Occorre aprire le scuole a giugno per i più piccoli o rischiamo depressione. Parola di pedagogista

di Vincenzo Brancatisano

item-thumbnail

“L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione e il settore psichiatrico è già pronto a gettarsi su queste depressioni nascenti dopo che ha fatto scempio della scuola con la neuropsichiatrizzazione della scuola e voi sapete di cosa sto parlando”.

E ancora: “Se aspettiamo che le cose siano a posto, le scuole apriranno tra dieci anni. È molto pericoloso fare dei discorsi che consentono a chi vuol tenere gli alunni a casa di avere l’alibi per farlo”. Il pedagogista Daniele Novara è stato molto duro ieri pomeriggio nel suo intervento al seguitissimo (ovviamente a distanza) e riuscitissimo convegno intitolato La scuola sconfinata. Oltre l’emergenza, proposte per la città di Milano’ organizzato dal movimento ‘E Tu Da Che Parte Stai?’ che ha riunito attorno a tavoli tematici docenti, pedagogisti, medici, dirigenti scolastici, architetti, educatori.

La didattica a distanza è una necessità, non è una scelta, aveva spiegato Novara in un articolo di Alex Carlazzoli sul Fatto quotidiano: “Dobbiamo però porci una domanda: quale didattica a distanza stiamo facendo? Se si tratta di fare video-lezioni o incalzare gli alunni con i voti e le crocette è grottesco. Fare qualcosa di tradizionale in una scuola innovativa è impossibile. In questa fase bisogna dare degli stimoli agli alunni, non farli restare in ascolto davanti a uno schermo.

Non si può pretendere che un bambino o un ragazzo resti attento davanti allo schermo come in un’aula. Il “videonozionismo” è la morte di ogni pedagogia. Passare dalle lezioni frontali alle video- lezione online è una tortura. Il problema non è la tecnologia ma il modo con cui la si usa. Ciò che conta è il metodo: l’insegnante deve avere quello”. Secondo Novara – e torniamo al suo intervento al convegno di ieri – gli insegnanti devono stare molto attenti, poiché, ha detto,  “abbiamo una responsabilità come operatori del settore.

Non dare benzina a questi alibi. Proprio ieri sera mi è arrivata la notizia da un giornalista che le vere intenzioni ministeriali siano quelle di andare avanti con la didattica a distanza per tutto il 2020 mi son permesso di fare un appello in cui chiedo una cosa molto molto semplice che è quella di riaprire a giugno, come sta facendo l’Europa civile, gli asili nido e le scuole dell’infanzia, operazione assolutamente possibile, se lo si vuole fare, e adesso vi spiego le condizioni sanitarie pedagogiche di questa operazione che ormai conosciamo tutti, perché tutti conosciamo le condizioni che i pediatri e tutta la compagnia degli immunologi, virologi ci stanno dando.

Vi faccio l’elenco: riapriamo a giugno, che è una stagione calda, con la misurazione della temperatura ai bambini, dando le mascherine ai bambini dai quattro anni, lavorare a piccoli gruppi, anche con un tempo più limitato, usare gli spazi all’aperto e non solo per i pasti ma anche per i lettini –siamo in Italia, non in Scandinavia – lavarsi le mani, sanificare gli ambienti, e assoluta sicurezza però le educatrici”.

Sette punti, quelli indicati da Novara, che sono elencati nel suo appello che pubblichiam osotto, e che provengono proprio dall’ambiente medico-sanitario. Attenzione, però. Sempre lo stesso ambiente ci segnala che i bambini specialmente i più piccoli, quelli della fascia uno-sei anni non si ammalano come gli adulti, magari lo beccano il virus ma in maniera totalmente diversa, assolutamente non pericolosa. Non sono invenzioni di qualche pedagogista, come dire, entusiasta dei bambini, sono dati empirici e documentati da un punto di vista scientifico, quindi non si capisce perché dovremmo aver paura a rimettere assieme i bambini”.

Poi ha lanciato un monito: “ Attenzione – ha osservato – L’alternativa alle scuole e all’istruzione è la depressione e il settore psichiatrico è già pronto a gettarsi su queste depressioni nascenti dopo che ha fatto scempio della scuola con la neuropsichiatrizzazione della scuola e voi sapete di cosa sto parlando. E quindi mi permetto di dire che per educare ci vuole coraggio. Se non c’è coraggio c’è solo depressione, iperaccudimento e stress dei poveri genitori che non ce la fanno più, sono stremati, ma specialmente, signori, le scuole restano chiuse e il nostro futuro rischia davvero la compromissione”

L’appello di Daniele Novara
Appello di Daniele Novara, pedagogista e direttore CPP. 

Asili Nido e Scuole dell’Infanzia nuovamente aperti da giugno.
“L’Italia si accorge finalmente dei suoi bambini tenuti da due mesi in una costrizione casalinga forzata e con la prospettiva di restarci probabilmente fino a settembre. Riaprire ai bambini in maniera intelligente, pedagogica e sanitariamente sostenibile vuol dire evitare di seguire idee eccentriche e creare le giuste alleanze fra mondo della scuola, della pedagogia, dell’educazione e quello della salute, della medicina e della sanità.

