Oggi 23 maggio si ricordano i giudici Falcone, Borsellino e gli uomini della scorta

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GB – Oggi 23 maggio a Palermo, nell’ambito dell’iniziativa #navedellalegalità oltre 20.000 studenti ricorderanno Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini e le donne delle scorte (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina), uccisi a pochi mesi di distanza da due attentati mafiosi.

GB – Oggi 23 maggio a Palermo, nell’ambito dell’iniziativa #navedellalegalità oltre 20.000 studenti ricorderanno Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini e le donne delle scorte (Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina), uccisi a pochi mesi di distanza da due attentati mafiosi.

Il 23 maggio 1992, un sabato di 22 anni fa, pochi minuti dopo che l’auto,che porta Giovanni Falcone con la moglie, imbocca l’autostrada A29, nelle vicinanze dell’uscita di Capaci, viene azionato un radiocomando a distanza per far brillare 500 chilogrammi di esplosivo, nascosti in un tombino dell’autostrada. Sono le 17,56 quando l’istituto di Geofisica registra la tremenda esplosione. Un quarto d’ora dopo arrivano i primi soccorsi e lo scenario che si trovano davanti è agghiacciante: l’asfalto non c’è più e al suo posto c’è una voragine larga trenta metri e profonda otto, che racchiude un ammasso confuso di macerie, lamiere e corpi.

Catapultata a cinque metri di distanza c’è l’auto di testa della scorta, con dentro i corpi senza vita degli agenti Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani. Viene trovata spezzata in due l’auto con il corpo di Falcone e della moglie Francesca, che, ancora in vita, vengono trasportati d’urgenza all’Ospedale civico di Palermo. Moriranno poche ore dopo. Se la cavano con ferite e traumi gli altri tre agenti e alcune persone che si sono trovate a passare in quei tragici istanti.

"A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali, continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini". Questo è il testamento spirituale che Giovanni Falcone lascia alla sua Palermo e a chiunque scelga di offrire le proprie gambe a quelle idee, per cui lui ha speso tutta una vita.

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