le classi a cui è stato tolto l’insegnante in questo nuovo anno sono state “modularizzate”, cioè non funzionano più come prima con due insegnanti di riferimento per i bambini e le compresenze. Così nelle 3 classi per poter completare l’orario sono stati aggiunti agli insegnanti titolari altre maestre che insegnano per la gran parte del loro tempo in altre classi.

Ne consegue che i bambini perdono i 2 insegnanti di riferimento fissi e acquistano una “girandola” di figure che si alternano sulle materie in orari spezzati durante la giornata scolastica.

Infatti in ogni classe non più a Tempo Pieno attualmente sono presenti da 4 a 5 insegnanti.

Avere un numero così alto di insegnanti disorienta i bambini, specialmente quelli di 5/6 anni che per la prima volta affrontano un’esperienza educativa come quella della scuola primaria. Il numero considerevole di adulti che ruota all’interno della classe crea disagio tra gli alunni che mostrano una grande confusione perché si ritrovano senza punti di riferimenti chiari. Capita che i bambini smarriti chiedano spesso agli insegnanti chi ci sarà con
loro in classe; la domanda più frequente è: “Ci sei tu, adesso?”, oppure: “Chi c’è ora con noi?”. Lo domandano non solo agli insegnanti che regolarmente lavorano in quella classe, ma in generale a qualsiasi insegnante nel quale, anche per caso, si imbattono.

Introdurre la modularizzazione del tempo scuola di 40 h (ex Tempo Pieno) modifica anche profondamente l’organizzazione didattica e snatura il modello pedagogico sul quale il TEMPO PIENO SI FONDAVA. Spariscono i tempi distesi così preziosi per l’apprendimento , tutto diventa frenetico , discontinuo, spezzettato. ’orario è talmente frammentato che in una giornata si ritrovano ad alternarsi sul gruppoclasse almeno 3 insegnanti con materie diverse, creando così una sorta di “secondarizzazione” della scuola primaria che non giova a questo grado scolastico dove gli apprendimenti sono inter-connessi e necessitano di tempi distesi di lavoro. Dopo 2 ore di attività l’insegnante è costretto letteralmente a “scappare” in un’altra classe e si trova nella necessità di chiedere ai bambini di concludere in velocità il proprio lavoro.
Modularizzare 40 h ore di tempo scuola con giornate scolastiche di 8 h significa avere attività che si susseguono senza interruzioni e senza respiro, con ritmi veloci ,con insegnanti che si alternano rapidamente; per gli alunni e le alunne questa esperienza scolastica diventa senza dubbio meno qualificante e più stressante.

Inoltre la scomparsa delle ore di compresenza comporta la perdita totale delle attività di recupero in piccoli gruppi, delle attività laboratoriali e delle uscite didattiche che sono fondamentali per bambini che trascorrono una
giornata intera a scuola.

Otto ore di scuola in questa fascia d’età hanno senso se sono organizzate con tempi distesi, con la possibilità di poter fare attività di recupero, di “riempire” il tempo scuola con laboratori artistici, osservazioni naturali, collegamenti con le offerte educative del territorio. Otto ore di lezione frontali cancellano e mortificano il senso del tempo scuola a 40 ore settimanali.

Se le classi modularizzate hanno perduto completamente le ore di compresenza, anche le altre classi della stessa scuola, al fine di completare l’orario scolastico mancante a causa del taglio di un insegnante, hanno perduto ciascuna diverse ore di compresenza. In sostanza tutti gli alunni della scuola, e non solo quelli interessati dal taglio, hanno subito un danno evidente. Per fare un solo esempio, gli insegnanti della scuola Longhena per svolgere
attività fondamentali e imprescindibili quali l’individuazione precoce di disturbi di apprendimento (DSA), hanno dovuto stanziare una parte considerevole del Fondo di Istituto per pagare ore aggiuntive ad insegnanti del plesso al fine di monitorare tali “difficoltà” nelle classi prime. Ciò ha determinato la cancellazione e/o il ridimensionamento di altri progetti didattici previsti dal POF presentato ai genitori e scelto da essi all’atto dell’iscrizione

Riteniamo pertanto la modularizzazione del tempo pieno un’esperienza totalmente negativa che priva di ogni significato la permanenza dei bambini per un tempo così lungo a scuola.

Un’ultima ma non meno importante riflessione riguarda i tempi di lavoro degli insegnanti. Per poter distribuire gli orari a tutti gli insegnanti coinvolti nella copertura del tempo scuola nelle classi modularizzate, l’orario di lavoro di molti docenti presenta “buchi” o rientri, appesantendo di molto la giornata lavorativa e creando condizioni decisamente sfavorevoli."

Altri interventi

Sono una maestra a incarico annuale e ogni anno cambio scuola

Diventare insegnanti: è fondamentale partire dal motivo

Versione stampabile
Argomenti:
anief anief voglioinsegnare