Obbligo giuramento dipendenti pubblici, CUB: non ha senso

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Per la CUB Scuola Università Ricerca Cosimo Scarinzi – Il disegno di legge “Deleghe al Governo per il miglioramento della pubblica amministrazione” di cui è latrice il Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno e che, oltre a prevedere la reintroduzione del giuramento di fedeltà alle leggi per i docenti, imporrebbe, se approvato, anche la rilevazione delle impronte digitali per gli operatori scolastici, si propone, con ogni evidenza:

un rafforzamento del potere della gerarchia scolastica,

il rilancio del tradizionale somaro da combattimento di tutti gli avversari della scuola pubblica e cioè l’ideologia meritocratica,

un rafforzamento dell’attuale deriva aziendalista.

Un programma contro il quale i lavoratori e le lavoratrici della scuola si sono battuti e che sarà oggetto delle prossime mobilitazioni.

La scelta di tentare di reintrodurre un giuramento, abrogato nel 2001 per tutto il pubblico impiego, e nel 1981 per i docenti anche grazie a una mobilitazione generosa di colleghi generosi come l’anarchico Sandro Galli che rifiutò quest’atto di asservimento che ricordava quello analogo imposto dal regime fascista, sino al punto di perdere il lavoro, ha un evidente valore simbolico per chi lo propone.

Un giuramento che non ha alcun senso logico visto che il rispetto delle leggi, condivisibili o meno che siano, non è un atto di fede, è comunque un gesto che ribadisce uno stato di sottomissione.

È, insomma, un simbolo di una deriva autoritaria e stupida, e la stupidità è il più forte fattore favorevole all’autoritarismo, contro la quale è necessaria la massima attenzione e, soprattutto, mobilitazione.

Contro l’assieme del decreto legge e contro l’obbligo del giuramento la CUB Scuola Università Ricerca ritiene necessaria una mobilitazione ampia, unitaria e radicale sin dall’inizio del prossimo anno scolastico.

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