OCSE : l’Italia deve selezionare e formare meglio i suoi docenti, soprattutto sul campo

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Giulia Boffa – L’Italia deve valorizzare i suoi docenti, soprattutto con l’esperienza sul campo.

Giulia Boffa – L’Italia deve valorizzare i suoi docenti, soprattutto con l’esperienza sul campo.

L’ammonimento arriva da Andreas Schleicher, vicedirettore per l’educazione dell’OCSE: come dire, non basta la grammatica, ci vuole anche la pratica.

 Il suo giudizio è positivo nei confronti dei passi avanti italiani sulla strada del meccanismo di valutazione messo in atto nei confronti dell’istruzione primaria e secondaria di primo grado, ma il sistema scolastico italiano è ancora al di sotto del suo potenziale.

 Non è neanche una questione di finanziamenti, sottolinea l’ideatore della classifica ranking Pisa, quella cioè che misura la preparazione degli studenti: l’Italia investe il 4,9 % del PIL contro una media OCSE del 5,8%, ma la spesa per studente è di circa 9.000 dollari, cifra che ci pone nella media europea.
 
Quello che preoccupa è il gap tra il nord e sud d’Italia: se ci si allineasse alle aree migliori, il PIL potrebbe aumentare di cinquemila miliardi di dollari. 
 
Ciò che può rilanciare la scuola italiana, afferma Scleicher, è il capitale umano, cioè i docenti, che in Italia non vengono adeguatamente formati e selezionati. 
Perchè ciò avvenga si deve prestare maggiore attenzione alla pratica professionale ed incentivare gli studenti migliori a diventare insegnanti, come succede in Finlandia, Paese al top delle classifiche internazionali, dove la carriera di docente è la seconda professione più ambita. 
 
La pratica professionale, oltre alla condivisione di conoscenze, deve permettere agli insegnanti di ampliare le proprie strategie pedagogiche per affrontare le diversità di interessi e di abilità degli studenti. Bisogna creare, sempre secondo Scleicher, grandi aspettative, un senso comune d’intenti e la convinzione collettiva di poter fare la differenza con il proprio insegnamento nell’educazione degli alunni. Riporta come esempio la Cina, che manda i professori che puntano a fare carriera nelle scuole più difficili per dimostrare le proprie abilità di insegnamento. In questo, dice, l’Italia è ancora molto indietro.

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