Si tratta di avviare un processo graduale che, iniziando dall’estate, porti nel prossimo anno scolastico una maggior competenza organizzativa ed educativa nel gestire la riapertura dei centri per l’infanzia e di fatto anche delle scuole, specie quella Primaria. Colgo l’occasione per ribadire, come ho già fatto in molte situazioni pubbliche, quali sono le necessità inderogabili e urgenti dei nostri bambini piccoli, della fascia 1-7 anni. In sintesi:
Riaprire gli Asili Nido e le Scuole dell’Infanzia il più presto possibile, a partire dal mese di giugno e per tutto luglio, come già stanno opportunamente progettando alcuni Comuni e Regioni italiane.

La riapertura avviene sulla base della suddivisione in piccoli gruppi di bambini (il numero va definito a seconda dell’età, più sono piccoli più il numero è basso), usando gli spazi aperti disponibili in ogni istituzione educativa italiana preposta alla prima infanzia anche in considerazione del fatto che il clima del nostro Paese nei mesi di giugno e luglio è assolutamente adatto alla didattica en plein air. Questo tipo di soluzione non necessita di particolari interventi di restyling logistico in quanto le strutture all’aperto di questi centri educativi sono già sufficientemente articolate in zone protette dalla pioggia o dal sole e zone “sotto al cielo”. I pasti possono essere serviti nell’ambiente esterno. Lo stesso vale per i lettini della nanna pomeridiana. La fortuna di avere un clima mite va sfruttata per dare modo ai bambini e alle bambine di poter finalmente ritrovare un loro spazio organizzato, di gioco, di socialità in sicurezza e di gestione delle proprie autonomie, tutte funzioni che rischiano di subire una compromissione, se non un danno, nel momento in cui questa chiusura dovesse proseguire ulteriormente. La frequenza dei bambini, sempre in piccoli gruppi, può essere pensata non sulle 8 ore (come abitualmente avviene), ma con una durata più limitata che va dalle 3 alle 5 ore.

Sul piano della sicurezza sanitaria, i bambini possono disporre di mascherine già a partire dal compimento dei 4 anni. Se proposto adeguatamente, per loro può rappresentare un puro e semplice gioco, mettendo in conto, da parte adulta, che questo gioco potrebbe avere qualche inceppamento: sono bambini e una certa tolleranza è necessaria. Appare assolutamente legittima e necessaria la misurazione della temperatura corporea ai bambini che frequenteranno gli Asili Nido e le Scuole dell’Infanzia. Va detto che questa operazione sarebbe auspicabile, specie negli asili nido, anche a prescindere dalla presenza di questo virus, onde evitare che bambini palesemente ammalati possano diffondere contagi eccessivi fra i loro compagni. I bambini devono lavarsi le mani con regolarità durante la frequenza scolastica, anche questo può costituire un gioco, ben sappiamo quanto i bambini amino giocare con l’acqua, cogliamo l’occasione per educarli ad un corretto modo di lavarsi le mani. Educatrici ed educatori vanno tutelati in maniera adeguata.

Occorre che usino le mascherine da togliere solo in determinati momenti proprio per evitare un effetto di paura nei bambini (che rischiano di non riconoscere il viso dell’educatrice stessa) unitamente a tutti gli altri dispositivi igienico-sanitari attinenti il lavaggio delle mani e la sanificazione dell’ambiente, secondo i protocolli che seguono anche le aziende che hanno riaperto. Tutte le ricerche internazionali, ma specialmente quelle europee, hanno confermato la scarsa infettività dei bambini a questo virus (Si veda ad esempio: Pecoraro L., I bambini ai tempi del COVID-19.

Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica, 2020;34:2-3.) e, nel caso ciò avvenga, i bambini, a parte rarissimi casi di bimbi già ammalati di altre patologie, hanno manifestazioni sintomatiche più contenute di quelle degli adulti. La questione, ripetutamente avanzata, che i bambini sarebbero portatori sani, se non dei veri e propri untori involontari del mondo adulto, rappresenta un’idea senza conferme cliniche.

Ricordo anche l’importanza dei Centri Estivi sia per i bambini che per i ragazzi. Vanno predisposti rapidamente. Da giugno in poi devono essere operativi. Le regole sanitarie sono quelle note. Occorre piuttosto liberarsi dalle incertezze burocratiche, investire quanto serve e partire con coraggio. Riaprire ai bambini è una necessità imprescindibile ormai acquisita anche dall’opinione pubblica. Superare la trascuratezza subita dai più piccoli è un fatto di rispetto della loro vita, della loro crescita e anche del nostro futuro perché loro lo rappresentano da tutti i punti di vista”.

Versione stampabile
Argomenti:

soloformazione