Obbligo vaccinale, mentre il Governo chiede il parere del Cts si fanno classi da 51 alunni. Anief: Italia barzelletta d’Europa, a picco negli apprendimenti e il distanziamento rimane un miraggio

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Le prossime saranno ore decisive per l’emanazione del Decreto Covid: a breve si svolgeranno la cabina di regia dell’emergenza Covid e il Consiglio dei ministri. Le interlocuzioni e il lavoro sul nuovo decreto sarebbero ancora in corso, per valutare anche le nuove disposizioni sulla formulazione del green pass, che per viaggiare o partecipare a particolari eventi necessiterà della doppia dose di vaccino anti Covi19.

Il decreto sarà approvato subito per entrare in vigore il 26 luglio. Invece, la norma che regola l’eventuale obbligo vaccinale per la scuola non sarà inserita nel prossimo decreto legge: determinante sarà il parere del Cts. Anief rileva, tuttavia, che il Comitato Tecnico Scientifico si è già espresso dieci giorni fa: nel documento prodotto, gli esperti nominati dal Governo indicano sostanzialmente l’importanza di vaccinare il personale e gli studenti sopra i 12 anni, ma non l’obbligo, più l’importanza di “mantenere il distanziamento fisico tra le persone”.

Il Cts è stato già chiarissimo – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e non comprendiamo cosa altro debba indicare visto che sono passati pochi giorni da quel giudizio espresso sul ritorno a scuola: le condizioni epidemiologiche sono in via di peggioramento e siccome il Comitato tecnico scientifico non può di certo imporre le vaccinazioni obbligatorie, l’unica soluzione da adottare rimane quella di distanziare alunni e docenti. Per farlo, non ci stancheremo mai di ricordarlo, non servono regolamenti o pareri: occorre introdurre altre sedi scolastiche, andando a recuperare quelle smantellate negli ultimi 13 anni per via di una politica tutta incentrata sulla spending review sulla pelle degli alunni. I quali sono stati ammassati senza ritegno. È giusto di oggi la notizia di 51 alunni iscritti in una sola classe di un istituto romano: vogliamo sperare che si tratti di una boutade, perché rischiamo di diventare la barzelletta d’Europa. Mentre gli altri Paesi regolarizzano il numero di allievi e introducono limiti per evitare rischi pandemici e per migliorare la didattica, noi andiamo a picco negli apprendimenti, come registrato la scorsa settimana dalle prove Invalsi 2021, e perseveriamo non mantenere dei parametri di formazione delle classi da terzo mondo”.

Mentre il Cts viene chiamato ad esprimersi sull’obbligo vaccinale, come se dipendesse da tale organo e come non avesse già detto la sua, arriva dalla capitale la notizia di una classe composta da 51 studenti: sarà collocata nell’IIS «Via C. Emery 97» a Roma Nord, zona Saxa Rubra, e se non si prenderanno provvedimenti si realizzerà con 46 allievi più 5 diversamente abili: “più che «classe-pollaio» un’ammucchiata, se non si prenderanno provvedimenti alla svelta. E un’altra da 35”, scrive oggi Il Tempo.

 

La preside dell’istituto romano “ha informato la comunità scolastica che aspetterà fino domani la risposta dell’Ambito territoriale di Roma. Poi scriverà al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi: «Perché – afferma – è inconcepibile sentire in continuazione che si tornerà in presenza a settembre quando ci sono situazioni allucinanti. In questo modo ci costringono a fare la Dad». «Ho chiesto ovviamente lo sdoppiamento della classe: domani l’Atp dovrebbe darci risposta – ha detto la preside – anche perché non ho un organico raddoppiato, quindi il docente di italiano si troverà a correggere 46 compiti e via discorrendo. È improponibile”.

Sdoppiare la classe sarà inevitabile – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – ma il punto è un altro. Per quale motivo il Governo non ha toccato i parametri di formazione numerica minima di una classe previsti dal Dpr 81/2009, figlio del dimensionamento Tremonti-Gelmini, che fissa a 27 il numero minimo di studenti per classe e dà facoltà di realizzarne in casi eccezionali, come evidentemente quello dell’istituto romano di Saxa Rubra, anche classi-mostro da oltre 30 alunni? Perché il ministero dell’Istruzione continua a tacere su una composizione delle classi ottocentesca e che in tempo di pandemia si può tranquillamente annoverare come una minaccia alla salute delle persone e dei nostri giovani? Attendiamo risposte. E pure immediate, perché tra un mese e mezzo la scuola riprenderà in presenza. E in queste condizioni non è possibile”.

La precisazione dell’USR Lazio

Le classi delle scuole del Lazio sono formate nel rispetto della legge. Non c’è mai stata, perciò, e non ci sarà mai una classe con addirittura 51 studenti, come quella della quale si è occupata oggi la stampa. Quando capita che una classe superi la soglia di legge, ad es. per iscrizioni giunte tardivamente, viene sempre suddivisa in classi più piccole in tempo per l’inizio dell’anno scolastico. E così è stato anche nel caso apparso oggi sui media.

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