Nuovo reclutamento docenti, tempi strettissimi per avere la riforma entro l’anno. Si profila una nuova strada: un decreto scuola nel 2022

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C’è attesa per la riforma del reclutamento su cui Patrizio Bianchi punta per ridisegnare il nuovo percorso che dovranno intraprendere i giovani dei prossimi anni che vorranno diventare insegnanti. L’ipotesi al momento più accreditata è quella di far confluire la riforma in un decreto di fine anno. Ma i tempi sono strettissimi. Ecco allora che spunta l’ipotesi di un decreto scuola da avviare i primi mesi del 2022.

Sappiamo che il reclutamento è una delle riforme connesse al Pnrr. Fino ad oggi la strada delle ipotesi più battuta per far prendere forma al nuovo percorso è stata quella di un decreto di fine anno in cui far convergere diverse riforme sulla scuola, compresa quella del reclutamento.

Tuttavia, non si può ignorare che al 6 dicembre non abbiamo ancora notizie certe sulla tempistica e soprattutto, appare difficile ipotizzare che, con la massima attenzione riposta dalle forze politiche alla manovra, si avrà il tempo di pensare ad un altro decreto.

Ecco allora che spunta un’altra ipotesi, che rappresenterebbe un’alternativa percorribile: un decreto scuola ad hoc, dove inserire proprio la riforma del reclutamento.

Un indizio in tal senso potrebbe arrivare anche da un recente post su Facebook del senatore della Lega Mario Pittoni: “Si va verso un tavolo specifico per la scuola. Speriamo non serva solo a prendere tempo col rischio che decisioni importanti arrivino troppo tardi…

Abbiamo già dato nelle settimane scorse alcune anticipazioni: per diventare insegnante nei prossimi anni bisognerà abilitarsi, ovvero si dovranno acquisire 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio, per dare un “primo assaggio” pratico alla professione docente.

Lauree abilitanti per tutti coloro che vogliono accedere alla professione docente

Questo vuol dire, in parole povere, che chi frequenta l’università per diventare insegnante dovrà acquisire obbligatoriamente questi crediti. E a ben vedere, questo strada sarebbe una sorta di continuazione del progetto delle lauree abilitanti nelle professioni sanitarie, recentemente approvato dal Parlamento.

Per la scuola secondaria significherebbe dare un percorso già indirizzato verso la docenza, sulla falsariga di quanto avviene con la scuola primaria e dell’infanzia, dove per accedere ormai è necessario avere la laurea in scienze della formazione primaria, che è già titolo abilitante per accedere ai concorsi o iscriversi in graduatoria.

In seguito, chi avrà ottenuto l’abilitazione con i 60 crediti potrà accedere ad un concorso semplificato, anche nell’ottica della riforma dei concorsi pubblici voluti dal Ministro della Pubblica amministrazione Brunetta.

Un concorso che dovrebbe essere strutturato con una sola prova scritta a risposte chiuse.

Chi supera il concorso passerà all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. Se questa risulterà essere positiva si avrà la conferma in ruolo.

Capitolo precari

Quello che per il momento appare un rebus è la soluzione per i docenti precari: secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, per i supplenti con servizio alle spalle, in tema di abilitazione, si parla di uno sconto di crediti, ovvero si eliminerebbe il tirocinio, andando a raggiungere in totale dunque 36 crediti.

INFOGRAFICA

 

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