Nuovo esame di Stato. Agli studenti non dispiace, ma occorre valutare le competenze

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La riforma della maturità, ancora sotto forma di bozza, non dispiace agli studenti, anche se, spiegano, “sono tanti i nodi da sciogliere”, come spiega oggi la Rete, facendo riferimento a quanto anticipato da Repubblica.
I cambiamenti non arriveranno prima del 2018.

Giammarco Manfreda, coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, considera “positiva la valorizzazione del percorso scolastico e l’inserimento del curriculum dello studente ai fini della definizione del voto di maturità, storicamente infatti la nostra Organizzazione ha sostenuto l’importanza di una valutazione diacronica. Rispetto alla
questione delle diseguaglianze tra Nord e Sud, non si può, a nostro avviso, rispondere inserendo un test invalsi dallo scopo ancora controverso. Bisogna intervenire per appianare una disomogeneità reale nei percorsi di istruzione con misure realmente risolutive e non con interventi mirati esclusivamente ad evidenziare il problema. L’obiettivo deve essere quello di migliorare strutturalmente il sistema valutativo italiano, fortemente classista e selettivo, che non considera le individualità e le competenze ma troppo spesso le singole conoscenze. Crediamo, infine, che la discussione rispetto agli esami di stato e più in generale alla valutazione non possa ridursi a questo tipo di proposte ma necessita un ripensamento
complessivo che possa rimettere al centro l’apprendimento”.
“Chiediamo che venga aperta una consultazione con le Organizzazione Studentesche in merito, non possiamo più permettere che i processi legislativi che incidono direttamente sulla vita degli studenti all’interno delle scuole, vengano portati avanti senza un reale confronto”, conclude Manfreda.

Le indiscrezioni che finora sono circolate, ricorda il sito Skuola.net, arrivano in seguito a un incontro preliminare delle organizzazioni sindacali con la dirigenza Miur e poi riportate in una newsletter della Cisl
Secondo il sito, sarebbe eliminata la terza prova della maturità; diminuendo il numero degli scritti, aumenterebbe il loro punteggio: ogni scritto varrebbe un massimo di 20 punti (anziché i 15 attuali). Di conseguenza, si alzerebbero anche i punti di credito che è possibile accumulare dal triennio delle superiori in base alla propria media scolastica. Stando alle ipotesi, i crediti formativi passerebbero dai 25 attuali a 40.
Forse si dirà addio anche alla tesina. Il colloquio orale, uno dei momenti più terrificanti per i maturandi, potrebbe non partire più da un elaborato, ma da una serie di documenti e testi forniti dalla commissione. Un’altra novità importante riguarda l’alternanza scuola lavoro. Secondo la bozza in questione,in sede d’esame verrebbe richiesto ai maturandi di
portare anche un progetto relativo proprio all’alternanza, che concorrerebbe poi alla formazione del punteggio di maturità.

Per i commissari di maturità ancora si deve scegliere la strada da intraprendere. Per ora le ipotesi al vaglio più accreditate sarebbero due: pensare una commissione di maturità composta da soli commissari interni e un presidente esterno, o lasciare la commissione così com’è attualmente (3 interni, 3 esterni e un presidente esterno).

Anche i ragazzi di quinta superiore, spiega Skuola.net, potrebbero dover affrontare la prova Invalsi, ma in un momento antecedente all’esame. Tre materie finora prefigurate per l’Invalsi di quinta: italiano, matematica e inglese, il tutto svolto al pc. Il risultato non peserà sul voto d’esame, ma sarà riportato su una scheda che affiancherà la pagella.

Cambiamenti in vista anche per l’esame di terza media.
Si sta discutendo su una notevole semplificazione: le prove diventerebbero solamente due più il colloquio orale. La prova Invalsi non dovrebbe sparire, ma non sarà più sostenuta in sede d’esame come avvenuto finora. Il test infatti verrebbe svolto precedentemente e non concorrerebbe alla formazione del voto d’esame, ma il suo risultato verrebbe comunque riportato in una scheda consegnata insieme alla pagella. La prova Invalsi di terza media non verterebbe più solamente su italiano e matematica, ma anche su inglese.

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