Obbligo vaccinale docenti e Ata, il preside D’Ambrosio: “Introdurlo in caso di necessità. I non vaccinati in altre mansioni? C’è un problema di privacy” [INTERVISTA]

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Obbligo vaccinale per docenti e personale Ata si o no? E’ il tema più caldo degli ultimi giorni che tiene banco a livello nazionale. Il Governo si è preso 7-10 giorni per decidere se introdurre o meno tale obbligo e in quali modalità.

Le reazioni da fronte sindacale, politico e scientifico non si contano ma la sensazione è che si voglia attendere ancora qualche giorno per comprendere prima di tutto quanti fra docenti e personale Ata davvero mancano all’appello: con l’interruzione della campagna AstraZeneca e corsia preferenziale per il personale scolastico, non possiamo realmente affermare con certezza che quel 15% indicato dalla struttura commissariale sia reale.

Molti docenti e lavoratori Ata avranno probabilmente effettuato il vaccino tramite open day o comunque prenotazioni al sistema nazionale come il resto delle categorie non definite prioritarie.

E’ chiaro che la questione vaccino è strettamente legata a quella ritorno a scuola in presenza che però non può dirsi esaurita: trasporti, distanziamento e sanificazione dell’aria sono temi altrettanto prioritari.

Obbligo? Si può introdurre. C’è una sentenza che può essere utile

Ne abbiamo parlato con Alfonso D’Ambrosio, dirigente scolastico dell’istituto comprensivo di Vo Euganeo.

A proposito dell‘obbligo vaccinale, secondo il dirigente scolastico, “per capire meglio questo fenomeno occorre fare una premessa importante. Ovvero, bisogna dare tempo per capire bene il fenomeno. In questo periodo dunque continuare a dire ai docenti e personale Ata, vaccinatevi. Fra due settimane inizierei a discutere sulla base dei numeri. Tutto ciò porta altre conseguenze. Ma una volta avuto il quadro reale e completo si potrà decidere“.

Sull’obbligo vaccinale – prosegue D’Ambrosio – c’è una sentenza della corte Costituzionale del 2018 in cui si spiega i casi in cui non si possono vaccinare alcune persone. Ma lo Stato deve informare sull’iter. E soprattutto l’obbligo di vaccinarsi è dettato da aspetti importanti e scatta in presenza del 95% del picco di pandemia. L’obbligo vaccinale può dunque essere introdotto in casi come questi in cui c’è la necessità di farlo“.

“L’altro aspetto è culturale” – continua il dirigente scolastico –C’è un grosso numero di insegnanti nivax, che esprime molta perplessità nei confronti dei vaccini. Questo fa riflettere perché a scuola chiediamo per i nostri studenti la cittadinanza digitale ma poi non la pratichiamo. Dovremmo insegnare a non seguire le fake news ma poi alla fine molti insegnanti stessi si lasciano sopraffare da queste notizie“.

Nel momento in cui il numero degli insegnanti non vaccinati superi il 5%, in base alla sentenza della Corte Costituzionale,  occorre chiedersi se ha senso l’obbligo o eventuali limitazioni. Secondo me l’obbligo vaccinale dovrebbe essere disciplinato per i lavoratori che si trovano in contatto con il pubblico“, aggiunge.

Altre mansioni per docenti non vaccinati? Problemi di privacy. E poi che gli fai fare?

Affidare il personale docente ad altre mansioni?Affidare il personale docente ad altre mansioni. Prima di tutto il problema è capire se in mancanza di uno stato vaccinale si può mandare il lavoratore per altre mansioni. C’è anche un discorso relativo alla privacy. Risulta chiaro che se gli insegnanti non saranno in cattedra a partire da settembre diciamo che tutti, i colleghi, il personale Ata e gli studenti, non faranno difficoltà a capire il motivo“.

Inoltre c’è poi c’è da capire: cosa fanno gli insegnanti spostati di mansioni? Magari il personale Ata riesci un po’ più facilmente a spostarlo di mansione. Ma un docente dove potrebbe andare?

E poi risulta impraticabile anche perché -prosegue – spostare di mansione migliaia di docenti lascerebbe cattedre scoperte. A quel punto si utilizzerebbe l’organico covid? Che nasce come organico aggiuntivo. Se va a sostituire quello che viene spostato cadrebbe il significato”, riflette il preside D’Ambrosio che aggiunge: “L’alternativa sarebbe metterli in Dad ma resta però una didattica di emergenza. Soluzione che dunque non mi vede d’accordo“.

A settembre tutto come prima

Infine per quanto riguarda il ritorno a scuola di settembre cosa dobbiamo aspettarci, togliendo la questione vaccinazione? “Sono abbastanza certo che la situazione di settembre-ottobre-novembre non sarà diversa da quello passato. Secondo me però c’è una cosa che a settembre non deve mancare. Con i fondi destinati alle scuole, ok il supporto psicologico ma soprattutto bisogna puntare su dispositivi per la sanificazione degli ambienti. Solo che di fronte ad un sistema di sanificazione c’è una competenza che normalmente un dirigente scolastico non ha. E dunque sarebbe il caso di fornire delle indicazioni specifiche per l’acquisto di tali dispositivi“.

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