Obbligo scolastico 3-18 anni: sei d’accordo con la proposta del PD? [VOTA IL SONDAGGIO]

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Fra i punti centrali del programma elettorale del partito democratico, c’è la scuola. E l’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni rappresenta uno dei temi portanti. Un tema che fa discutere e che ha visto prese di posizione negative da parte di altre forze politiche in campo.

Sono rimasto colpito dal fatto che la platea non abbia apprezzato la proposta che ho fatto e che rilancio da qui: la proposta che l’Italia cambi il suo sistema di obbligo scolastico e lo estenda. Dobbiamo avere un obbligo scolastico che dia più copertura, come capita in tutti gli altri Paesi Europei“, ha detto Enrico Letta, segretario del PD.

Nel programma del PD, infatti, a proposito dell’obbligo scolastico dalla scuola dell’infanzia, si legge: “in Italia, un bambino su dieci non frequenta la scuola dell’infanzia (3-5 anni) e meno di uno su tre – con accentuate differenze territoriali – accede al nido. In questo modo, già in tenerissima età, si creano le prime odiose diseguaglianze nell’accesso a un sistema educativo di qualità e a un’alimentazione sana. Intendiamo quindi superare queste discriminazioni, rendendo gratuita e obbligatoria la scuola dell’infanzia nell’ambito del sistema integrato esistente e incrementarne il fondo nazionale, per garantire la progressiva gratuità dei servizi educativi 0-3 anni per i nuclei familiari a basso ISEE, con particolare attenzione all’offerta formativa nel Sud del Paese. Così vogliamo favorire l’uguaglianza già nei primi passi del percorso scolastico, assicurando per tutte e tutti pari opportunità di cura, relazione e gioco”.

Ecco perchè Orizzonte Scuola chiede ai suoi utenti, tramite un sondaggio online, se la proposta del partito democratico possa essere valida o meno

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Come anticipato, il tema ha scatenato un vero e proprio dibattito fra le forze politiche: Matteo Salvini, leader della Lega, nell’affrontare la questione, ha sottolineato in un comizio a Giulianova i fischi di Cl: “Sulla scuola Letta ha idee geniali”.

Sempre dalla Lega, duro attacco di Rossano Sasso, attuale sottosegretario all’Istruzione: “l’estensione dell’obbligo scolastico dai 3 anni fino alla maturità, avanzata da Enrico Letta forse per compiacere gli alleati che hanno tanta nostalgia dell’Unione Sovietica, non ha raccolto altro se non fischi, mugugni, esclamazioni di contrariato stupore. D’altronde è naturale che chi si è blindato da decenni nei palazzi del potere non sia più in grado di interpretare i reali bisogni delle persone. Chi invece è abituato a fare politica nelle piazze, in mezzo alla gente sa benissimo quali sono le risposte da dare alle famiglie”.

In realtà gli attacchi più importanti arrivano da altri fronti. Carlo Calenda, leader di Azione alleata di Italia Viva di Matteo Renzi, nel corso di una video intervista al sito di Repubblica così si è espresso: “Letta ha detto una cosa che non si può sentire. L’obbligo fino ai 18 anni sta nel nostro programma, ma essere costretti a mandare i nostri figli a scuola dalla materna non si può sentire“.

Ma ancora più dettagliato il no di Azione si rintraccia nelle parole di Mara Carfagna, ministra per il Sud nel governo in carica: “L’idea dell’asilo obbligatorio non solo è in perfetto stile sovietico, ma anche fuori dalla realtà. Lo sa il segretario del Pd che l’offerta di nidi e asili in molti comuni del Sud non arriva al 15 per cento dei bambini residenti? Lo sa che al Sud oltre il 60 per cento delle madri non è occupata né può esserlo per mancanza di asili?“.

Secondo la ministra, infatti, l’unica operazione pensata a favore di bambini e genitori è quella “realizzata con gli investimenti del Piano nazionale di resilienza e ripresa e con la definizione dei livelli essenziali di prestazione. Oggi ci sono le risorse per portare l’offerta di nidi in ogni singolo comune italiano a 33 posti ogni 100 bambini entro il 2027. Il Pnrr paga i mattoni, l’ultima Legge di bilancio stanzia i fondi per maestre e personale“.

Sono favorevole all’estensione dell’obbligo scolastico fino a 18 anni. Così si fa in molti Paesi esteri. Se dobbiamo garantire un livello minimo ai nostri studenti dobbiamo guardare a cosa si fa intorno a noi e 18 anni è un compromesso accettabile per la scuola” ha sottolineato durante il suo intervento a Sky TG24, il numero uno di ANP, Antonello Giannelli.

Il problema – ha proseguito Giannelli – è semmai che il titolo di studio che si consegue effettivamente porti a un aumento di competenze e sappiamo che ci sono forti criticità da questo punto di vista. Bisogna sicuramente intervenire sulla didattica, quella tramissiva che andava bene 100 o 50 anni fa oggi va assolutamente rivista, anche in questo caso, come si fa in tanti paesi esteri”.

L’ingresso a scuola in un’età sempre più bassa, in verità, scrive La Repubblica, è un percorso comune all’Unione europea. L’inizio ai 3 anni è previsto nell’Ungheria di Orbán e nella Francia di Macron. La soglia di ingresso fissata a 4 anni è prevista in Irlanda del Nord (alla primaria), Lussemburgo e Grecia. Si parte a 5 anni in Inghiltera (primaria), Olanda, Austria, Bulgaria e Repubblica Ceca. 

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