Ocse-Pisa, Gelmini e le bocciature. Bidelli e carabinieri

di redazione
ipsef

di Vincenzo Pascuzzi – L’ultimo rapporto Ocse-Pisa. E’ stato pubblicato all’inizio di luglio (un mese fa) nel periodico on line “PISA IN FOCUS 2011/6 (July)” con il titolo “When students repeat grades or are transferred out of school: What does it mean for education systems?” (a) (1) (2), è costituito da 4 pagine con grafici e tabelle che giustificano e supportano tre indicazioni o conclusioni, poste all’inizio dell’articolo stesso, e cioè:

di Vincenzo Pascuzzi – L’ultimo rapporto Ocse-Pisa. E’ stato pubblicato all’inizio di luglio (un mese fa) nel periodico on line “PISA IN FOCUS 2011/6 (July)” con il titolo “When students repeat grades or are transferred out of school: What does it mean for education systems?” (a) (1) (2), è costituito da 4 pagine con grafici e tabelle che giustificano e supportano tre indicazioni o conclusioni, poste all’inizio dell’articolo stesso, e cioè:

• High rates of grade repetition can be costly for countries. (b)
• In countries where more students repeat grades, overall performance tends to be lower and social background has a stronger impact on learning outcomes than in countries where fewer students repeat grades. The same outcomes are found in countries where it is more common to transfer weak or disruptive students out of a school. (c)
• Countries with fewer options to transfer students use other means to work with struggling students, such as giving more autonomy to schools to design curricula and assessments. (d)

Le indicazioni o conclusioni Ocse-Pisa risultano (almeno per alcuni) abbastanza scontate e ovvie: infatti un qualsiasi processo o procedimento che produce molti scarti, errori o fallimenti è peggiore e più costoso di un altro che ne produce meno. Le elaborazioni statistiche e i confronti internazionali confermano, confortano e quantificano quelle che potrebbero essere solo intuizioni soggettive.

Il Miur è nudo (o è rimasto in mutande). Questo rapporto Ocse-Pisa, che ha cominciato ad apparire su siti esteri il 13 luglio (3) ma sui siti e giornali italiani solo un paio di settimane dopo, ha spiazzato completamente quella che è la politica (e la filosofia) del Miur da tre anni a questa parte. Infatti è dal 2008 che Gelmini propugna merito, severità, rigore, responsabilità; tutte espressioni per richiedere o minacciare maggiori bocciature come stimolo, unico e solitario, al miglioramento delle performance degli studenti. Gelmini cioè ha imboccato proprio la direzione opposta a quella indicata dall’Ocse-Pisa e ora si trova spiazzata, in fuori gioco.

Titoli e articoli impropri o di comodo. Il contenuto del rapporto Ocse-Pisa risulta molto semplice, chiaro e sostenuto da dati statistici oggettivi. E perciò risultano impropri i titoli e i contenuti di alcuni articoli apparsi sulla stampa e in rete.

“I consigli dell’Ocse ai prof: Non bocciate, è dannoso” così la Repubblica titola l’articolo di Anais Ginori (4) che esordisce “Tutti promossi. Non è il nuovo slogan degli studenti fannulloni ma il suggerimento, molto serio, dell’ultimo rapporto Ocse sull’organizzazione dei principali sistemi educativi nel mondo”.

Prima osservazione: l’Ocse non si rivolge ai prof, ma – nel caso – ai governi, ai ministri, ai politici.

Seconda: l’Ocse non dice affatto “tutti promossi”.

Poi Il Messaggero di Roma titola “Bocciare fa bene al merito”[?!] l’articolo di Giorgio Israel (5) che comincia “Dunque l’Ocse raccomanda di sopprimere le bocciature a scuola. Con quali argomenti? Il più inconsistente è quello economico, e cioè che le bocciature inciderebbero del 10% sul bilancio educativo.” L’Ocse non
“raccomanda” affatto di sopprimere le bocciature perché costano. L’Ocse si limita ad esporre dei dati elaborati. Però Israel sfrutta il rapporto Ocse, che interpreta e contesta, per ribadire la sua idea generica di scuola meritocratica.

Ancora sul sito il sussidiario.net la Redazione titola “Il consiglio dell’Ocse ai docenti: non bocciare gli studenti” (6), mostra disagio paventando addirittura il ritorno al 6 politico e sostiene la posizione del ministro Gelmini, “che ha sempre dichiarato la sua lotta al buonismo scolastico. La scuola deve piuttosto distinguere in modo chiaro chi si impegna dai lavativi: no alla scuola che promuove tutti senza differenze.”

