Ocse: troppi compiti a casa non garantiscono un migliore rendimento. Di’ la tua

di Patrizia Del Pidio

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse lo studente italiano sarebbe gravato da troppi compiti a casa che, tra l’altro, non garantiscono il rendimento scolastico.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse lo studente italiano sarebbe gravato da troppi compiti a casa che, tra l’altro, non garantiscono il rendimento scolastico.

Quanto detto nell’ultimo rapporto dell’Ocse, pubblicato la scorsa settimana, è confermato anche dal fatto che l’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo la Russia,  per le ore trascorse a svolgere i compiti a casa. Si parla di 9 ore settimanali, dato che ha portato subito a riaccendersi il dibattito sull’utilità di tali gravose assegnazioni.

I risultati degli studenti italiani  sono sotto la media degli altri Paesi Ocse che hanno una media/compiti di 5 ore la settimana.

Qualcosa non funziona quindi in Italia,  soprattutto alla luce di quanto afferma l’analista dell’Ocse Francesca Borgonovi “Paragonando le prestazioni medie dei paesi partecipanti e le ore trascorse dai ragazzi, fino a 4 ore di compiti a casa si hanno conseguenze positive sulla prestazione generale. Dopo le 4 ore, non vi è aggiunta di effetti significativamente favorevoli”.




Sempre la Borgonovi sottolinea l’importanza dei compiti a casa come momento di riflessione individuale che svolge il ruolo di stimolare l’autonomia dei ragazzi e la capacità di organizzare il proprio tempo facendo in modo che apprendano un metodo di studio.

L’Ocse individua esiti negativi sul rendimento scolastico soprattutto guardando ad una fascia di studenti più deboli con situazioni familiari disagiate e instabili: i ragazzi provenienti da questi contesti socio-economici sarebbero sfavoriti poiché non trovano un supporto nella famiglia. Dovrebbe essere la scuola in questi casi ad intervenire per aiutare questi giovani fornendo la possibilità di aiuto in orario extra scolastico.

Un altro aspetto che emerge dal rapporto dell’Ocse è il brutto rapporto che gli studenti italiani hanno con la matematica, materia che affligge il 30% degli studenti  quindicenni delle scuole superiori. La matematica genera alti livelli di stress e ansia negli adolescenti che, pensando di non riuscire ad eccellere in essa nonostante lo studio e lo sforzo, hanno un approccio meno sereno nei suoi confronti originando risultati esigui e modesti nelle competenze alfanumeriche rispetto agli altri Paesi Ocse.

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