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Obbligo collocamento a riposo e pensione a 65 anni, in quali casi e perchè

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Il collocamento a riposo d’ufficio non è una scelta della pubblica amministrazione ma un obbligo imposto dalla Legge.

Non sempre il collocamento a riposo d’ufficio è accettato molto bene dai dipendenti pubblici. Mentre nel settore privato, quindi, c’è una corsa al pensionamento anticipato, nel pubblico impiego si tende a voler rimanere in servizio il più a lungo possibile. Ovviamente non sempre accade, ma ci capita spesso di rispondere a lettori che ci chiedono come permanere in servizio più del previsto.

Oggi rispondiamo alla domanda di un nostro lettore che scrive:

Buongiorno,

ho 65 anni compiuti e oltre 43 anni di servizio con la pubblica Amministrazione in dipendenza da più enti, ultima la scuola. Vorrei informazioni sull’obbligatorietà del pensionamento d’ufficio in conseguenza del limite ordinamentale. Perché il dipendente che lo desideri non può continuare a lavorare, visto che non ha compiuto i 67 anni e che ci sarà anche un bonus per chi decide di rimanere? Non sono in conflitto questi aspetti? E il dipendente obbligato alla cessazione non viene leso anche dal punto di vista economico? Il mio caso di anni maturati presso diverse amministrazioni costituisce una deroga al pensionamento d’ufficio? Esistono altre deroghe? E se sì, come ci si deve comportare?

Collocamento a riposo e pensione

Il bonus a cui lei si riferisce non è applicabile al dipendente che ha raggiunto i 65 anni e il diritto alla pensione anticipata. Possono utilizzarlo solo coloro che, pur avendo raggiunto i requisiti per la quota 103 vogliono permanere in servizio fino a quando possono. Ovvero fino a quando non saranno collocati a riposo d’ufficio.

Purtroppo non vi sono deroghe al pensionamento del dipendente che al compimento dei 65 anni ha raggiunto il diritto alla pensione anticipata avendo maturato i 42 anni e 10 mesi di contributi se uomo e 41 anni e 10 mesi di contributi se donna.

A prevederlo è la riforma della pubblica amministrazione del 2014 che ha cancellato quasi del tutto il trattenimento in servizio, tranne rari casi (per chi al raggiungimento dei 67 anni non ha raggiunto diritto alla pensione di vecchiaia). Introducendo, al tempo stesso, l’obbligo di collocamento a riposo per i dipendenti che:

  • raggiungono i 67 anni con diritto alla pensione di vecchiaia;
  • raggiungono i 65 anni con diritto alla pensione anticipata raggiunto.

E non si tratta di una scelta dell’amministrazione stessa, ma di un obbligo imposto dalla Legge. E l’aver maturato i contributi in diverse amministrazioni non costituisce una deroga a questo obbligo. Poichè anche se il dipendente ha maturato i contributi necessari tra lavoro pubblico e privato è collocato, in ogni caso, a riposo d’ufficio.

 

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