Pertinente il commento sarcastico di Franco Labella: “Ci si mette pure l’OCSE a contraddire il giovane Ministro. Ma sti comunisti sono dappertutto?” (6). Piccolo capolavoro di tentata disinformazione quanto apparso sul sito libero-news.it con il titolo “Scuola, stop alle bocciature. Ocse ci vuole asini e promossi” (7).

Più sobrio, professionale ed esaustivo l’articolo sul sito studenti.it che titola “Ocse: bocciare fa male agli studenti e allo stato” (8). Analogamente la pensa il sociologo Andrea Garbin che, sul suo blog, titola "Bocciare non serve" (9).

L’Ocse e il progetto Pisa. Non è corretto, non ha senso sostenere, sospettare o alludere che Ocse e il progetto Pisa siano orientati politicamente. All’Ocse, che “è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi sviluppati aventi un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato” (10), aderiscono 34 paesi. In ambito Ocse nel 2000 è stato avviato il progetto Pisa (11). Ocse e Pisa relazionano sui loro studi mediante rapporti periodici contenti dati statistici, tabelle, destinati ad esperti e da valutare complessivamente. Ha poco significato
estrapolare un solo dato o pochi dati e magari usarli per mettere sotto accusa proprio l’organizzazione che li ha sfornati.

L’Ocse-Pisa e il rapporto fra bidelli e carabinieri. Restando in ambito scolastico, forse potrebbe essere di qualche utilità chiedere di arricchire i rapporti triennali Pisa con dati relativi al rapporto numerico fra bidelli e carabinieri (Italia) o gendarmes (Francia) o guardia civil (Spagna) …. In modo da individuare magari il valore ottimale di questo rapporto! E valutare se per avvicinarsi alle medie internazionali è meglio ridurre i bidelli o aumentare i carabinieri! Ugualmente potrebbe essere interessante confrontare dati internazionali sui ricorsi alla magistratura per impugnare bocciature dei ragazzi da parte delle famiglie oppure per contrastare decisioni dei ministri dell’Istruzione da parte dei docenti e di loro
organizzazioni! Queste ipotesi e considerazioni sono un po’ birbanti e maligne ma non sono del tutto inutili o fuori luogo.

Come stiamo a bocciature e ripetenze in Italia? Leggiamo in uno degli articoli già citati e linkati “L’Italia si colloca appena al di sopra della media Ocse, con una percentuale di allievi bocciati del 18%” (4). Una interpretazione affrettata di “al di sopra della media” indurrebbe alla consolazione o all’ottimismo. In realtà “al di sopra della media” significa peggio. In Italia, le bocciature e le ripetenze sono di più, sono pari a circa una volta e mezzo la media Ocse, essendo questa pari al 13%!

Ma l’Ocse non entra (non può) in un altro aspetto caratteristico della nostra situazione relativamente alle bocciature. Si tratta della schizofrenia o dello strabismo divergente della nostra scuola severa, rigida e implacabile in teoria e nelle carte mentre è permissiva, bonaria, rassegnata (a volte “sbracata”) nei fatti, almeno nelle realtà che ho conosciuto direttamente.

E’ da segnalare e condividere quanto, in proposito, scrive Gianmarco Perboni:

“Chi voglia praticare un’arte sempre più in disuso, e cioè la bocciatura, deve anch’egli munirsi di un grande coraggio. Bocciare è antieconomico, quindi la scuola che funziona non deve bocciare. E per funzionare non si intende insegnare bene ma far quadrare i conti. (siamo di nuovo scivolati nel libro “Mali e malori della scuola italiana”). L’insegnante che ingenuamente attua il sillogismo «Questo studente non ha fatto un cazzo tutto l’anno, quindi va bocciato», si scontra subito con il preside («non ha fatto niente perché non è stato adeguatamente motivato»), con i colleghi pietisti («poverino, ha una situazione familiare terribile»), con i genitori, che già hanno minacciato ricorso se il caro figlioletto verrà bocciato,
poiché era in difficoltà ma la scuola non ha attivato i corsi di recupero. Dal che si evince che la colpa del fancazzismo dello studente è nell’ordine: del professore, della famiglia, della scuola. L’idea che possa trattarsi semplicemente di buona, sana, vecchia mancanza di voglia di studiare – che per generazioni è stata efficacemente curata con una buona, sana, vecchia bocciatura – non sfiora nessuno. Salvo l’ingenuo professore, che viene sistematicamente messo in minoranza e ammonito di adeguarsi ai tempi che corrono”.
Vedere: Gianmarco Perboni “Perle ai porci” – Rizzoli 2009 – pagg. 60, 61.

