Obbligo scuola infanzia, FISM: ecco perché la gratuità viene prima dell’obbligatorietà

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In risposta agli interventi sulla questione della obbligatorietà per le scuole dell’infanzia che ha visto la FISM – la Federazione Italiana Scuole Materne – chiedere di anteporre nei programmi elettorali la gratuità all’obbligatorietà, torna sul tema per conto della Federazione – cui fanno riferimento novemila realtà educative frequentate da quasi mezzo milione di bambini – il responsabile nazionale per le questioni giuridiche Stefano Giordano.

Lo fa con un intervento tecnico e politico, distinguendo subito i problemi degli ambiti 0-3 anni (asili nido) e 3-6 anni (scuole dell’infanzia facenti parte dell’unico sistema nazionale integrato di educazione ed istruzione). Precisa qui l’avvocato Giordano che circa l’offerta educativa per i nidi “la linea di finanziamento del PNNR risponde (con i tempi che saranno necessari) alla domanda di nuove edifici pubblici anche se non alle loro spese di gestione” (queste ultime potranno essere coperte attingendo agli incrementi riservati ai fondi di solidarietà comunali), mentre per le scuole dell’infanzia il discorso cambia.

“Nell’ambito 3-6 il sistema di finanziamento attuale prevede la gratuità per l’offerta pubblica in capo allo Stato e ai Comuni ma non per quella delle scuole paritarie. Dunque un terzo delle famiglie non dispone della gratuità riservata alle altre”, continua Giordano, indicando il punto che determina il corto circuito della proposta di obbligatorietà per la scuola d’infanzia. E continua: “Il sistema deve prima di tutto prevedere la gratuità dell’accesso per tutte le famiglie. A quel punto non si porrà nemmeno la questione della obbligatorietà”, considerando “i tassi di frequenza oltre la soglia del 90%” dei “territori che dispongono di avanzati sistemi (integrati) di offerta educativa e di istruzione”.

La nota di Giordano, che viene trasmessa ufficialmente alla riflessione delle forze politiche, non evoca spettri di “forme di educazione coatta e sovietizzata”, bensì esprime il timore che “la mancanza di gratuità e quindi di finanziamento di tutto il sistema di educazione ed istruzione come attualmente concepito possa significare la scommessa (folle perché prima di tutto economicamente insostenibile) dello Stato solo sulla sua offerta, mettendo da parte quella espressione di profonda e ricca sussidiarietà che le scuole d’infanzia paritarie non profit hanno rappresentano e continuano a testimoniare”.

La soluzione? Per Giordano “è già stata improntata nelle due ultime leggi di bilancio”. Si tratta di “superare il concetto di costo storico in termini di investimenti sul segmento 3-6 e di passare a quello del raggiungimento dei fabbisogni standard, superando il forte divario nord-sud e centro-periferia e puntando all’approvazione dei livelli essenziali delle prestazioni in campo di educazione ed istruzione anche per il segmento 3-6”. Una questione che si fa più urgente davanti ai dati Istat sul crollo demografico ed esige una forte politica familiare attuando le previsioni di delega normativa in materia di servizi educativi contenute nel cd. Family Act.” Se, unitamente a quanto detto, si approvano i livelli essenziali delle prestazioni e si finanzia l’intero sistema 0-6 e lo Stato si convenziona con le scuole paritarie d’infanzia no profit che sono già parte dell’offerta pubblica, si approda ad un sistema di accoglienza dei minori che non avrebbe pari in Europa” conclude Giordano.

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