Nuovo Ministro dell’Istruzione, dovrà necessariamente provenire dalla scuola?

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Tecnico, politico, universitario, ma in molti ritengono che il prossimo Ministro dell’Istruzione debba provenire dalla scuola: un docente o dirigente scolastico. Ma è davvero un requisito necessario?

Patrizio Bianchi, Antonella Polimeni, Cristina Messa, Antonio Malaschini. Sono i nomi che insistentemente negli ultimi giorni vengono accostati alla poltrona di Viale Trastevere: il nuovo Ministro dell’Istruzione dovrà mettere mano subito a moltissimi temi centrali che riguardano la scuola: la maturità 2021, il reclutamento, i fondi del Recovery Plan.

Se per gli altri ministeri, quanto meno alcuni, le chances di vedere un politico esistono, per il Ministero dell’Istruzione sembra proprio che dovrà accomodarsi un “tecnico”.

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In occasione della formazione di un nuovo esecutivo, per l’istruzione ci si pone sempre la stessa domanda: il nuovo Ministro dovrà necessariamente provenire dalla scuola? Dovrà essere un dirigente scolastico o un’insegnante, a guidare la scuola italiana? A vedere i profili designati fino a questo momento, la risposta è no: Patrizio Bianchi, in pole position rispetto agli altri candidati, è un docente universitario presso l’Università di Ferrara. Come “esperienza di scuola” c’è  la nomina a cooordinatore della task force ministeriale, formata dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina per la gestione della ripartenza scolastica nell’ambito della pandemia di Covid-19. Ma nulla più.

Dall’Università provengono invece Antonella Polimeni Cristina Messa: la prima è un medico, attuale rettrice dell’Università La Sapienza di Roma. Messa, invece, docente di Medicina Molecolare, già rettrice dell’Università Milano Bicocca. Malaschini, invece, ha tutt’altro profilo: avvocato, è stato sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento del Governo Monti. In precedenza è stato Segretario Generale del Senato e Consigliere di Stato.

E i commenti di moltissimi docenti proprio in questi giorni in merito a questi profili, sono stati per lo più orientati alla “classica richiesta”, ovvero: “Dateci un Ministro che conosca la scuola perchè la vive o l’ha vissuta”.

Qualcuno dice: “Sarebbe auspicabile un dirigente scolastico con esperienza per guidare la scuola“. Altri chiedono “un insegnante che conosca bene le pene del precariato ma soprattutto la vita quotidiana, il rapporto con gli alunni“.

In realtà, la storia recente, ha mostrato una scelta frequente di “universitari” prestati alla scuola: pensiamo a Stefania Giannini, la madre della buona scuola ad esempio. O Lorenzo Fioramonti, il Ministro dimissionario nel 2019. C’è da dire che in entrambi i casi, il Ministero era dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, quindi poteva anche far parte della logica delle cose la scelta di un profilo universitario a Viale Trastevere. Lo scorso anno, però, si è deciso di scorporare i due dicasteri: il Ministero dell’Istruzione guidato da Lucia Azzolina e il Ministero dell’Università guidato da Gaetano Manfredi. Al momento, non si capisce quale sia l’orientamento di Mario Draghi, se tenere distinte le due aree oppure riunificarle: in quest’ultimo caso potrebbe non sorprendere che la scelta possa ricadere su uno dei quattro candidati finora elencati.

Viceversa, in molti vorrebbero una personalità che provenga dalla scuola a guidare il Ministero dell’Istruzione, anche se non tutti, ovviamente. Ovvero: non deve essere un requisito necessario.

Ad esempio, secondo Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, “a Viale Trastevere ci dovrebbe essere secondo me una persona di alta autorevolezza sia nei confronti degli altri ministeri e soprattuto nei confronti del MEF. Una figura che deve avere peso quando si tratta di attuare scelte strategiche. Se si guarda al nostro settore, con la specificità della propria esperienza, sarebbe solo una visione unilaterale. Nella scuola non c’è l’io, c’è il noi. Serve una visione di carattere generale”.

Per il collega Pino Turi, segretario Uil Scuola, invece, “Un ministro che abbia a cuore la libertà, la democrazia e la partecipazione, che rilanci la laicità della scuola nel novero delle funzioni indispensabili dello Stato, superando definitivamente le derive del servizio a domanda in cui i modelli neo liberisti vorrebbero relegarla”.

Universitario, politico o tecnico che sia, concordano tutti a pensare che chi siederà a Viale Trastevere dovrà portare avanti una politica scolastica che possa traghettare l’istruzione oltre la pandemia che stiamo vivendo e gettare le basi per il futuro.

Una ultima considerazione: è vero che in molti, soprattutto fra gli operatori scolastici, specie insegnanti, chiedono a gran voce un collega o comunque una personalità che “mastichi” la scuola da anni. Ricordiamo però che Lucia Azzolina, Ministra uscente, è professoressa di scuola superiore ed ha partecipato al concorso per dirigente scolastico (inserita fra gli idonei).

 

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