Nemmeno è corretto e utile considerare le ripetenze separate dagli abbandoni che per l’Italia sono pari a circa il 20% e, anche qui, pari a circa una volta e mezza la media Ocse. Combinando i due parametri (ripetenze e abbandoni), ne risulta che l’Italia si ritrova con un nuovo indice almeno doppio della media Ocse.

La convenienza economica dei recuperi. Escluso che l’Ocse consigli: “tutti promossi, anche gli asini, così si risparmia”, quale è il senso del riferimento al costo delle bocciature. Il senso è che conviene tempestivamente investire risorse per serie attività di recupero in grado di ridurre il numero dei bocciati. La convenienza economica c’è sicuramente ma non è immediata né quantificabile precisamente. Bisogna
fare riferimento a un ipotetico e ideale bilancio complessivo nazionale che comprenda tutte le voci. Il bilancio annuale governativo e quello ministeriale risultano miopi e inadatti.

Bastona il cane che affoga. Relativamente al titolo “Bocciare fa bene al merito”[?!] che forse è opera della redazione del giornale più che dell’autore dell’articolo, osserviamo che l’indicazione (se di questo si tratta) risulta o è giudicata inefficace, inapplicabile o inapplicata, oltre che crudele. Oltre ad alcuni sfaticati, infingardi ci saranno pure coloro che proprio non ce la fanno pur impegnandosi? O no? E siamo proprio sicuri che i menù didattici che offre o impone la nostra scuola siano tutti appetibili e ben confezionati? Qualche seria autocritica o messa a punto su materie insegnate, programmi, metodologie, attrezzature, strutture e altro bisognerà pur farla! Tutti insieme.

Molti bocciati, molto onore? Il dibattito sulla funzione e sull’efficacia delle bocciature è in atto da almeno un paio d’anni. Ognuno però ha sostanzialmente mantenuto le proprie posizioni (12) (13) (14) (15). Purtroppo anche la situazione è rimasta sostanzialmente immutata.

Note e link

(a) Le ripetenze degli studenti o il cambio di scuola: Cosa significano per i sistemi di istruzione?
(b) • Alte percentuali di ripetenze possono risultare costose per I bilanci nazionali.
(c) • Nelle realtà nazionali in cui un maggior numero di studenti ripete la classe, gli apprendimenti complessivi tendono ad essere inferiori e il bagaglio culturale sociale ha un maggiore impatto sugli esiti dell’apprendimento rispetto alle realtà in cui un minor numero di studenti ripete la classe. Esiti identici sono stati riscontrati nelle realtà in cui è più usuale far cambiare scuola agli studenti deboli o indisciplinati.
(d) • Le realtà nazionali, in cui sono minori le possibilità di trasferire gli studenti, adottano altri metodi per lavorare con studenti difficili, come dare
maggiore autonomia alle scuole per definire i curricula e le modalità di valutazione.

(1) When students repeat grades or are transferred out of school: What does it mean for education systems?

(2) PISA: Grade repetition – What does it mean for education systems?

(3) OECD PISA analysis reveals that countries where students repeat grades have worse results

(4) I consigli dell’Ocse ai prof "Non bocciate, è dannoso"

(5) BOCCIARE FA BENE AL MERITO

(6) Il consiglio dell’Ocse ai docenti: non bocciare gli studenti + commento

(7) Scuola, stop alle bocciature Ocse ci vuole asini e promossi

(8) Ocse: bocciare fa male agli studenti e allo stato

(9) Bocciare non serve

(10) Ocse. Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico

(11) Pisa. Programma per la valutazione internazionale dell’allievo

(12) Molti bocciati, molto onore!

(13) Un giorno i nostri figli non saranno più bocciati, avranno solo “successi differiti”

(14) Una risposta al prof. Israel: Non esiste la "terapia delle bocciature"

(15) Il rigore della Gelmini ovvero: molti bocciati …. molto onore?

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