Obbligo green pass, Pacifico (Anief): discriminatorio e inutile, potrebbe far peggiorare i dati. Non è l’imposizione a salvare la scuola in presenza. INTERVISTA

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Sottoscritto il protocollo di sicurezza per la ripartenza della scuola in presenza a settembre. L’Anief non firma: la ragione è soprattutto l’obbligo del possesso del green pass per il personale scolastico dal 1° settembre al 31 dicembre 2021, una norma che Marcello Pacifico, leader del sindacato, definisce “discriminatoria”, andando “contro il Regolamento comunitario 953/2021”.

Perché l’Anief ha deciso di non firmare il protocollo di sicurezza?

La principale ragione riguarda il fatto che avevamo chiesto di fare applicare le norme anti Covid al 5 agosto, quando è iniziata la trattativa, prima dell’entrata in vigore del decreto legge 111 del 6 agosto, quando non era previsto ancora l’obbligo del green pass.

La principale ragione della non sottoscrizione è quindi l’obbligo del green pass?

Sì, riteniamo che l’obbligo sia illegittimo. Certamente è discriminatorio nella misura in cui va contro il regolamento 953 del 2021 e ai sensi del quale il green pass è stato adottato per gli spostamenti per l’estero. Il Regolamento europeo spiega chiaramente che non può essere messo l’obbligo e non si possono discriminare i cittadini dell’Unione europea in base alla vaccinazione e al possesso del green pass. Vogliamo notificare il ricorso al Tar Lazio avverso tutti i provvedimenti amministrativi applicativi dell’obbligo: abbiamo aperto le adesioni. L’obbligo che porta tra l’altro non solo alla sospensione dello stipendio ma anche alle multe da 400 a 1000 euro: anche questo per noi è illegittimo.

Contestualmente andremo al tribunale di Roma con un ricorso collettivo dove chiederemo un risarcimento per i singoli. E poi chiederemo un’ordinanza urgente per cancellare questa norma perché qualsiasi cosa in contrasto con il regolamento comunitario è ritenuto nullo. Un po’ come avvenuto in Spagna per i ricorsi avverso il green pass introdotto per gli spostamenti.

Più di 110 mila firme alla vostra petizione, segno che l’obbligo non convince il personale scolastico?

Oltre un milione di visualizzazioni. Ciò che ci ha colpito è il fatto che molti hanno finanziato la campagna di diffusione della petizione in maniera autonoma: è segno che la maggior parte del personale della scuola reputa questa norma discriminatoria e punitiva, ma soprattutto inutile. A fronte dei 10 milioni di italiani, di cui 8 milioni e mezzo di studenti, un milione e mezzo di personale non è l’imposizione di un obbligo vaccinale che salva la lezione in presenza. Anzi, si potrebbe alimentare la convinzione che chi ha il vaccino è immune dal virus e non lo può diffondere, questo farà peggiorare i nostri dati.

Per non parlare poi degli studenti universitari, anch’essi obbligati al green pass e per i quali è prevista la sanzione. A fine agosto ci sarà una riunione con il ministro Messa per vedere come si dovrà applicare la norma.

E poi tornando alla scuola, anche i dirigenti scolastici hanno l’obbligo del green pass: se un dirigente non lo ha, chi lo sanziona? Sarà un quesito che porremo.

Una norma che non piace a chi non ha fatto il vaccino ma anche a coloro che sono già vaccinati

Io per primo ho fatto entrambe le dosi, come organizzazione sindacale abbiamo promosso e sponsorizzato la vaccinazione. Ma qui il problema è capire le ragioni di legittimità di un’imposizione e di una sanzione rispetto all’imposizione. Oggi l’obbligo è inutile, dannoso, discriminatorio, e quindi va combattuto sia dal personale vaccinato che da quello non vaccinato perché la scuola è la scuola dei diritti. Se il governo ritiene che il vaccino sia lo strumento necessario per la guerra contro il Covid, lo renda obbligatorio per legge. Nessun Paese lo ha fatto, l’Italia potrebbe essere il primo, ma dubito che la Corte costituzionale possa mettere l’obbligatorietà del vaccino in questo momento.

Oltre all’obbligo del green pass, ci sono altre ragioni per cui non avete sottoscritto il protocollo?

I riferimenti al dimensionamento scolastico sono vaghi. Da un anno le parti si erano impegnate ad aprire un tavolo per rivedere i criteri del dimensionamento introdotti dal Dpr 81 del 2009 a seguito delle legge 133 del 2008, eppure nessuno ci ha mai convocati. Dopo un anno le classi sono come le abbiamo trovate l’anno scorso, con lo stesso numero di studenti per classe. I presidi già lo scorso anno si lamentavano che non avrebbero potuto far lezione in presenza.

L’organico Covid è dimezzato: 44 mila in totale, 22 mila docenti e 22 mila ATA. In più il personale docente verrà utilizzato per recuperare gli apprendimento. C’è una retromarcia sull’utilizzo dell’organico Covid, il fine dell’organico Covid era sdoppiare le classi.

L’unico intervento del ministro riguarda le classi over 27 alunni ma che sono poche. Il problema abbiamo ribadito, non è l’attuale numero di alunni per classe ma il numero di alunni in base alla metratura delle aule. Quando si fanno lezioni al chiuso bisogna rispettare la normativa anti Covid: la scienza ci dice che per più di un’ora in uno spazio chiuso di 30 m quadrati più di 15 persone non ci devono stare. Anche su questo non è arrivata nessuna certezza. Le scuole non possono riaprire in sicurezza.

E poi sui tamponi: non si possono fare i test salivari. Non c’è nessun miglioramento neanche su questo. Ancora più grave è il fatto che non si sia voluto chiarire come si devono fare questi tamponi: si è demandato un nuovo peso alle scuole, che dovranno verificare chi non ha il green pass e offrire il servizio tamponi, ma non si sa ancora come.

Se c’erano 400 milioni di risorse, li avremmo spesi per sdoppiare le classi, piuttosto che i 142 che hanno messo, invece che chiamare i supplenti per il personale a cui viene sospeso lo stipendio.
Sono tutte considerazioni che ci hanno portato a non sottoscrivere l’accordo. Noi denunceremo il protocollo nei tribunali, insieme a ogni atto che sarà adottato per rendere obbligatorio il green pass senza sdoppiare le classi.
Abbiamo lanciato un’altra petizione, che si trasformerà in class action, per costringere il governo a garantire classi in sicurezza al tempo del Covid. Vogliamo la scuola in sicurezza, e la sicurezza non si fa con il green pass obbligatorio ma sdoppiando le classi.

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