Obbligare alla didattica a distanza al 75% significa rubare conoscenza e futuro a migliaia di studenti italiani. Lettera

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Prof. Alberto Delucis – La vergogna è servita: lo Stato ha buttato via 8 mesi in cui avrebbe dovuto trovare soluzioni per permettere agli studenti di raggiungere le scuole in sicurezza ma evidentemente si è accorto che in pochi possano andarci con il famigerato monopattino elettrico! Eppure ci sarebbe stato il tempo per prendere tutte le contromisure del caso: coinvolgere i privati con cui le scuole già collaborano da anni per le uscite didattiche, le società sportive e in ultimo, se necessario, ricorrere ai mezzi di protezione civile, esercito e forze dell’ordine.

Come spesso però accade in Italia, per le “menti eccelse” che purtroppo ci governano, è molto più semplice calpestare i diritti Costituzionali anziché trovare soluzioni ai problemi. Quindi dopo i

colpi ai diritti di assemblea, di libera circolazione e di impresa, ecco nuovamente il Governo accanirsi contro il diritto all’istruzione degli studenti.

Obbligare infatti alla didattica a distanza al 75% significa rubare conoscenza e futuro a migliaia di studenti italiani. La DAD infatti, nonostante venga accreditata (da alcuni miopi) di efficacia assimilabile alla più arcaica didattica in presenza, risulta alla luce dei fatti quanto di più esclusivo e classista si possa immaginare.

Non è infatti sufficiente che le istituzioni forniscano a tutti gli alunni un PC e una connessione, le situazioni di difficoltà sociale vanno ben oltre a questi due aspetti che, seppur fondamentali, risultano non sufficienti a colmare alcune differenze sostanziali tra studenti. Molti alunni non dispongono di spazi casalinghi che possano essere dedicati esclusivamente alla loro concentrazione e allo studio, privarli della possibilità di andare a scuola, che per le misure ad oggi approntate risulta certamente un luogo sicuro , significa porli in una situazione di grave disagio che si ripercuoterà sul loro percorso di crescita.

Spero si giunga presto a una mobilitazione di studenti e docenti al fine di ripristinare il diritto all’istruzione, che troppo spesso viene calpestato e sacrificato sull’altare dell’incapacità e dell’inadeguatezza della classe politica.

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